L'odissea dei pendolari è un tema di cui si parla da sempre, ma per capire dove stia il confine tra mito e realtà, è necessario vivere quell'esperienza direttamente, per capirla davvero e poterla raccontare.

Il nostro viaggio

Andiamo alla stazione di Frosinone e alle 7.05 saliamo sul 2494, proveniente da Caserta. Tra il capoluogo e Roma ci sono sette fermate da fare. Temiamo di non trovare posto, siamo in due e in effetti è difficile vedere due sedili vuoti, conquistati solo dopo aver attraversato più di un vagone. Davanti a noi una ragazza. Il suo viso comunica stanchezza, data da «problemi che sono sempre gli stessi: ritardi, treni cancellati, stop obbligatori. Ma rispetto a due anni fa - ammette - i treni sono più puliti, anche perché qualcuno è nuovo».

Un'altra donna, a quel punto, sembra non riuscire a trattenersi: «Sapete cosa mi è accaduto pochi giorni fa? Tornando dal lavoro, dovevo prendere il treno delle 18.15, ma ho dovuto fare i conti con un ritardo di venti muniti. Allora ho preso quello delle 18.42, ma anche questo è giunto con un ritardo di parecchi minuti. Mi è toccato stare in piedi fino a due fermate prima della mia. Sono arrivata a casa con un'ora e mezza di ritardo. Secondo me dovrebbero essere disponibili più corse all'orario di ritorno dei pendolari», sottolinea. «E non mi piace quando non veniamo informati in merito alle problematiche che determinano uno stop sui binari. Meno male che oggi il vagone è caldo, non tutti lo sono». Ma poi aggiunge: «Non è sempre colpa di Trenitalia, ci sono anche i comportamenti poco rispettosi dei passeggeri, che spesso danneggiano i mezzi con scritte e graffi ai sedili».

Parola ai pendolari

Due vagoni dopo una coppia ci avverte: «Se succede qualcosa, sarà difficile tornare a casa». Chiediamo di spiegarci meglio il monito, e Lara ci racconta quella volta in cui, a pochi minuti dalla partenza, è stato annunciato un cambio di binario. Lei però si era addormentata per la stanchezza e nessuno del personale si è assicurato che tutti avessero sentito della variazione. Si è risvegliata a Pomezia credendo di aver sbagliato. «Forse il passaggio del controllore nel mio vagone avrebbe evitato questa brutta sorpresa. È un lancio di dadi - ci dice - A volte ti va bene, a volte ti va male». La coppia viene da Olevano e per raggiungere la stazione prende l'autobus. Ecco perché si batte per una maggiore sinergia tra autobus e treni. «Avremmo bisogno di maggiori corse basate sulla coincideva con i pullman», fanno notare.

Fino a quel punto tutto normale, ma per qualcuno il peggio deve ancora venire. «Il tratto peggiore è quello tra Zagarolo e Ciampino», ci svelano. E infatti salgono molti passeggeri. Diventa quasi impossibile muoversi, la gente si accalca anche davanti alle porte dei bagni. Entriamo per verificare: l'erogatore del sapone non funziona. «Noi saliamo a Zagarolo per scendere a Termini e non troviamo mai posto a sedere», ci confessa sorridendo un gruppo, cercando di nascondere la sua quotidiana insoddisfazione. Un altro gruppo, che ugualmente non spera più in un posto a sedere, conferma che i disagi più grandi sono i ritardi, ma anche i guasti, secondo loro troppo frequenti, e i cambi di binario. Inconvenienti che confondono e innescano il toto treno.

Le critiche aumentano

Non sopportano nemmeno il modo di gestire i contrattempi e le emergenze: «Nessuno ti spiega mai bene cos'è successo, quanto tempo è necessario per rimediare e non viene mai annunciata la risoluzione del problema», affermano. «Una volta c'è stato un incendio in uno degli ultimi vagoni, il fumo si propagava lungo tutta la superficie del mezzo, vedevamo la gente correre, ma dall'altoparlante uscivano fuori pochissime indicazioni. Poi il treno è ripartito come se niente fosse».

Finalmente, alle 8, arriviamo alla stazione Termini, scendere per molti è una liberazione. Saliamo subito sul treno del ritorno, quello delle 8.35. Ci accomodiamo (stavolta sì) e ci mettiamo a parlare. Davanti a noi, da sola, un'anziana. La vediamo agitata e non capiamo il perché, poi lei ci guarda e racconta: «Spero non ci sia un cambio di binario, ogni volta ho questo ti- more, voglio solo tornare a Frosinone in santa pace». Eccola, la vita quotidiana dei pendolari. Disagi e ritardi al- l'ordine del giorno.