Michelle si sveglia su un piccolo materasso in una stanza di cemento, ammanettata a un tubo dell'acqua e con un tutore al ginocchio. Si fa strada pesantemente attraverso la porta il gigante Howard. Inizia così "10 Cloverfield Lane". Dalla spiegazione dell'uomo si scopre che la giovane ha avuto un incidente d'auto e Howard ha avuto la compassione di soccorrerla, aiutarla e portarla con sé nel suo bunker. Si è preso cura delle sue ferite. L'ha rinchiusa per il suo bene, non volendo che si ferisse nuovamente quando si sarebbe svegliata.

In breve, le ha salvato la vita, e non solo dall'incidente, ma da qualcosa, come lo descrive lui, di molto peggio.
Si scopre che Michelle è nel bunker di Howard, insieme a un giovane, lo spensierato Emmett. Secondo loro, qualcosa di orribile è accaduto nel mondo esterno, una tossina nell'aria rilasciata da agenti sconosciuti che è fatale per chiunque sia abbastanza sfortunato da respirarla. È Armageddon, o almeno così dice Howard, e se i tre vogliono sopravvivere, allora dovrebbero restare dove sono, nel bunker, almeno per il prossimo anno, forse anche due.

Ma quindi dove sta il sequel di Cloverfield? Il film, diretto da Matt Reeves, mostrava al mondo un attacco a New York da parte di una mostruosa creatura gigante, lasciando la città ed il mondo nel panico. Stavolta non c'è modo di sapere se quanto Howard afferma sia vero.
Le mura del bunker sono strette e lasciano fuori ogni scampolo di vita normale. La quotidianità di Michelle, Howard ed Emmett diventa ben presto opprimente, soprattutto quando imposta.

Il film è un manuale per giovani "thrilleristi" che mostra, in pochissimo, come si costruisca la tensione attraverso la scrittura. Un ritmo crescente che inizia a rotolare verso un inevitabile salto verso il climax. Indubbiamente il prodotto sarà più fruibile vedendo il film di cui porta il nome, anche solo per conservare internamente il dubbio dell'effettiva continuità tra i due prodotti. In un film con pochi attori il loro coinvolgimento nel progetto è essenziale ed è così che Mary Elizabeth Winstead conferma di essere un'attrice completa, in grado di far innamorare quando ce n'è bisogno, o di mostrarsi impaurita e determinata nello scantinato di Howard.

La presenza scenica di John Goodman è sbalorditiva, come lo è stata negli ultimi vent'anni della sua carriera. Chiude il cerchio John Gallagher, innocente e, al tempo stesso, perfettamente funzionale alla tensione crescente del film. Consigliato, su Prime Video.