La stagione 1993-94 segna l'anno del riscatto per due squadre che l'anno prima avevano chiuso con l'amaro in bocca il campionato precedente. Stiamo parlando del Ceccano (Eccellenza) e del Morolo (Promozione). La squadra fabraterna, partita nel 92 con i favori del pronostico, si perse strada facendo lasciando la scena al Ferentino mentre i biancorossi dopo aver tenuto la testa della classifica dalla prima all'ultima giornata furono superati all'ultimo atto dall'Anagni Fontana. Una beffa atroce per una squadra che pregustava la terza promozione di fila.

Ma per entrambe, Ceccano e Morolo, l'appuntamento con la gloria era solo rimandato di un anno perchè il campionato 1993-94 avrebbe reso giustizia ai loro meriti. Due squadre, Ceccano e Morolo, accumunate non solo dalla delusione maturata nell'anno precedente ma anche dall'avere alla guida due uomini capaci di accendere la passione e di gettare il cuore oltre l'ostacolo: Domenico Aversa e Oreste Franchi. Due protagonisti di un tempo e di un calcio che non esiste più, appartenenti ad una generazione di uomini di sport che hanno fatto grande il nostro calcio dilettantistico.

Ma torniamo a quell'anno. Della cavalcata del Ceccano di Mimmo Aversa e Pasquale Camillo e di come il lunghissimo duello con l'Anagni si sia protratto per tutta la stagione fino al duello nello spareggio del Francioni conclusosi solo ai calci di rigore abbiamo già scritto. Oggi puntiamo i riflettori sulla prima vera grande impresa di una squadra e di una società che da allora appartiene a buon titolo alla elite del calcio dilettantistico provinciale. Il Morolo, infatti, negli ultimi 30 anni non è mai sceso più in basso del torneo di Promozione con ben 17 stagioni in Eccellenza e addirittura 3 fantastici anni in Serie D. Niente male per una cittadina di poco più di 3000 anime.

Ad accompagnarci nel racconto della cavalcata del Morolo 1993-1994 è Enzo Schiavi, dirigente di lungo corso del club lepino, e memoria storica dei fatti calcistici del suo paese.

Enzo, la vittoria di quell'anno fu senz'altro figlia della grande passione del vostro presidente.
«Si, anche se il nostro era un progetto che era partito qualche anno prima. Il grande protagonista di quella stagione importante per il calcio morolense fu certamente Oreste Franchi. Un uomo vulcanico capace di dare concretezza ai nostri sogni. Aveva tanti contatti con il grande calcio e sapeva spesso sorprenderci. A lui si deve una partita tra il Morolo ed una squadra di vecchie glorie con dentro ex campioni del mondo come Cabrini, Gentile e Altobelli. Prese la squadra in seconda categoria durante un campionato che ci stava vedendo scivolare verso la retrocessione. Invece la squadra si salvò ed iniziò una scalata verso l'alto che si concluse proprio nel 94».

L'altro uomo fondamentale in questa scalata fu Franco Paluzzi, il vostro allenatore. 
«Franco era anche lui una persona particolare perchè oltre ad essere ungrandeconoscitore dicalcioera capace di aggiungere una fortissima capacità di motivare i suoi calciatori. Era, in questo, un uomo che ha preceduto i tempi perchè oggi gli allenatori sono tutti cosi. Paluzzi era in grado di tirare fuori il meglio da ogni suo calciatore e dedicava alla comunicazione con loro tanta energia. Si poteva anche perdere ma si poteva stare certi che ogni suo uomo sarebbe uscito dal campo avendo dato tutto quello che aveva a disposizione. Franco ci ha lasciato qualche anno fa ma tutti noi ne conserviamo un ricordo importante legato a quegli anni cosi belli del calcio a Morolo».

Torniamo a quella stagione e alla vostra vittoria.
«Fu un successo che poggiava le sue basi sulla delusione dell'anno prima quando vedemmo svanire la promozione all'ultima giornata. Potevamo crollare e invece rilanciammo. La squadra fu quasi tutta confermata. In porta c'era Rosati, in difesa i baluardi erano Martucci e Baldassarre, l'uomo chiave era Ripa in mezzo al campo mentre le punte erano Casinelli e Zappa. Martini, Paluzzi jr ed Alteri erano i calciatori del paese, quelli che avevano il legame con la città. La stagione non fu facile perchè dovevamo fare i conti soprattutto con squadre come Fondi e Scauri, rivali forti e campi dove era difficile fare risultato. Ma noi avevamo qualcosa in più e vincemmo con merito. Ricordo benissimo la festa con tutto il paese che partecipò. Allora la squadra veniva seguita in massa e la passione era certamente molto maggiore rispetto a quella attuale.
Un altro mondo, un altro calcio».