Gennaio 2016, la settimana corta annunciata dall'amministrazione Petrarcone sembrava già una realtà pronta a partire l'anno successivo. Un anno dopo, cambiata la guida del governo cittadino, la situazione appare meno concreta. E soprattutto meno chiara.

Tra mamme sul piede di guerra, petizioni in atto, dirigenti (ovviamente non tutti) pronti persino a negare l'evidenza. E il sinda- co sicuro dei passi da fare e delle strade da percorrere. L'incontro con i dirigenti degli istituti scolastici della città è alle porte, forse avrà luogo già domani. Ma la situazione non è affatto chiara.

Posizioni antitetiche

Da una parte ci sono le mamme che non si arrendono. Quelle per le quali sembra assurdo di non poter usufruire della settimana corta, in un rimpallo di competenze, dopo che l'ex assessore al ramo Danilo Grossi aveva annunciato di procedere in questa direzione dopo una serie di riunioni con i genitori in via sperimentale almeno in tre plessi. Famiglie che, ad esempio, come accaduto per l'istituto comprensivo Cassino 2 di via Herold, hanno già intrapreso una raccolta firme per chiedere che venga attuata la settimana corta anche in termini di risparmio per la scuola stessa e - ancor di più - in termini di sicurezza, vista la presenza (proprio sabato mattina) del mercato settimanale, che comporta un maggior afflusso di persone anche a ridosso delle scuole.

Dall'altra parte c'è la macchina amministrativa che risponde «solo ai termini di legge» cioè ribadisce l'autonomia scolastica, pur sottolineando disponibilità nella stessa amministrazione. «In questi giorni incontreremo i dirigenti scolastici per discutere della questione. Pur ribadendo la nostra chiara disponibilità è ovvio che sia preminente il patto di corresponsabilità firmato all'inizio di ogni anno dalle scuole stesse - ha ribadito il sindaco D'Alessandro - Sappiamo di dover assicurare il servizio degli scuolabus e quello delle mense con un certo criterio, cercando di evitare quanto più possibile inutili sprechi. Ma non possiamo imporre né l'una né l'altra soluzione per le lezioni, altrimenti rischieremmo di incorrere nel penale. Sono le scuole a dover comunicare la volontà delle famiglie. E secondo un iter ben preciso, dopo il collegio dei docenti e la ratifica della delibera presa. Solo allora il Comune può intervenire».

Il problema è legato anche ai numeri: in alcune scuole come il I Circolo, spiega ancora il sindaco, il 55% è favorevole alla corta, il 45% alla settimana lunga. Nel III circolo, invece, l'80% è per la corta e solo il 20 per la corta. Ma senza unità di intenti la questione resta nel caos. Soprattutto perché in diverse classi è già in vigore la settimana lunga senza possibilità di scelta. La parola ora passa ai dirigenti scolastici chiamati a relazionare la propria volontà al sindaco.