Quarant'anni e non sentirli. Il 3 aprile 2019 l'Università di Cassino entra negli "anta". Dopo un biennio di terrore (2017-2018), in cui l'ateneo ha rischiato addirittura di scomparire sepolto da un maxi debito di 40 milioni di euro, il 2019 è l'anno dei festeggiamenti.

Non solo il quarantennale. Si festeggia anche e soprattutto l'uscita dal tunnel, dalla crisi più brutta che ha investito l'ateneo in questi quarant'anni. Per capire come si è arrivati a tutto ciò, bisogna partire da lontano, dalle origini. Dal 3 aprile 1979, il giorno della fondazione dell'Unicas. La legge numero 122 del 3 aprile, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 18 aprile 1979, prevedeva tra le altre cose anche l'istituzione del secondo ateneo di Roma e dell'università della Tuscia.

Ma la novità più importante riguardava l'Università in provincia di Frosinone, ma situata non nel Capoluogo, bensì a Sud della Ciociaria. E sette anni prima, nel 1972, a Cassino si erano accesi i motori della Fiat, che tra stabilimento pedemontano e indotto aveva assicurato il posto di lavoro a migliaia di persone. L'industrializzazione e la cultura: erano gli anni in cui la città martire era il vero baricentro della Ciociaria.

Erano gli anni della Dc imperante, dei parlamentari che avevano un peso sul territorio. E che hanno dimostrato, con i fatti, di spendersi per lo sviluppo dello stesso. Altro che scontrini e rendiconti. Altro che passerelle e parole al vento. Erano gli anni in cui l'antipolitica non trovava terreno fertile, perché la Politica, faceva la Politica. Dopo il Magistero nel corso degli anni hanno preso vita tutti i principali dipartimenti (che prima della riforma del 2010 tutti conoscevano con il nome di facoltà): da Ingegneria a Economia, da Lettere e Filosofia a Ingegneria meccanica, civile e telecomunicazioni, da Scienze dell'Educazione a Servizi Sociali, da Giurisprudenza a Scienze Morie, a Cassino pian piano si è sviluppato di tutto.

Negli anni Novanta l'Unicas ha sfondato il muro dei diecimila iscritti, collocandosi così tra gli atenei medi. A una buona crescita dell'ateneo – che grazie alla sua posizione geografica raccoglie immatricolati non solo dalla Ciociaria ma anche dal Sud Pontino, dalla Campania, dal Molise e dall'Abruzzo – corrisponde un ampliamento di tutta la comunità accademica. Non solo dal punto di vista delle strutture, ma anche del personale.

Tanto, forse troppo. Centinaia e centinaia di docenti. I tecnici-amministrativi lievitano di anno in anno. Iniziano mire espansionistiche che si rivelano un boomerang: sedi decentrate in tanti centri del Lazio Meridionale. Ma dopo pochi anni alcune chiudono, altre, rivelatesi un flop, si ridimensionano. Chiaro il segnale che la politica stava iniziando a disinteressarsi, o ad interessarsi male, del suo fiore all'occhiello.

Così nell'ultimo decennio è iniziato pian piano l'accentramento delle strutture al Campus Folcara, ma ormai è evidente che non c'è più una politica autorevole ed influente che riesca a mettere in sinergia e in collegamento i due mondi: ovvero la città e l'Università. Il Campus è una vera eccellenza del territorio, ma è isolato dal centro.

Ed è questo probabilmente uno dei fattori che dopo quarant'anni rende Cassino solamente una città sede di Università, ma non ancora una vera e propria città universitaria. Anche in questo la politica non ha saputo incidere. Dalla Regione alla Provincia alle varie amministrazioni comunali, passando per i deputati e senatori eletti in questo territorio: sono sempre tutti in prima fila alle inaugurazioni dell'anno accademico e alle varie cerimonie. Tante belle parole e slogan ad effetto, ma ad oggi non si conosce un piano di integrazione reale tra i due mondi e l'università continua a restare confinata ai margini di una città che sembra non accorgersi del grande patrimonio che possiede.

Ciononostante, la didattica e la ricerca si sono dimostrate essere più forti di tali negligenze, e sebbene tanti studenti sono frenati dallo scegliere l'Unicas perché il contorno non offre nulla di dignitoso, l'Università seppur messa in ginocchio dal maxi debito è riuscita a rialzarsi solamente grazie alla sua credibilità e alla sua autorevolezza continuando ad attrarre iscritti.

Grazie a una didattica eccellente e a progetti di ricerca invidiati da tanti atenei più blasonati. Grazie ai sacrifici di chi non si è mai arreso, anche quando ormai sembrava tutto perso. Grazie a chi pensa che i quarant'anni sono un punto di partenza, e non certamente un punto di arrivo. Grazie a una comunità accademica che ha saputo rimboccarsi le maniche e, da sola, risalire la china. E siccome ciò che non uccide fortifica, giunta a quarant'anni l'Università è più forte di prima. Nonostante una politica che si interessa dell'Unicas solo tramite i comunicati stampa e poco più.