Maurizio Battista è un uomo di parola. Come aveva promesso ai suoi fans - con un videomessaggio e un’intervista a Ciociaria Oggi, dopo l’annullamento dello spettacolo “Ero felice ma non lo sapevo” previsto al palasport del Casaleno l’8 gennaio scorso - sarà domani a Sora con “Allegro? Sì, sì... ma non troppo”con inizio alle 21.10. Romano, ma dalle radici ciociare (il papà è di Arce) è una vera forza della natura. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui prima dello spettacolo, cui partecipa anche Manuela Villa con due intense canzoni.

Di cosa parla in questo spettacolo?
«In realtà è una serata tra amici. In due ore e mezzo racconto del mio quotidiano. Ci prendiamo un po’ in giro, parliamo di cose vere, delle mie storie (fra tre mesi nasce la sua terza figlia ndr), racconto le ecografie, le risonanze, è uno spettacolo work in progress».

È una serata tra amici, quindi chi viene deve portare vino e dolce?
«Sì, minimo. D’altronde la serata è molta sostanza e poca forma. Come tra amici si chiacchiera e ci si fanno due risate».

Hai esordito in Fantastico nel 1989. Sei stato raccomandato?
«Io non conosco e non conoscevo nessuno, anche perché nasco simpaticamente timido. Ho una vita molto semplice. Quello che ho fatto e faccio credo di averlo meritato. Nessuno mi ha “spinto”, il che mi avrebbe fatto pure piacere (ride ndr)».

Nei tuoi pezzi vai sempre a recuperare qualcosa della tua memoria.
«Ricordo le cose di quando ero felice e non lo sapevo. Mi tornano sempre in mente gli aneddoti e gli eventi della mia infanzia e della mia famiglia. Degli anni Sessanta, che per i giovani è preistoria, ma che erano la vita mia e di persone perbene, di una grande generazione».

La tua romanità viene fuori in tutti gli spettacoli. Il dialetto è una chiave di comunicazione valida in un società sempre più multietnica?
«Sono a favore dei dialetti e del loro buon uso. Il dialetto aiuta, soprattutto i comici. La mia è una romanità genuina, comprensibile da tutti. Se nei miei spettacoli mi mettessi a parlare forbito, mi manderebbero via dopo due minuti».

Cinema, teatro, tv: qual è il mezzo più efficace per esprimersi?
«Il teatro. Lì la gente ti guarda in faccia a dieci metri, non si può bluffare. La tv non è vera, il cinema è fantasia. Il teatro è verità. Se hai il mal di reni si vede: cammini storto».

Tu sei di Roma. Quanto conta questa città per te e cosa è cambiato negli ultimi anni?
«Sicuramente la città aiuta: Roma ha tantissimi abitanti, in gran percentuale sono mezzi scemi come me. Sì, Roma è cambiata in peggio perché siamo peggiorati noi. Si è imbruttita in mille modi, come noi. La città peggiora insieme a noi e noi insieme alla città».

Tre cose che faresti se venissi eletto sindaco di Roma.
«Tenterei di recuperare un po’ di senso civico. Per il resto, tre cose sono poche».

Nei tuoi spettacoli la politica è assente.
«Non la tratto. Ma vorrei dire una cosa sempre a proposito di Roma. Negli ultimi anni siamo stati sfortunati con i sindaci, ci ha detto un po’ male. Auspicherei che diventasse sindaco una donna, al di là delle idee politiche di ognuno di noi. Sono, in molti casi, migliori degli uomini. Basta vedere come si comportano in auto: guidano, si pettinano, fanno il sugo. Facciamo provare una donna per una volta? E sia chiaro, una donna, non uno vestito da donna».

Come sono i ciociari?
«Mi trovo bene: sono paciocconi. Bazzico parecchio le vostre zone. Anche la mia assistente è ciociara, di Anagni. E poi ci sono le mie origini e vi è nato Cicerone, il che non è poco».