Con la scoperta dell'inghiottitoio per la conca della stazione sciistica si apre una speranza di soluzione al problema dell'allagamento. Finora gli interventi effettuati hanno fronteggiato le ricorrenti emergenze ma con costi rilevanti e non riuscendo a evitare danni alle attività commerciali. La recente scoperta fatta dagli speleologi, però, potrebbe offrire una soluzione definitiva all'annoso problema della conca che in poche ore diventa un lago profondo anche oltre tre metri.
La prima indicazione è giunta dall'esperto speleologo guarcinese Tarcisio Verdecchia che durante un allagamento ha notato un mulinello con tanto di zampilli causati dalla fuoriuscita di bolle d'aria al centro della conca: la prova del drenaggio delle acque nel sottosuolo, l'indizio di un inghiottitoio attivo a Campocatino. Qualche settimana più tardi, il 26 giugno scorso, un sopralluogo con gli speleologi del Circolo Speleologico Romano ha confermato la presenza di due piccole aperture nel terreno profonde fino a un metro. Il 3 marzo scorso la conferma che si trattava dell'inghiottitoio ad opera dello stesso Verdecchia e di Gianluca Sterbini.
Allargando l'apertura e liberandola dai detriti, con tutta probabilità sarà possibile ripristinare il sistema naturale di drenaggio di Campocatino, risolvendo definitivamente il problema degli allagamenti e dei danni alle attività turistiche locali. Ma la sistemazione dell'imbocco dell'Inghiottitoio di Campocatino dovrà in ogni caso essere fatta in modo da filtrare le impurità e i rifiuti provenienti dalla superfice per non compromettere le falde e permettere il passaggio degli speleologi sia per la manutenzione delle condotte sotterranee sia per le attività di ricerca e studio del sottosuolo.