Domani avrebbe compiuto cento anni uno dei personaggi più famosi ed apprezzati del mondo dello spettacolo italiano: Raimondo Vianello. Il simpatico attore e sceneggiatore era nato a Roma ma visse gran parte della sua giovinezza a Spalato, dove il padre Guido (che era un ammiraglio della Marina Militare, e sognava per lui una carriera da diplomatico) era di stanza. Una volta rientrato nella capitale si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, e, durante la Seconda Guerra Mondiale, in un primo momento aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Sul finire del conflitto, tuttavia, entrò nelle fila di una formazione partigiana, scegliendo il curioso nome di battaglia di "Lamarmora".

Nel 1945 fu catturato dagli Alleati ed il caso volle che venne trasferito nello stesso campo di prigionia dove c'erano anche Dario Fo, Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, Luciano Salce, Giuseppe Dordoni, Enrico Ameri, Mirko Tremaglia ed Ezra Pound. Una volta finita la guerra, Vianello cominciò a coltivare la sua grande passione: il teatro. Da lì, il passo al cinema fu breve.
Il suo esordio come attore avvenne nel celebre film del 1947 "I due orfanelli", diretto da Mario Mattoli, ed alla fine della sua lunga carriera furono più di cinquanta le pellicole nelle quali recitò, praticamente sempre in ruoli comici, e quasi sempre con il ruolo di "spalla". La sua vera e duratura consacrazione avvenne tuttavia sul piccolo schermo.

La televisione lo vide infatti protagonista, sin dai primi anni cinquanta, assieme al suo grande amico Ugo Tognazzi. Nel 1962 convolò a nozze con Sandra Mondaini (che aveva conosciuto nel 1958, sul set di "Ma dove vai se il cavallo non ce l'hai"), con la quale, come tutti sanno, diede poi vita ad un affiatato sodalizio personale e professionale che durò sino alla morte (che sopraggiunse, a causa di una complicazione renale, la mattina del 15 aprile del 2010). Nel 1998 venne chiamato a condurre il Festival di La bella storia d'amore con Sandra Mondaini, i film e il festival di Sanremo Sanremo, assieme a Veronica Pivetti e ad Eva Herzigova, in una delle edizioni più divertenti e raffinate degli ultimi decenni.

Vianello era amato da tutti. Probabilmente perché riusciva sempre a coniugare il buongusto e l'eleganza che lo caratterizzavano con una spiccata umanità.
Era dotato di grande intelligenza e di uno straordinario sense of humor che, sebbene fosse spesso utilizzato in modo piuttosto caustico, e talvolta un po' "macabro", tuttavia non scivolava mai nel volgare. Eccone due sintomatici esempi: al luminare che gli aveva appena diagnosticato un tumore maligno, esibendo un invidiabile autocontrollo, infatti, disse: «E ora chi glielo dice al mio medico di base, che pensava avessi la cervicale?».

Un giorno, mentre stava giocando insieme ad Enrico Montesano una partita di calcio di beneficenza, ad un certo punto gli si avvicinò e gli disse, con il suo consueto tatto: «Posso darti un consiglio? A mio avviso stai sbagliando la posizione in campo». Il collega attore, grato per il curioso suggerimento, chiese allora a Raimondo quale fosse, secondo lui, la zona del terreno di gioco che avrebbe dovuto occupare per rendersi più efficace. E Vianello rispose, dimostrando una sagacia senza pari: «Devi giocare a centrocampo, così sei più lontano dagli spalti e gli insulti non si sentono!».

Il giornalista Francesco Specchia, utilizzando un'azzeccatissima immagine, una volta lo descrisse benissimo, affermando infatti che il grande Raimondo «faceva indossare il doppiopetto alle parole», ed argutamente rilevò che egli «avrebbe potuto diventare il nostro Peter Sellers, invece decise di dedicarsi alla satira sociale, mettendo in scena il proprio matrimonio, e così offrendo agli italiani, soprattutto negli "anni di piombo", la possibilità di poter sorridere».

La scrittrice Barbara Alberti ebbe a dire di lui, a ragione: «Riusciva a mettere un soffio di eleganza britannica perfino nei vizi italiani più fastidiosi, perfino nel gallismo...aveva qualcosa di temerario, con tutto il suo garbo. Ti faceva sentire il brivido del libero pensiero».
Vianello aveva l'innata capacità di riuscire ad inventare, in maniera assolutamente spontanea ed estemporanea, battute esilaranti e geniali, che erano in grado di disarmare e spiazzare qualsiasi interlocutore. Proprio per questo era anche un brillante autore di testi.
Ma non si vantava di questo suo indiscusso talento creativo.

Tanto è vero che non smentì mai, ufficialmente, la "leggenda metropolitana" che lo indicava quale arguto "ghostwriter" delle sceneggiature della saga cinematografica francese dei "Cinque matti"(che fu molto famosa negli anni settanta ed all'inizio degli anni ottanta), la quale effettivamente si basava su un tipo di comicità molto vicina al suo carattere ed al suo inconfondibile modo di fare. Era appassionatissimo di sport, ed in particolare di calcio, di cui era un fine intenditore. Proprio per questo motivo venne scelto (da Silvio Berlusconi in persona) per condurre il programma domenicale di "Italia 1", intitolato "Pressing".

L'elegante commistione tra sport ed intrattenimento, da lui intelligentemente condita con una garbata ironia che contribuiva a sdrammatizzare sempre ogni cosa, rivoluzionò l'ingessata "severità" dei programmi di genere della televisione del tempo, ebbe subito un successo clamoroso e di fatto aprì le porte a un nuovo modo di affrontare lo sport da un punto di vista giornalistico. Tanto è vero che costituì poi un fondamentale punto di riferimento per programmi che fecero storia, come "Quelli che il calcio".

Raimondo Vianello è stato un artista colto e raffinato, un uomo intelligente e garbato, una persona competente ed equilibrata. Però, a ben vedere, un (grave) difetto, in verità, lo aveva. Tifava Inter...Ma, si sa, nessuno è perfetto. Ed a lui, ma solo a lui, questa cosa la perdoniamo volentieri..