Se c'è una cosa che il calcio di provincia è capace di fare è quella di descrivere con precisione estrema le caratteristiche materiali, sociali ed economiche del territorio nel quale esso va ad inserirsi. Gli americani hanno coniato l'espressione ‘follow the money' per indicare come quasi tutto è spiegabile seguendo il flusso del denaro che alimenta una data attività.
In Italia crediamo non sia sbagliato dire ‘segui il pallone'. Se si va a ricercare come il calcio sia nato in un paese, quali sono le persone che vi hanno dato impulso e quando questo ha avuto i momenti più alti è probabile che si riesca a tracciare una storia sociale del paese stesso con apprezzabile puntualità. Tanti sono i motivi per i quali si fonda una squadra di calcio. Quasi sempre, però, alla base c'è una caratteristica fondamentale: un gruppo di persone che decide di impegnarsi nello sport sostenendo economicamente l'attività.

La fondazione di una squadra è quindi spesso sinonimo di un benessere diffuso nel territorio considerato e non è un caso che l'avvio delle esperienze calcistiche nei paesi della nostra provincia spesso data tra la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni 70. La Ciociaria in quegli anni aveva agganciato il treno del boom economico nazionale e dappertutto si respirava aria di progresso.
Mentre il capoluogo diveniva meta attrattiva per i tanti impegati nel settore industriale e nei servizi, nei paesi un comparto in particolare stava creando lavoro e ricchezza. Stiamo parlando dell'edilizia, uno dei traini più importanti dell'economia provinciale e non è un caso che la sua crisi è coincisa con la crisi più generale dell'intero territorio. Tra i tanti c'è un paese che in provincia ha legato le proprie fortune a quelle del mattone: Boville Ernica. E proprio a persone legate a doppio filo con questo settore si deve la nascita di quella che è da sempre la società specchio del piccolo paese ernico: la Bovillense. Una società che in varie emanazioni ha tenuto alto il nome di Boville nel calcio da quasi mezzo secolo anni e che non è scomparsa nemmeno negli anni sfavillanti del Boville in serie D di Milani e Capogna. Anzi, quando l'era dorata del calcio semiprofessionistico è venuta meno è stata proprio la Bovillense, piccola ma ben radicata, a ridare slancio al football in paese. Per raccontare dell'epopea di questa gloriosa società ci siamo avvalsi delle parole e dei ricordi di Ernesto Santonico, gloria del calcio provinciale negli anni 60 e 70 e poi dirigente della seconda reincarnazione della Bovillense di qualche anno fa.

Ernesto, raccontaci del tuo arrivo a Boville.
"Era il 1974 e io giocavo con l'Isola Liri, la squadra della mia città, in Promozione. Accettai la proposta di un mio compaesano, Antonio Villa, che allenava la Bovillense, una squadra costituita da poco che giocava in seconda categoria. Inizialmente l'idea non mi entusiasmava ma quando mi accorsi di una certa freddezza della mia squadra nel trattenermi decisi che si poteva fare e mi trasferii alla Bovillense".

Che società era?
"Era una società costituita per merito di un gruppo di persone del paese tra le quali il pesidente Pietro Fabrizi, Umberto Mizzoni, Salvatore Botticelli, Gino Buccitti, Antonio Guglielmi e Antonio Di Mario che era il direttore didattico del paese e che capiva le potenzialità sociali del calcio in un paese come Boville. Insieme costruirono il campo Montorli sui cui cordoli in cemento ci sono ancora i nomi di quelle persone. Io arrivai per 700mila lire, una cifra importante per l'epoca che spinse più di qualcuno a criticare l'acquisto ma Villa rispose: ‘con Santonico vinciamo il campionato' e cosi fu. Io segnai 22 gol e l'ultima giornata vincemmo grazie ad unamia doppietta contro l'Arpino e fu festa grande.
All'epoca il calcio di provincia era molto seguito. Tutte le domenica il campo era pieno di persone ma i nostri tifosi ci seguivano anche intrasferta. Dopo la promozione in Prima Categoria io restai altri 3 anni in una squadra impegnata contro le migliori società della province di Frosinone e Latina. Facemmo sempre bene in quegli anni con una squadra forte con tanti ragazzi del paese ma anche con giocatori importanti che venivano da fuori come Clemente Vuoci, Pica, Pio Mignardi, il compianto Primo Faticoni e l'ex Frosinone Muffato".

Dopo tanti anni hai riabbracciato la causa della Bovillense da dirigente per un altro ciclo vincente. 
"Era il 2011-2012 quando iniziò il nuovo corso della società con Gianpiero Fabrizi (poi avvicendato da Pietro Paolo Greci e Daniele Mastrantoni) come presidente e Marcello Federico come allenatore. In tre anni, tre promozioni. Il primo anno coincise con la vittoria nella Coppa Comitato che valse la promozione inSeconda Categoria. I due anni successivi facemmo ancora meglio vincendo sia in seconda che in prima raggiungendo il traguardo storico del torneo di Promozione. Insomma sia da giocatore che da dirigente mi sono tolte belle soddisfazioni e devo dire grazie ad un paese, Boville, ed una società, la Bovillense, che mi hanno sempre fatto sentire a casa. Oggi la Bovillense, alla sua terza reincarnazione, milita con ottimo profitto in Seconda Categoria. Passano gli anni e cambiano i nomi lo spirito della Bovillense non cambia mai".