Ci sono stagioni apparentemente normali che, però, strada facendo capisci che sono tutto fuorchè normali.
Sono quelle stagioni nel corso delle quali tutto converge verso il raggiungimento di un obiettivo che niente e nessuno può ostacolare. Sono quelle stagioni che, probabilmente, hanno meno logica di quanto non raccontino i numeri perchè le vicende umane sfuggono quasi sempre all'interpretazione assoluta della logica.
Perchè quando ti trovi di fronte ad alcuni numeri è difficile non pensare che quegli stessi numeri non siano frutto di programmazione assoluta e di razionalità applicata al calcio.

E' quello che ha pensato il sottoscritto quando ha avuto davanti la classifica del girone B del campionato di Eccellenza laziale del 2000-01. La riga della squadra vincitrice racconta di 84 punti (+23 sulla seconda) frutto di 25 vittorie, 9 pareggi e 0 (dicasi zero) sconfitte messe insieme grazie a 78 gol fatti (+25 sul secondo miglior attacco) e solo 18 subiti (-6 sulla seconda miglior difesa). Numeri impressionanti che ancora oggi costituiscono uno dei risultati migliori di tutta la storia di questa competizione.

Numeri che ci hanno attratto con forza e ci hanno spinto ad investigare sulla loro genesi e quindi oggi dedichiamo, con grande merito, la pagina di questa rubrica agli invincibili protagonisti del Ferentino dei record di Marco Cari che strapazzò tutte le avversarie nel primo campionato di Eccellenza del nuovo millennio. Ad accompagnarci in questo viaggio che, da ora in avanti, smette di essere solo una sequela di numeri è Alessandro Culicelli difensore di quella fantastica formazione.

Alessandro, portaci dentro quella stagione da record. Come nacque quella squadra?
«Quella squadra era figlia delle formazioni che già da qualche anno avevano fatto bene chiudendo il campionato sempre nella zona nobile della classifica.
Era un gruppo, insomma, che si stava consolidando nel corso degli anni».

L'anno prima avevate sfiorato la promozione perdendo ai rigori contro l'Ostia Mare.
«Una grande beffa che lasciò parecchio amaro in bocca. Vincemmo la Coppa di categoria ma arrivammo secondi dietro l'Aprilia e ci toccò affrontare il playoff per la serie D contro la squadra del litorale. Vincemmo 1-0 in casa loro e sembrava fatta ma al ritorno la situazione si ribaltò echiudemmo i supplementari sullo 0-1. Servivano i rigori che, però, ci videro uscire sconfitti».

Eppure quella delusione non vi scoraggiò...
«La società (Fiore, Marcello Pigliacelli e Augusto Pomi) non mollò ma anzi fu brava a portare in squadra quei pochi tasselli che mancavano».

Nessuno di voi però aveva idea di essere di fronte ad una stagione del tutto eccezionale.
«Certamente no. In avvio di stagione anzi c'era piuttosto parecchia incertezza circa le nostre potenzialità e iniziammo il raduno e la preparazione con la squadra non al completo e con più di qualche domanda circa il ruolo che avremmo potuto recitare in un campionato che si annunciava comunque molto difficile».

Quali furono gli innesti che vi fecero fare il definitivo salto di qualità?
«In estate arrivarono De Luca e Vujacich ma non si ebbe subito la sensazione di quello che sarebbe stata la stagione. Anche rileggendo i giornali dell'epoca era evidente che nessuno aveva la percezione di quello che sarebbe accaduto nel corso di quel campionato».

Quando iniziaste a capire che invece non sarebbe stato un anno come tutti gli altri?
«Paradossalmente il momento più complesso fu l'inizio proprio perchè non ci era chiaro dove fossimo posizionati. Ma questo stato di cose non durò molto perchè cominciammo a vincere e non smettemmo più fino alla fine».

Un ruolo importante lo ebbe Marco Cari, il vostro allenatore...
«Arrivò per sostituire mister Frioni che aveva fatto bene l'anno prima e fu bravissimo a gestire il gruppo per creare quella che fu la vera nostra carta vincente: la forza del collettivo. Se c'è una cosa che ricordo ancora oggi dopo 20 anni da quella stagione è proprio lo spirito di gruppo e la serenità che si era creata nello spogliatoio. Una situazione raramente verificatasi nel corso della mia carriera e che ha fatto si che tutt'ora ci sentiamo e ci vediamo quando possibile».

Sul campo ad un certo punto fu evidente che avevate un ritmo insostenibile per le altre...
«Vincemmo con larghissimo vantaggio. Avevamo una difesa fortissima e un attacco che segnava a ripetizione con De Luca che non sbagliava mai. Ma la sensazione era che potesse giocare chiunque e il risultato non sarebbe cambiato. Sono quegli anni che qualunque cosa fai ti riesce bene. Scherzando tra di noi ci si diceva che se avessimo giocato al lotto avremmo vinto anche in quel caso».

Forse l'unica nota non positiva fu il seguito del pubblico?
«Rispetto ad altre piazze dove ho giocato (Alatri, Isola Liri, Anagni) quella di Ferentino era un pochino più fredda e la cosa francamente ci stupiva. Un giorno, eravamo nel bar attiguo allo stadio dopo l'alle namento, chiedemmo ad un tifoso perchè venivano cosi in pochi avederci nonostante i risultati. La risposta fu:‘e che si viene a fare: vincete sempre!'»...