L a civiltà romana ha saputo regalare al mondo straordinarie meraviglie. E si è particolarmente distinta nell'arte, nella letteratura, nel diritto, nell'architettura, nell'abilità bellica, nell'organizzazione statale e nell'economia, solo per fare qualche esempio. In ambito scientifico, e soprattutto in campo matematico, invece, il suo contributo fu tutto sommato piuttosto modesto, tanto è vero che il saggista statunitense Carl Benjamin Boyer affermò (a dire il vero, forse, con un pizzico di eccessiva severità) che «la scoperta della tomba di Archimede, da parte di Cicerone, è stato il maggior contributo dato dal mondo romano alla matematica.
Forse l'unico». Non tutti sanno, infatti, che dobbiamo proprio al famoso avvocato arpinate il ritrovamento, nei dintorni di Siracusa, del presunto tumulo del grande scienziato siciliano, il quale è unanimemente (e giustamente) considerato come uno dei più grandi geni della storia dell'umanità. Alla sua figura, ed alle sue stupefacenti intuizioni, è dedicato un breve (141 pagine) ma impegnativo saggio a firma di Marco Andreatta, intitolato "Archimede, l'arte della misura", da poco pubblicato per la casa editrice bolognese "Il Mulino".

Attraverso la lettura del piccolo volume è possibile rendersi conto della straordinaria importanza che Archimede ebbe nello sviluppo della scienza matematica, e delle sue concrete applicazioni pratiche.
Fu, in primo luogo, un vero e proprio "pioniere della geometria", quale insuperato ideatore di metodi di calcolo che consentono di misurare lo spazio, le superfici (soprattutto quelle curve) e le aree.
A tal proposito l'autore del saggio per l'appunto evidenzia che «la genialità del lavoro del matematico siracusano sta proprio nel metodo da lui usato, che consiste nel commensurare, anche con strumenti meccanici, quantità di oggetti complessi con quelle di oggetti più semplici». Tuttavia Archimede è famoso anche per essere stato l'inventore di incredibili macchine da guerra, le quali risultarono fondamentali – tra il 214 ed il 212 A.C. –per prolungare la resistenza degli abitanti della città di Siracusa in occasione dell'assedio operato dalle truppe romane. La popolazione della cittadina siciliana utilizzò infatti con successo le catapulte e le balestre fisse che lo scienziato aveva costruito.

Per riuscire a comprendere meglio la portata delle sue intuizioni, e l'incredibile efficacia delle sue invenzioni, basterebbe leggere quanto riportato dallo storico romano Plutarco, che infatti così scrive, nel suo "Vite Parallele": «Archimede un giorno fece sapere al re Ierone – suo parente ed amico –che era possibile, anche solo con una piccola forza, riuscire a sollevare un peso molto grande...Archimede aggiunse che se fosse esistita un'altra Terra, egli avrebbe mosso questa, trasferendosi in quella. Ierone rimase stupefatto di fronte alla possibilità prospettata dall'amico, e lo pregò di convertire in pratica la sua affermazione, mostrando come fosse in concreto possibile spostare un grosso oggetto con una piccola forza. Archimede prese allora un mercantile a tre alberi della flotta reale, che per essere tirato in secco necessitava di grande fatica e dell'impiego di molte persone. V'imbarcò, oltre al suo carico abituale, una grande quantità di uomini, poi si sedette, e, senza nessuno sforzo, muovendo con una mano un sistema di carrucole, lo fece avvicinare a sé dolcemente, e senza sussulti, come se volasse sulle onde del mare. Il re fu colpito dalla straordinaria prova fornitagli, comprese le potenzialità delle scoperte scientifiche di Archimede, e lo convinse a preparare per lui delle macchine belliche, sia da difesa, che di offesa, che potessero servire in caso di assedio».

Non vi è certezza sulla dinamica della morte del grande scienziato siciliano. E molte sono le leggende (o quanto meno le ipotesi) che a tal proposito sono state fatte.
Quel che è certo è che venne ucciso, quando era in età piuttosto avanzata, da uno dei soldati romani che erano riusciti ad entrare finalmente a Siracusa dopo il lunghissimo assedio. Qualcuno sostiene che egli fu giustiziato per errore (nonostante gli ordini che erano stati impartiti dal console Marco Claudio Marcello, che era un suo grande ammiratore); altri, invece, che il milite che lo trafisse con la spada eseguì semplicemente il comando che aveva ricevuto.
Sempre Plutarco, ad ogni buon conto, così scrisse: «...molte e mirabili furono le scoperte che fece; si dice però che pregò amici e parenti di mettere sulla sua tomba un cilindro con dentro una sfera, e quale iscrizione la proposizione dell'eccedenza del solido contenente, rispetto al contenuto». Tale epitaffio sarebbe riferibile (il condizionale è d'obbligo in quanto la vera tomba di Archimede, quella trovata da Cicerone, non è stata mai realmente individuata dai moderni archeologi) alla celebre intuizione che il geniale matematico siracusano ebbe un giorno mentre stava facendo il bagno dentro una tinozza.

Secondo la leggenda, dopo aver "scoperto" il principio che regola la spinta idrostatica che ricevono i corpi in galleggiamento, preso dall'eccitazione uscì trionfante per la strada, nudo, urlando ad alta voce "Eureka!"(che in greco significa "ho trovato"). Indipendentemente dalla veridicità o meno del famoso aneddoto, è indubbio che la figura di Archimede non solo costituisce uno dei più alti vertici della storia della scienza, ma anche che le sue scoperte ne abbiano successivamente ispirato molte altre. E che quindi, ancora oggi, egli sia ritenuto uno dei personaggi più importanti ed influenti dell'intera civiltà umana. Forse proprio per questo motivo la Walt Disney decise addirittura di creare un personaggio che fosse liberamente ispirato al grande scienziato siciliano.
Parliamo di Archimede Pitagorico. Il dinoccolato, stralunato e disordinato inventore il quale –non dimentichiamolo –è stato pur sempre il geniale scopritore del famoso...pop corn al burro, ma senza burro!...