Quella per la scrittura è una passione che accomuna molte persone. C'è chi la coltiva per ragioni esclusivamente professionali, chi per semplice diletto, e chi perché sente la necessità di provare a dare sfogo ad una sua esigenza creativa. Negli ultimi anni si sono diffusi un po' ovunque numerosi "laboratori di scrittura"; ciò con l'obiettivo di svelare a chi lo desidera i segreti di un'arte – quella dell'ideazione e della composizione di storie narrative –che non è affatto semplice da imparare, ma che, una volta che si riesce a padroneggiare, regala sempre molte soddisfazioni.
Nel 2018 l'associazione culturale "I biblionauti" costituì, in collaborazione con la biblioteca comunale "Norberto Turriziani" di Frosinone, e sotto la direzione del prof. Guido Cangemi, un laboratorio di scrittura creativa che, dopo aver previsto il primo anno un propedeutico "percorso teorico e tecnico"per i suoi partecipanti, quest'anno ha "avviato l'esperimento della scrittura multipla", che è poi sfociato in un romanzo, scritto "a 16 mani" da (in rigoroso ordine alfabetico) Giuseppe Andreozzi, Damon Andres, Paola Baldassarra Ricci, Alessandro Bottone, Guido Cangemi, Antonio Corvaia, Rocco Calcagni e Paola Sarandrea, intitolato "Stiamo benissimo", e che è stato appena pubblicato da Youcanprint.

L'ambiziosa operazione narrativa presentava, come è agevole immaginare, numerose insidie.
Perché riuscire ad amalgamare tanti stili letterari diversi, armonizzando adeguatamente storie, personaggi ed avvenimenti, non era affatto facile.
Ad evidenziarlo è la presidente dell'associazione culturale "I biblionauti" Maria Paola Gangeri, la quale, nella prefazione del libro, ha giustamente ritenuto opportuno precisare che si è trattato di «una vera officina di scrittura… un'orchestra in cui la singolarità di ogni strumento, insieme al suo direttore, concertatore e coordinatore allo stesso tempo, completa, e anzi arricchisce, l'armonia generale dell'opera». Tale "esercizio di stile" ha contribuito ad enfatizzare ulteriormente lo scopo stesso del laboratorio; che, come ha ricordato il direttore della biblioteca "Norberto Turriziani" Angelo D'Agostini, era poi quello di consentire, ai suoi appassionati partecipanti, di «scoprire direttamente i meccanismi, le tecniche ed il fascino della scrittura». Preziose competenze che, inevitabilmente, «creano lettori più consapevoli, capaci di scoprire il "dietro le quinte"di una narrazione».

Ne è venuto fuori un libro (che intriga sin dalla bella copertina) che, come spiega il prof. Guido Cangemi, è stato concepito, e poi scritto, avendo come modello «l'opera che ha fatto conoscere al mondo un autore di fama universale: "L'amante"di A.B. Yehoshua», ed aveva «l'obiettivo di far convergere in un tema unico diverse storie individuali, paradigmatiche della vita di tutti i giorni, non eccezionali o eccessive o clamorose».
"Stiamo benissimo" è dunque un'opera che ha la sua originalità, e che si fonda sulla tensione narrativa alimentata dalla misteriosa scomparsa di due attempati coniugi (Alex e Marianne). La trama intreccia – talvolta attraverso soluzioni narrative ardite – le personali visioni e le emozioni dei suoi numerosi protagonisti di fronte a tale improvvisa sparizione; enigma che, agli occhi di parenti, amici e amanti degli scomparsi, risulta alimentato anche dal fatto che, sul tavolo della cucina della coppia, sia stato lasciato un biglietto sul quale è scritto "stiamo benissimo, non vi preoccupate, vi chiameremo".

Il romanzo ruota proprio attorno al groviglio di convinzioni, supposizioni, sensazioni, e soprattutto spiegazioni, che i diversi personaggi danno di questo inspiegabile evento. Uno di loro, infatti, è convinto che «per fare qualcosa del genere ci deve essere una smania, un cruccio, qualcosa di esistenziale, una piccola o grande disperazione». Un'altra, invece, si chiede: «Hanno scelto di fare un'altra vita. Noi non possiamo sapere cosa è passato nella loro mente. Perché starli a disturbare? Perché cercarli? Perché pensare? Perché fare ipotesi? Hanno preso una decisione». E non è l'unica, in verità, a pensarla in questo modo, visto che c'è chi ritiene che «il mistero della vita è insondabile. Non dobbiamo violare l'intimità degli altri. Dobbiamo averne rispetto. Loro sono dove hanno voluto essere». Ma il romanzo si caratterizza, come detto, soprattutto per i differenti stili letterari dei diversi coautori.

Qualcuno preferisce utilizzare belle descrizioni emotive («È visibilmente meravigliata e turbata, rossa in faccia, gli occhi che luccicano come se dovesse mettersi a piangere, il respiro affannoso che le fa sollevare il petto.
Ma non si muove. Rimane impassibile, come se fosse al corrente di qualcosa che vorrebbe dire ma non dice, come se tutto quello che le ho detto fosse scivolato sulla sua pelle», oppure «A cogliere un picchettìo sul tronco di un albero sono capaci tutti, ma a dargli una identità e una soggettività ci riescono in pochi»); qualcun altro regala efficaci descrizioni («Il freddo si è dileguato come la coppia di cui cerco notizie»); altri ancora preferiscono invece frasi brevi, dirette ed evocative («Farà male ma mi farà bene"). La narrazione – poco alla volta –induce il lettore ad immaginare quello che è realmente successo ad Alex e Marianne («Lasciali andare, Judy, lasciali andare, ovunque siano.
Ogni vita ha i suoi misteri, ogni azione ha i suoi perché»). Lo accompagna a farsi un'idea del loro destino. Sino ad un finale "sospeso" che spiazza, che inquieta, e che fa riflettere. E probabilmente era proprio questo l'obiettivo dei coautori: quello di dimostrare che, «come i libri, la vita umana si capisce solo all'ultima pagina».