La Bibbia, oltre ad essere il testo sacro più conosciuto al mondo ed il libro più venduto di ogni tempo, è – molto probabilmente – anche lo scrigno più prezioso dei misteri dell'intera civiltà umana. Al suo interno è infatti possibile trovare racconti straordinari, che intrecciano mirabilmente, adagiandole su un contesto teologico imponente (anche se in alcuni casi di non facile interpretazione), storia, religione e "fantasia". La giovane scrittrice ceccanese Simona Riccardi ha deciso di raccontare, sotto forma di narrazione romanzata, una delle vicende più incredibili tra quelle contenute nell'Antico Testamento. Quella che – si legge nella breve prefazione del libro – mette di fronte «le prime madri rivali della Bibbia, che incarnano, rispettivamente, la maternità surrogata e quella negata. Un caso di utero in affitto ante litteram, vissuto da entrambe in un'esplosione di sentimenti contrastanti».

Il romanzo del quale parliamo oggi è intitolato "Agar e Sara – Madri nella fede", ed è stato appena pubblicato dalle Edizioni Paoline (150 pagine). L'autrice spiega che la spinosa vicenda descritta nel libro altro non è se non il percorso interiore compiuto dalle due protagoniste «alla ricerca dell'eterna verità, che trascende ogni gioia e ogni dolore del momento: è la strada che conduce alla fede e all'autentica libertà interiore». Il cuore della storia è dunque rappresentato dal profondo conflitto personale che scuote profondamente l'animo delle due protagoniste, sollecita e mette alla prova le loro convinzioni religiose e segna – inevitabilmente – le loro vite. L'elemento centrale del romanzo è, pertanto, l'intima fragilità di entrambe le donne di fronte agli eventi che si ritrovano a vivere. Eventi che sconvolgono le rispettive sfere emotive. Tuttavia, dalla narrazione, emerge anche la loro incredibile forza; originata proprio dalla fede.

L'autrice ben riesce a descrivere l'istinto materno che governa i pensieri di Agar e Sara; istinto che sembra "scontrarsi" con la volontà divina, generando, in un primo momento, sofferenze, riflessioni, dubbi. La cosa che colpisce, mentre ci si addentra nella lettura del libro della Riccardi, è l'evidente padronanza che lei ha del Testo Sacro e del contesto ambientale e temporale che ne costituisce l'inevitabile sfondo. Elementi, questi, che sono indispensabili per coloro che intendano cimentarsi senza sfigurare nella difficile stesura di un romanzo "storico". Per portare a compimento la sua opera l'autrice ha deciso di adottare uno stile che di rado indulge ai dialoghi, prediligendo invece forme espressive "indirette", dense di dettagli – emotivi, geografici, religiosi – che arricchiscono spesso la trama, senza mai stancare.

La narrazione viene portata avanti con una forza descrittiva non comune, utilizzando un linguaggio evocativo; che volutamente richiama – e questo non è un dettaglio da poco...– la celebre brillantezza del testo biblico. Ad esempio: «Adesso capisco che nessuno attraversa la nostra strada per caso, nessuno ci passa accanto senza che quell'incontro non si trasformi in un arricchimento reciproco. E quando l'arrivo appare un imprevisto nello scorrere del tempo quotidiano, o una rottura che turba la nostra piatta tranquillità, è proprio allora che Dio ci sta facendo visita in una qualsiasi forma, e spesso con i tratti dell'uomo sofferente per permettere a noi di essere lui»; oppure: «Abramo di nuovo giudicava senza conoscere, presumeva senza vedere, e identificava la diversità con l'inferiorità di chi aveva un credo differente dal suo»; o, ancora: «Molto spesso aspettiamo la fine della vita per capirne il senso.
Siamo convinti di dover avere questo o quello, per poter essere soddisfatti; ma quand'anche i nostri desideri, per quanto numerosi, saranno esauditi, non ci potranno mai concedere la vera felicità. Quanto più si ha, tanto più si vorrà avere. È questa la prigione che ingabbia l'uomo, rendendolo schiavo delle brame umane. La voglia di vedere realizzati i nostri sogni, quando e come decidiamo noi, ci afferra come un giogo sul collo.
Ma Dio ha un piano e una promessa per ciascuno, e soprattutto un momento per compierli. Se impari ad accettare ciò che egli ha in serbo per te, a fidarti del suo progetto senza volerne anticipare i tempi, lui ti libererà da ogni affanno e da ogni inquietudine».

In più di qualche occasione, mescolando abilmente testo sacro e finzione narrativa, l'autrice offre al lettore un'accurata esegesi teologica dei fatti che in qualche modo fanno da contorno alle vicende personali di Agar e Sara: «Quando comprenderete che Dio è più importante di tutti i suoi doni, allora lo troverete nella quiete e nel silenzio. Lo troverete nascosto in ogni padre, in ogni madre, in ogni figlio, in ogni fratello e in qualsiasi creatura che incontrerà il vostro sguardo...
è proprio nelle storie di smarrimento che Dio si inserisce per scrivere i suoi misericordiosi versi di salvezza. È nei tessuti più logori che cuce amorevolmente i suoi rammendi. È nell'impossibile agli occhi umani che egli imbastisce l'ordito e la trama del piano divino...ho continuato a credere nell'impossibile persino quando tutto sembrava perduto. Ho lasciato la ragione per prendere con me la fede. Perché è proprio quando si è pronti a perdere tutto che si guadagna l'inaspettato»