Il calcio, si sa, è lo sport per eccellenza in Italia e spesso i due termini si sovrappongono. Non diciamo che sia giusto ma l'evidenza è questa. Quando si parla di sport nel nostro paese c'è il calcio e poi tutto il resto.
Questa è una regola che vale senza differenze dal Nord al Sud dello Stivale, da Campione d'Italia a Lampedusa.
Come sempre, però, le regole per essere tali devono presentare delle eccezioni. Ci sono, infatti, città o paesi il cui cuore sportivo non batte primariamente per il football ma per altre discipline. Vengono in mente gli esempi di Parma e Modena per il volley o di Rovigo e l'Aquila per il rugby o di Recco e Posillipo per la pallanuoto.

Città o paesi che hanno sposato un'altra causa sportiva e che ad essa si sono votati tanto da essere del tutto identificabili con questa. Anche nel nostro territorio vi sono queste, rare ma significative, eccezioni. La più evidente, non ce ne voglia nessuno, è quella che racconta del legame tra la città di Veroli e il basket o ‘la basket' come dicono i miei compaesani quando si riferiscono alla squadra cittadina di pallacanestro. Dal dopoguerra ad oggi, sempre, la passione per lo sport di mister Naismith ha avuto un diritto di prelazione nell'acquistare la preferenza dei verolani. Non importa che "la basket" militi in serie A o in una categoria minore.

Veroli è il paese della pallacanestro e anche il calcio deve accodarsi e recitare un ruolo subalterno. E' per questo che probabilmente, caso unico tra i grandi centri comunali ciociari, Veroli non ha mai brillato nel calcio. O meglio, lo ha fatto raramente ed in tempi recenti una sola volta. Era la stagione 2001-2002 e il campionato era quello di Promozione, il girone D per la precisione.
Quell'anno anche la squadra di calcio fu capace di portare i verolani in piazza a festeggiare ed è proprio a quella vittoria che è dedicata la pagina odierna della nostra rubrica. Quella squadra, capace in seguito di ben figurare per un paio di stagioni anche nel campionato di Eccellenza, era allenata da un tecnico tanto schivo quanto preparato. Stiamo parlando di Gigi Ercoli che si è messo a nostra disposizione per ricordare quella stagione e quel lungo duello con il Cervaro che si risolse proprio all'ultima giornata.

Mister, era qualche stagione che quella squadra faceva bene ma quell'anno fu quasi perfetta. Come maturò questo ultimo scatto in avanti?
«Quella vittoria fu il coronamento di un progetto che vide la società, dalla famiglia Zeppieri a tutto lo staff con in testa il direttore sportivo Renato Magnante, impegnata nel corso di varie stagioni. La squadra era già buonama quell'estate si decise di portare a Veroli quei rinforzi che poi si rivelarono quelli giusti. Arrivarono Dolce, Felici e Bellardini che si unirono ad una formazione capace di schierare gente come Santoro, Gerli, Colagiovanni, i due Cretaro (tra i quali l'attuale primo cittadino) e Reali. A dicembre l'ultimo acquisto con l'arrivo di Cascarino».

Avevate capito subito che quella sarebbe stata la stagione buona?
«Sapevamo di essere una buona squadra ma sapevamo anche che c'erano nel girone altre squadre forti. Ad inizio stagione squadre come Tecchiena, Ceprano e Cervaro erano molto accreditate».

Voi non partiste fortissimo.
«Il momento peggiore, se cosi si può dire, fu proprio l'inizio che coincise con qualche pareggio di troppo mentre nella seconda parte di stagione venne fuori realmente il nostro potenziale. Ma l'avvio lento era dovuto anche a delle scelte precise fatte in sede di preparazione che poi si rivelarono giuste».

Quel Veroli era una squadra che segnava tantissimo ma sarebbe ingiusto definirla solo una squadra offensiva.
«Sapevamo di avere un potenziale offensivo senza uguali in quel campionato potendo contare sulla fantasia di Colagiovanni e sulle doti realizzative del duo Cretaro-Reali. Anche quando le cose non si mettevano bene si aveva la sensazione che prima o poi un gol lo avremmo fatto. Ma non era solo la prolificità dell'attacco che ci faceva forte. Era tutta la squadra che giocava in funzione della fase offensiva e potendo contare su giocatori di livello in difesa non rinunciammo a sperimentare soluzioni nuove. Quell'anno iniziammo a giocare con 3 difensori (Gerli, Santoro e Dolce) per avere un uomo in più in mezzo al campo e proporre situazioni di superiorità nella metacampo avversaria.
In Promozione all'epoca era una cosa difficile da vederee ne vado particolarmente orgoglioso».

Nella seconda parte di stagione fu duello sino all'ultimo secondo con il Cervaro.
«Alla quarta di ritorno vincemmo lo scontro diretto in casa e scavalcammo i cervaresi didue punti. Loro, però, furono bravia non mollare e la sfida si protrasse fino all'ultima di campionato quando battendo il Ceprano vincemmo il campionato».

Qual è il ricordo più bello che conserva di quella stagione?
«Furono anni importanti per il calcio in paese e anche nelle successive stagioni di Eccellenza mettemmo in mostra un bel gioco anche al cospetto di squadre molto più blasonate di noi. Il mio Veroli giocava sempre a viso aperto qualunque fosse l'avversario. Il ricordo più bello è però legato a quella vittoria che portò finalmente i verolani in massa sulle tribune del nostro campo. In occasione della partita con il Ceprano c'erano 1000 persone che poi ci accompagnarono per la festa in piazza. Un giorno indimenticabile».