Adesso quel modello a trazione civica lo adottano tutti, non soltanto nel centrodestra. Ma anche nel centrosinistra. La svolta però ha una data e un evento precisi: elezioni comunali 2015, Ceccano

Massimo Ruspandini ancora non immaginava neppure che un giorno sarebbe stato eletto senatore. Guardava esclusivamente alle comunali della sua città, cercando di capire come fare per trasformare il consenso politico in amministrativo, per trasferire sul piano squisitamente locale i tantissimi voti che il centrodestra riusciva ad ottenere quando alle urne sii andava per le politiche e per le europee. Avendo ben presente che la locuzione "Ceccano la rossa" non era casuale, ma derivava da un radicamento storico e fortissimo dell'ex Pci prima, ma poi anche del Pds e dei Ds. Un po' meno del Pd e questo Ruspandini lo aveva intuito. Così come aveva capito che i partiti del centrodestra erano come i secoli del Manzoni, l'uno contro l'altro armato. La soluzione arrivò per logica oltre che per lucidità politica. Intanto la candidatura a sindaco: Roberto Caligiore, sganciato da ogni logica di partito.

Poi la coalizione, soprattutto la coalizione, interamente formata da liste civiche. Sette per l'esattezza. Ma ai nastri di partenza c'erano diversi altri candidati. A cominciare da Luigi Compagnoni, alla guida di una coalizione di centrosinistra. Compagnoni aveva vinto le primarie, ma come sempre accade non tutti avevano accettato quel verdetto. Poi c'erano pure Gianni Querqui, Filippo Misserville, Manuela Maliziola, Mirko Ferrari, Rino Liburdi, Domenico Aversa. Una corsa a 8 insomma.

Al primo turno, svoltosi il 31 maggio 2015, votarono 15.139 aventi diritto su 19.979, il 76,54%. Appena 64 le schede bianche, 397 quelle non valide.  Roberto Caligiore ottenne 4.901 voti, il 33,25%. La sua coalizione 5.031 preferenze, il 34,94%. Serviva l'ultimo scatto, ma l'intuizione di Ruspandini era giusta.

Per Luigi Compagnoni 2.613 voti, il 17,72%. Anche in questo caso coalizione più "alta": 2.718 preferenze, il 18,88%. Per Giovanni Querqui 2.091 voti (14,18%) Con la coalizione al 15,01% (2.161 consensi). Quindi Filippo Misserville al 12,43% (1.833 voti). Davanti rispetto alla coalizione: 1.688 voti (11,72%).
Per Manuela Maliziola 1.475 voti (10,01%), con la coalizione a sostegno al 9,34% (1.345 voti). Quindi Mirko Ferrari (Movimento Cinque Stelle) all'8,25% (1.216 voti). Poi Rino Liburdi: 402 preferenze, il 2,73%. Infine Domenico Aversa: 211 voti (1,43%).

Al ballottaggio la percentuale dei votati, come sempre e ad ogni latitudine, si abbassa: 56,38%, vale a dire 11.151 persone alle urne. Le schede bianche sono 108, quelle nulle 490.
Il ballottaggio non ha storia: Roberto Caligiore diventa sindaco con 7.079 voti, pari al 66,40%. Luigi Compagnoni si ferma al 33,60% (3.582 consensi).
Per quanto riguarda le liste, nella coalizione di Caligiore, quella che porta il suo nome, Caligiore Sindaco è prima con il 9,72%. Poi L'Altra Ceccano (6,73%), Noi per Ceccano (6,27%), Nuova Vita (4,70%), Patto Civico (3,21%), Unione per Ceccano (2,63%), Oltre l'Identità (1,69%). I partiti del centrodestra non ci sono e peraltro Forza Italia, anche non presentando la lista, sostiene Filippo Misserville. 

E' su questo schema che Massimo Ruspandini (poi nominato vicesindaco di Ceccano) costruisce la sua scalata, culminata con l'elezione a senatore di Fratelli d'Italia il 4 marzo 2018. Nel centrosinistra il Pd non va oltre il 6,51%, il Psi è al 5,72%. Ma lo schema vincente del centrodestra è soprattutto quello di un vasto arcipelago di liste civiche, all'interno del quale nessuno ha una maggioranza schiacciante. Insomma, tutti utili e nessuno indispensabile. Poi a questo tipo di schema hanno guardato tutti, perfino Nicola Ottaviani a Frosinone. Per non parlare di Cassino, Sora, Anagni, Fiuggi. Ma tutto è cominciato a Ceccano: correva l'anno 2015.