Sebbene Albert Einstein fosse perfettamente consapevole che gli uomini sono tutti diversi l'uno dall'altro per sembianze, intelligenza e cultura, una volta ebbe a dire: «Io appartengo all'unica razza che conosco, quella umana». Tale affermazione, oltre che pienamente condivisibile per motivazioni etiche e morali, trova incontestabili riscontri anche da un punto di vista strettamente scientifico. A dimostrarlo, in forza di una rigorosa ricerca basata sulla genetica e su dati più squisitamente matematici, è un interessante saggio a firma di Adam Rutherford, da poco pubblicato per Bollati Boringhieri, ed intitolato "Cosa rispondere a un razzista –Storia, scienza, razza e realtà" (143 pagine).

Il libro è un'imperdibile occasione per provare a comprendere per quali oggettive motivazioni le argomentazioni poste dai razzisti a sostegno delle loro convinzioni siano in realtà totalmente prive di fondamento. Sin dall'introduzione del libro l'autore britannico (bianco di carnagione ma di origini indiane) chiarisce subito ai lettori le sue "bellicose" intenzioni: «Questo libro è un'arma. È stato scritto per fornire gli strumenti scientifici necessari ad affrontare le questioni relative alla razza, ai geni e alle origini. È la cassetta degli attrezzi che vi aiuterà a capire in che modo siamo simili e in che modo diversi, separando i fatti dalle chiacchiere...le idee esaminate in queste pagine presentano una descrizione scientifica delle somiglianze e delle differenze reali che intercorrono fra gli esseri umani, nonché una base argomentativa utile a contestare il razzismo, anche quando sembra fondarsi sulla scienza».

Egli in primo luogo basa la sua indagine su una verità peraltro nota da tempo: «La nostra storia è iniziata in Africa. Il più antico membro della specie umana (Homo sapiens) di cui si abbia conoscenza si trova nell'attuale Marocco, ed è vecchio di circa 300.000 anni, anche se buona parte dei primi resti della specie provengono invece dall'Africa Orientale...sappiamo che alcuni dei primi umani iniziarono a migrare in Asia e in Europa entro l'ultimo quarto di un milione di anni fa, ma la loro presenza al di fuori dell'Africa fu temporanea, e quelle prime popolazioni non lasciarono discendenti.
Poi, circa 70.000 anni fa, un altro gruppo si allontanò dai territori africani, cominciando a mettere radici su tutto il pianeta». Tali presupposti di fatto lo hanno aiutato a dimostrare che le teorie razziste sono spesso fondate «su una scienza erroneamente interpretata e rappresentata, o semplicemente fallace».

Osserva giustamente Rutherford che il concetto di "razza" è soltanto un "costrutto sociale", privo di qualsiasi fondamento scientifico, in quanto «gli esseri umani sono una ricca sinfonia di natura e cultura, di DNA e ambiente: vale a dire di tratti con cui siamo nati e di eventi che accadono in noi e a noi». Egli infatti evidenzia ad esempio che la pelle "bianca" niente altro è se non «il risultato di un adattamento, avvenuto a seguito di un adattamento naturale ed all'esposizione a una luce solare meno intensa, in climi settentrionali più nuvolosi», in quanto, come detto, i primi "homo sapiens"provenivano dall'Africa! Tali oggettivi riscontri scientifici finiscono inevitabilmente per delegittimare anche l'opinione di alcune delle menti più eccelse del passato, quella di Emmanuel Kant, il quale infatti sosteneva l'innata superiorità degli individui con la pelle chiara.

Altro elemento sul quale i razzisti farebbero bene a soffermare la loro attenzione è il DNA. Rammenta infatti Rutherford che analizzando la sequenza genetica di qualsiasi individuo vivente nel nostro continente, si scoprirebbe che «un individuo vissuto nel X secolo in Europa, i cui discendenti siano vivi oggi, è l'antenato di tutti gli europei vivi oggi (si calcola che fino all'80% della popolazione europea del X secolo abbia discendenti vivi...l'isopunto genetico è una certezza matematica e genetica...nessuna nazione è statica e nessun popolo è puro...l'effettivo funzionamento dell'ereditarietà e degli alberi genealogici rivela l'assurdità del concetto di purezza razziale...tutti i nazisti hanno antenati ebrei. Tutti i suprematisti bianchi hanno antenati mediorientali.
E tutti i razzisti hanno antenati africani, indiani, cinesi, nativi americani e aborigeni australiani, proprio come chiunque altro, non soltanto a livello preistorico, quando l'umanità era una specie africana, ma anche, almeno in minima parte, a partire dall'epoca classica e forse perfino da tempi molto più recenti. La purezza razziale è fantasia pura. Non esistono purosangue nel genere umano, ma soltanto meticci, arricchiti dal sangue delle moltitudini».

Rutherford inoltre evidenzia anche che «le basi biologiche delle razze sono un tema ricorrente nella descrizione dei successi sportivi...eppure suggerire che l'etnia biologica sia più importante di altri fattori equivale, effettivamente, a fare del razzismo pur senza volerlo». Tale argomentazione è valida anche in altri campi. Perché se è vero infatti che molti dei musicisti e compositori classici più famosi hanno origine ebraica, è anche vero che, invece, nel jazz predominano (peraltro nettamente) i musicisti neri. Conclude pertanto Rutherford – e noi siamo d'accordo con lui – che «tutti i comportamenti umani sono uno straordinario miscuglio di geni, cultura, biologia e storia...le persone nascono diverse, con diverse capacità e diversi potenziali innati. Il modo in cui tali capacità si aggregano all'interno delle popolazioni, e fra di esse, non è facilmente spiegabile mediante la biologia fondamentale e la genetica. Anzi, scavando nei dati al meglio delle nostre possibilità, scopriamo che le risposte non sono nel DNA, ma nella cultura». E questo, se ben ci pensate, spiega molte cose.