Prima i vandali, ora lo spettro della sicurezza. Il parco giochi inclusivo, presente nel centrale parco Santa Chiara, non ha trovato mai pace. Infatti, in città in queste ore alta è l'attenzione sul luogo d'attrattiva per i più piccoli che potrebbe essere rimosso totalmente a causa della sua pericolosità. La paventata azione fa infuocare il direttivo dell'associazione Proviamoci un po', che ha organizzato la raccolta fondi per tramutare in realtà i sogni di tanti bambini diversamente abili.

«Stiamo valutando con gli uffici come muoverci. In questa fase - ha spiegato il primo cittadino, Roberto De Donatis - è indispensabile risalire alla documentazione che certifichi l'adeguatezza dell'opera. Se, a fronte della ricerca, non emergeranno dati esistenti, saremo costretti a procedere con la rimozione dell'intera opera.

«Pur definendo l'associazione che ha proposto l'iniziativa, animata dai migliori propositi, volti ad una sana aggregazione sociale, non è pensabile - ha aggiunto il sindaco di Sora - lasciare in città giochi pericolosi».

A fronte delle possibili scelte dell'amministrazione comunale non è tardata ad arrivare la nota dell'associazione Proviamoci un po', che sul proprio profilo social ha esternato un duro disappunto.

«Avviso a tutti i cittadini sorani. Il progetto Parco per tutti - leggiamo nella nota inviata alla stampa - realizzato e donato al comune e alla cittadinanza di Sora da parte dell'associazione proviamoci un po', è stato realizzato, progettato e collaudato da professionisti regolarmente iscritti ognuno ai propri ordini professionali con il rilascio della certificazione a norma di legge. «Pertanto chiunque voglia dimostrare che il parco giochi non è a norma, abbia il coraggio e il buon senso - concludono dal sodalizio - di acquisire tutta la documentazione depositata presso il comune di Sora e se ritiene che non sia a norma può agire liberamente e legalmente senza falsi proclami mediatici. Grazie».

Tra i genitori che quotidianamente portano a giocare i propri figli nello spazio ludico salgono le perplessità.

«Può un'opera dopo un anno - dicono alcuni di loro - essere definita pericolosa? Vogliamo al più presto delle risposte, perché noi ci teniamo all'incolumità dei più piccoli. Speriamo che questi dubbi - chiosano - non si tramutino in realtà, sarebbe un danno per l'intera comunità, oltre che ad uno spreco di denaro».