Beppe Pisanu aveva alle spalle una solida esperienza da parlamentare democristiano. Nel 1994 era stato eletto nel Ccd di Pierferdinando Casini, ma subito dopo aveva aderito in Forza Italia, scalando rapidamente molte posizioni e diventando in pochissimo tempo uno dei collaboratori più ascoltati di Silvio Berlusconi (negli anni successivi sarà ministro dell'Interno). Intorno alle 23 di mercoledì 25 ottobre (anno domini 1995) Pisanu viene avvertito che al Comune di Frosinone sta succedendo qualcosa di strano.

Alcuni consiglieri comunali eletti in Forza Italia e nel centrodestra hanno firmato le dimissioni di massa per far cadere il sindaco Paolo Fanelli. L'operazione politica è stata condotta dall'allora deputato degli "azzurri" Riccardo Mastrangeli, in rotta con Fanelli. Dopo esserne stato il massimo sponsor e dopo averlo candidato. Ma il feeling politico è durato meno di una normale luna di miele. Fatto sta che si è arrivati al punto di non ritorno. Poche ore prima, intorno alle 21, Riccardo Mastrangeli aveva consegnato le firme dei consiglieri di centrodestra al leader del Psdi Gian Franco Schietroma (sconfitto da Fanelli al ballottaggio). Schietroma si è assunto il compito di unire le firme dei consiglieri di opposizione a quelle della maggioranza. Il mattino dopo le dimissioni di massa sarebbero state protocollate presso la segreteria del Comune. E poi tutti a casa.

Ma il punto è che Paolo Fanelli è un sindaco di area (figlio peraltro di un mostro sacro come Cesare Augusto Fanelli) e in quel momento Forza Italia non può permettersi di sfiduciarlo in quel modo. Beppe Pisanu è uno abituato a prendere decisioni rapidamente. Informa direttamente Silvio Berlusconi. Il "blitz" viene portato a termine in pochi minuti. Prima Pisanu e poi Berlusconi telefonano a Riccardo Mastrangeli. Il senso è chiaro: "Questa sfiducia non s'ha da fare". La leggenda narra che il Cavaliere si sia congedato con il celebre "Mi consenta". Ma il tempo non c'è e anzi potrebbe già essere tardi. Perché se le firme sono state raccolte, allora Gian Franco Schietroma deve solo protocollare l'atto. Sono le 2 del mattino di giovedì 26 ottobre quando Riccardo Mastrangeli si reca personalmente a piazza Cairoli, dove c'è lo storico quartier generale del Partito Socialdemocratico. Una specie di "tempio", da dove Dante Schietroma ha pilotato la politica nazionale oltre che locale per decenni. Le opposizioni di centrosinistra sono riunite. Riccardo Mastrangeli chiede a Gian Franco Schietroma di "restituirgli" le firme dei consiglieri di maggioranza. Non ci sono margini di manovra. È intervenuto direttamente Silvio Berlusconi. Quello che Mastrangeli non poteva sapere, però, è che alla raccolta di firme ne mancava una. Quella di Walter Petricca, consigliere comunale proprio del Psdi. Lui non se l'era sentita di mandare a casa Paolo Fanelli. La sua firma non c'era. E dunque il tentativo delle dimissioni di massa era fallito sul nascere. "Si ribalta il ribaltone": così titolerà Ciociaria Oggi il giorno successivo.

Paolo Fanelli resterà in carica altri due anni, molto tormentati però. Era stato eletto sindaco di Frosinone (il primo con l'elezione diretta) battendo al ballottaggio Gian Franco Schietroma, leader nazionale del Psdi. Fanelli era stato voluto e sostenuto dai due parlamentari del territorio, il deputato Riccardo Mastrangeli (Forza Italia) e il senatore Romano Misserville (Alleanza Nazionale). Ma al secondo turno era risultato decisivo il sostegno del Movimento Costituente di Nicola Ottaviani. Senza i suoi voti la vittoria non ci sarebbe stata, perché nel frattempo Schietroma aveva "recuperato" gli accordi con tutti i partiti di centrosinistra e con varie liste civiche. A cominciare da quella di Sandro Lunghi e Franco Celani.

Dopo poche settimane l'idillio si era spezzato e la contrapposizione tra Paolo Fanelli da una parte e Romano Misserville e Riccardo Mastrangeli dall'altra era diventata durissima. In quel momento era entrato in azione Nicola Ottaviani, con un'operazione che aveva letteralmente stravolto i gruppi consiliari del centrodestra. Forza Italia aveva infatti eletto 12 consiglieri, Alleanza Nazionale 9 e il Ccd 3. Ottaviani aveva dato vita al Polo Costituente di centrodestra, formato da 9 consiglieri comunali. Tutti eletti nel centrodestra. I gruppi di maggioranza erano stati smembrati, la tensione con Mastrangeli e Misserville era arrivata ai massimi storici. I consiglieri del Polo Costituente erano stati soprannominati "i pretoriani" del sindaco Paolo Fanelli. Ma la frattura con il centrodestra non era mai stata ricomposta realmente. Le crisi di maggioranza non si contavano, i rimpasti di giunta neppure. Fino a quando, nel dicembre 1997, non si arrivò alla frattura tra Paolo Fanelli e Nicola Ottaviani. Quest'ultimo decise allora di varcare il Rubicone e di usare l'arma delle dimissioni di massa. Questa volta l'operazione riuscì. Come quando i "pretoriani" deponevano l'Imperatore.

Pochi giorni prima di Natale, presso l'hotel Astor, consiglieri di maggioranza e di opposizione unirono le rispettive firme. Stavolta tutti a casa davvero. Con successiva nomina del commissario prefettizio, il dottor Enrico Laudanna. Il centrodestra tornerà alla guida del capoluogo soltanto nel 2012. Proprio con Nicola Ottaviani sindaco.