Si parlano. Ma non si capiscono. Lo stesso copione, tra i vari sindaci che si sono succeduti alla guida del Comune di Cassino e i rettori al timone dell'Università, si ripete più o meno da 40 anni. Da quando, cioè, è nata la prima facoltà dell'Unicas. Da allora Cassino è diventata una città sede di università. Ma ora, entrata negli "anta", non è ancora una vera e propria città universitaria. C'è una sinergia a parole, con l'amministrazione comunale, ma nei fatti la città non è mai stata la marcia in più dell'Università. Semmai, il contrario.

Gli studenti, ancora oggi, continuano a preferire l'Unicas rispetto ai più blasonati atenei romani e campani, solo perché la didattica è eccellente e il parco docente, seppur ridotto a causa della mobilità, è da fare invidia a tanti. Da Ingegneria a Lettere, passando per Economia, Giurisprudenza e Scienze Motorie, l'Unicas vede delle vere e proprie eccellenze tra i suoi docenti. La ricerca non è da meno. Sulle strutture, con il Campus ormai pronto ad ospitare quasi tutte le facoltà, si è fatto tanto per dar lustro all'ateneo. Ma per uno studente fuori sede, una volta terminata la giornata all'Università, c'è poco o nulla da fare. E, paradossalmente, la situazione è andata peggiorando anziché migliorando. Mentre fino a pochi anni fa esisteva il "giovedì universitario", ovvero una serata dedicata agli studenti con divertimento e musica, ora gli studenti si incontrano quasi esclusivamente sulla piazza dei social network.

A mettere in evidenza le criticità sono da anni proprio gli studenti. Negli anni scorsi un rappresentante ha palesato la problematica nel corso del discorso all'inaugurazione dell'anno accademico. Oggi, quasi all'unisono, le associazioni studentesche spiegano: «Non manca solo il cinema e il teatro. Una città come Cassino avrebbe bisogno di centri di aggregazione giovanili, di biblioteche. Io al liceo ho avuto la fortuna di avere un docente che ci ha portato a conoscere tutte le ricchezze culturali del nostro territorio: dal teatro romano alle terme varroniane. Oggi noto invece che manca questo stimolo nei confronti dei ragazzi, e manca soprattutto qualcuno che dia loro una motivazione a interessarsi a eventi culturali perché, anche quando sono presenti, o non sono adeguatamente pubblicizzati anche all'interno dell'Università o mancano agevolazioni per gli universitari. Spesso mancano entrambe le cose». L'impietosa fotografia di Elena dimostra come Cassino sia sì una città sede di università, ma non ancora una vera e propria città universitaria.

Sul punto concorda anche il suo collega di "Primavera", Achille Migliorelli, rappresentante degli studenti in Cda. Che dice: «Cassino ha tutte le carte in regola e le caratteristiche per diventare una città universitaria. Se così ancora non è, la colpa è di tutti: del Comune, dell'Università e di Laziodisu. Sono difatti le istituzioni per prime a doversi interessare della questione». Anche se appartenente a una lista concorrente, Mario Mignanelli di "Unisono", rappresentante in Cda, è sulla stessa lunghezza d'onda. E argomenta: «Far sì che ci sia un maggior collegamento tra città e università è stato il primo punto della mia campagna elettorale. Purtroppo notiamo con dispiacere che dal Comune non ci sono segnali nel raccogliere le nostre istanze». Non nasconde l'amarezza neanche Riccardo Mancinelli, presidente dell'associazione studenti Erasmus, che con il sociologo Luca Colantonio e il fondatore di Guardiani University Leonardo Petrilli e Gian Vito Carlo Musto, è molto attivo per cercare un collegamento tra città e università. Non da ultimo si è reso promotore di un progetto denominato "tandem linguistici". Ma il suo è un vero e proprio grido d'allarme: «Io capisco le ordinanze restrittive da parte del Comune, ma i ragazzi di Cassino, gli universitari in particolar modo, hanno bisogno di una valvola di sfogo. Di divertimenti che Cassino non offre. Di centri giovanili mancanti. E per cercare magari una sala cinematografica devono fare circa 80 km di macchina in superstrada, mettendo a rischio anche la loro vita su tratti di strada pericolosi in particolar modo il sabato sera. Le istituzioni facciano qualcosa, prima che sia troppo tardi».