A scrivere questa bella ed a tratti commovente lettera aperta Maria Grazia Martina preside attualmente in pensione di Frosinone.

<Lettera aperta di una paziente, molto paziente, insomma di una paziente "cronica" da tempo in cura presso l'Ematologia del nosocomio di Frosinone alla "sua" straordinaria dottoressa Roberta Sala.
In punta di piedi, sommessamente, con estrema discrezione e qualche titubanza, mi accingo a scrivere... non so ancora bene ciò che dirò … La scrittura è per me una passione, un'esigenza, una catarsi, una terapia; è l'ignoto che mi porto dentro e scrivere è solo un impacciato, momentaneo tentativo di raggiungerlo. Le nostre parole sono, a volte le uniche tracce della vita passata: così ogni ricordo diventa uno spazio affollato di suoni, di echi, di presenze, di "incontri". Dell'esistere nulla si perde davvero! Gli incontri giusti, rari ma fondamentali, sono più importanti dell'amore quando danno qualcosa in più ed aggiungono valore alla vita che già hai>.

<Sono trascorsi diciassette interminabili anni da quel lontano, drammatico 2001 quando mi fu diagnosticata una grave forma di "Leucemia Mieloide Cronica". Il mio pensiero - prosegue - si fa "rammemorante" e mi obbliga a ripercorrere quella dolorosa esperienza che ha rappresentato un vero e proprio spartiacque" "nella" e "della" mia vita. Ero spaventata, incredula, smarrita, terrorizzata, disperata mentre subivo, impotente, la crudele invasività di una patologia subdola e devastante in tutte le sue manifestazioni. Cercavo assurde, improbabili smentite, impossibili conferme di brandelli di futuro, rassicurazioni, protezione e riparo in uno sguardo, in un sorriso di speranza, in una mano amica sulla spalla. Ebbene, proprio nella "neonata" divisione ematologica in funzione nell'allora Ospedale Civile "Umberto I° " di Frosinone, strutturalmente inadeguata ma illuminata e resa immensa dalla deontologia professionale di una favolosa èquipe di operatori sanitari, accomunati dalla passione, dall'entusiasmo, da una forte spinta motivazionale, ho incontrato colei che sarebbe presto diventata il mio "angelo custode". Le cure, gli esami, le analisi … tutte cose fondamentali. Come sostenere il contrario? Ma c'è l'elemento, il più importante che nessuna medicina può sostituire: il rispetto per il paziente e la capacità di ascolto dei suoi familiari. Mille perché senza risposte affollavano la mia mente, mentre lacrime spontanee irrigavano il mio volto, copiose ed inarrestabili. Nel turbinio indefinito di volti tesi che si avvicendavano intorno alla mia persona, in gara contro il tempo, spuntò il sorriso, timido ed inaspettato, di una giovanissima dottoressa, rafforzato dalla complicità di una vigorosa stretta di mano. Per me un segnale di speranza, un arcobaleno dopo un violento temporale! I gesti non hanno voce ma sanno comunicare più di tante parole … e poi ..nessuno ama la luce come il cieco. Da quel momento la Dottoressa Roberta Sala è diventata, inevitabilmente, la "mia dottoressa" per la straordinaria capacità di lenire quella paura ancestrale, incontrollata ed incontrollabile , eppure terribilmente umana, emersa dopo il terremoto esistenziale. Quando le forze scemano ci rendiamo perfettamente conto che da soli non bastiamo. Autorevole, competente, sicura, la mia guida ha saputo donarmi parole di conforto, senza pietismi né false illusioni. Non mi ha soltanto curato ma si è presa davvero cura di me, rimanendomi accanto fino all'ultima goccia di flebo, ben oltre il suo orario di lavoro, insegnandomi ad affrontare il dolore e la sofferenza , ricordandomi in ogni occasione che il mare della vita non è sempre calmo e che per questo bisogna imparare a navigarlo. Da lei ho attinto la forza di intraprendere la dura battaglia per la vita attraverso l'accettazione e la condivisione emotiva di un evento doloroso e destabilizzante. Ha accolto e raccolto, con affettuosa fermezza, gli appelli accorati, insistenti, petulanti, e non di rado, invadenti del mio, allora, giovanissimo figliuolo che non riusciva a rassegnarsi all'idea di perdermi. Da diciassette lunghissimi anni Roberta Sala mi accompagna, mi è accanto, mi precede e mi segue in un rapporto solidale, sempre rispettoso dei reciproci ruoli. Scrupolosa, pacata, mai stanca, fermamente amorevole … in una parola, una disponibilità fuori misura. A lei mi legano due parole diverse ed inseparabili: "gratitudine e riconoscenza": la prima è un sentimento, l'altra è la volontà di ricambiare. Mentre scrivo cerco e ricerco le parole giuste per esprimere quanto la mia volontà sia stata rafforzata, incoraggiata, curata, stimolata, coccolata, aiutata dalla grande professionalità, dalla rara umanità, dalla competenza, dalla determinazione, dal calore, dalla sensibilità, dall'empatia, dalla disponibilità, dalla modestia di questa eccezionale professionista>.
<Questa è la buona sanità, il positivo, l'eccellenza - conclude - che merita di essere conosciuta e riconosciuta, premiata e valorizzata accendendo i riflettori su questa nostra travagliata, denigrata, bistrattata Provincia in cui la "meritocrazia" stenta sovente a trovare legittimazione, troppo spesso fagocitata dalla vorace Capitale . Si possono percorrere milioni di chilometri in una vita sola, senza mai scalfire la superficie dei luoghi, né imparare nulla dalle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare … In fondo questo mio è solo un modo , del tutto personale, di dire ad una persona "meravigliosamente semplice e semplicemente meravigliosa".  "Grazie, grazie, grazie" è la risposta ad una necessità morale di esaltare l'immenso valore di un semplice, straordinario "grazie>