La storia dell'umanità è stata sempre condizionata dall'economia. E l'economia, a sua volta, nei tempi antichi come ancora oggi, è stata sempre condizionata dalle cosiddette "materie prime". È stato da poco pubblicato, per i tipi di ADD Editore, un interessante saggio a firma dell'economista di fama internazionale Alessandro Giraudo, intitolato "Storie straordinarie delle materie prime" (247 pagine). L'autore evidenzia, nella premessa del suo libro, che «le materie prime hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazioni di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i paesi e gli uomini. Oro, argento, spezie, cereali, rame e stagno, ferro e carbone... ma anche sale e seta, caffè e cacao, mercurio e alghe, diamanti e lana hanno contribuito a fare e disfare la Storia, ad arricchire certi uomini e impoverirne altri... la storia delle materie prime è la storia dell'umanità stessa, attraverso gli odori, i profumi, i fetori, le fragranze, i colori, i gusti, i sapori».

Queste giuste considerazioni lo hanno indotto ad analizzare quaranta elementi che, in tempi passati così come in quelli più recenti, «hanno preso parte alla costruzione del mondo come lo conosciamo oggi, in una sarabanda di guerre, complotti, congiure e misteri». Il viaggio che ci offre Giraudo è intrigante. Non solo perché il suo saggio si addentra (seppur in maniera sintetica e sommaria) nella "storia" delle materie prime più conosciute, ma anche perché svela curiosità e dettagli di sostanze di varia natura e genere (ad esempio la cocciniglia, il salnitro, la noce moscata, il ghiaccio, le alghe, la belladonna, il mercurio), che mai invece avremmo immaginato essere state, in tempi più o meno lontani, oggetto di vere e proprie guerre commerciali. Un libro che, per stessa ammissione del suo autore, «è un insieme non esaustivo di brevi storie e di aneddoti economici che hanno contribuito a forgiare l'economia del mondo intero. Sono pezzetti di un grande puzzle vivente e fluido, il cui perimetro ed equilibrio cambiano in modo costante e a velocità mutevoli, con accelerazioni improvvise, e frenate misteriose».

Basterebbe pensare ad esempio a quanta importanza economica aveva, in un certo periodo storico, il pepe. E a quanta poca ne abbia invece adesso. A quanto poco interesse, anche in un recente passato, suscitavano il litio, il coltan, il germanio, il promezio ed il tullio; e quanta gola invece fanno, oggi, a governanti ed industriali di tutto il mondo, questi rari metalli e minerali. Tra le tante curiosità che ci svela il saggio, ne segnaliamo qualcuna. Parlando dello zucchero Giraudo ci mette ad esempio al corrente che «la Regina Elisabetta I ne era talmente golosa che, con il tempo, i suoi denti divennero neri», e che «per non far sfigurare la loro regina, anche le dame di corte annerirono i loro»; l'autore rivela anche che il metodo di produzione del "rosso di cocciniglia"fu oggetto, tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, di un'intensa attività di "spionaggio industriale". Per riuscire a svelare il prezioso segreto, Francia e Inghilterra decisero di inviare «religiosi e medici, militari e visitatori sotto mentite spoglie a perlustrare le regioni di produzione, facendo mille domande e tentando di corrompere i nopaleros» (i meticci messicani che estraevano la materia colorante dagli insetti).

Dopo numerosi, infruttuosi tentativi, «la Royal Society riuscì finalmente a procurarsi degli insetti, che vennero portati a Londra per esaminarli. Ma il capo giardiniere dell'orto botanico li eliminò, scambiandoli per comuni parassiti!». Parlando delle patate Giraudo rivela che «nel 1619 esse erano vietate in Borgogna, perché si pensava che fossero una delle cause di diffusione della lebbra», e che è stato calcolato che la progressiva propagazione della loro coltivazione sarebbe all'origine del 22% della crescita della popolazione mondiale. L'autore del libro racconta poi che il consumo del caffè, all'inizio, venne ostacolato dalla Chiesa, la quale lo considerava infatti "la bevanda del diavolo", perché eccitava troppo coloro che lo consumavano. Tale moralistico ostracismo, tuttavia, non ebbe grande successo, perché in breve tempo i consumatori europei iniziarono ad alimentare enormemente la domanda dei gustosi chicchi. In conseguenza di ciò il numero delle piantagioni dell'America Centrale e Latina iniziò a crescere: «Anche le autorità colombiane tentarono di convincere i contadini a piantare il caffè. Ma loro rifiutavano, perché una pianta impiega cinque anni prima di dare il primo raccolto.

Di cosa si vive nel frattempo? Francisco Romero, il curato del villaggio di Salazar, ebbe un'idea: invece di infliggere al proprio gregge di fedeli Pater Nostri e Ave Marie, li "condannava" a seminare tre o cinque piante di caffè per ogni penitenza.
Conquistato dall'idea, il vescovo diffuse il metodo: la Colombia deve dunque (in parte) la sua ricchezza ai peccati dei suoi cittadini!». Giraudo ricorda che anche l'urina, in un certo periodo storico, era considerata una "materia prima"particolarmente ricercata. E a tal proposito svela particolari piuttosto sorprendenti: «I panettieri della Roma imperiale, soprattutto greci, la impiegavano come alternativa al lievito nella preparazione del pane», ma anche che «le spie romane vi intingevano la penna per scrivere tra le righe di un documento segreto: funzionava alla stregua di un inchiostro simpatico, e le lettere apparivano solo quando si scaldava il papiro o la pergamena. Tanto è vero che l'espressione "leggere tra le righe" deriva proprio da questa tecnica».

Anche la storia dell'indaco (colorante di origine vegetale dal quale, soprattutto nel passato, si otteneva il colore blu per usi prevalentemente tessili) ha le sue bizzarrie. Negli Stati Uniti, durante la Guerra di Secessione, a seguito di un blocco marittimo imposto agli Stati confederati, quella preziosa sostanza cominciò a non arrivare più in quantità sufficienti per realizzare le uniformi dei soldati sudisti. Proprio a causa di ciò le industrie manifatturiere furono costrette a produrle del colore grigio, come noi tutti abbiamo imparato a conoscerle. Un libro intrigante, dunque, quello di Alessandro Giraudo. Che soddisfa parecchie curiosità. E che non annoia mai.