Negli ultimi tempi i reparti dei pronto soccorso della provincia sono in forte crisi e i disagi aumentano. Abbiamo cercato di capire meglio la situazione parlando con il responsabile del pronto soccorso dell’ospedale “Spaziani”di Frosinone, nonché presidente dell’Ordine provinciale dei medici, Fabrizio Cristofari.

Dottor Cristofari, cosa sta succedendo?
«I problemi nei pronto soccorso si verificano lungo tutto il territorio nazionale e si sono intensificati negli ultimi due anni. Ormai sono in difficoltà anche le strutture del nord, in genere più efficienti. Nel Lazio la crisi si sente parecchio».

E Frosinone come se la passa?
«Il pronto soccorso di Frosinone è, per numero di accessi, trai primi cinque della regione Lazio, registrandone, sommando Alatri, una media di 75-80.000 all’anno. È un numero molto rilevante, ma riusciamo a gestirlo bene. Ci troviamo invece più in difficoltà quando questi numeri raddoppiano. Attualmente dobbiamo fronteggiare una media di 300 accessi giornalieri, essendo noi tarati sui 150 pazienti».

Quindi il nodo è quello dei posti letto e della carenza di personale?
«Sono i posti letto. Io non parlerei di carenza degli operatori, anche perché a questo abbiamo ovviato assumendo nuovo personale. Ci sono ad oggi 8 medici in più tra Frosinone e Alatri, con un aumento di circa 10 infermieri. Tuttavia ciò non basta quando si è in fase di iperafflusso, un sovraffollamento dovuto alla stagionalità, all’età media ora più avanzata e anche al fatto che, spesso, chi si reca al pronto soccorso non si rende conto di non avere un’effettiva urgenza. Trovo drammatico non riuscire spesso a garantire il ricovero a chi ne abbia bisogno, ma i tagli ai posti letto hanno cause lontane: derivano dai decreti firmati dall’amministrazione Polverini, che ha anche chiuso molte strutture. In seguito Zingaretti ha provato a risolvere il deficit strutturale di posti, che qui stimo attorno alle 200 unità».

Cosa fare allora?
«Senza forti interventi a livello superiore, è difficile prevedere sviluppi positivi e purtroppo saremo costretti ad avere ancora pazienti nei corridoi, considerando pure che, a differenza della provincia di Roma, possiamo appoggiarci a pochissime strutture convenzionate. Noi nel frattempo abbiamo aperto un reparto collegato al pronto soccorso, quello di “medicina d’urgenza”, oltre ad aver ricavato nuove stanze all’interno del pronto soccorso dove ulteriori pazienti possono stare in “osservazione breve”. Sarebbe utile far in modo che alcuni tipi di prestazioni mediche vengano fornite anche dal medico generico, evitando di venire in pronto soccorso senza una motivazione sensata. Inoltre, una più diffusa presenza di strutture alternative e una maggiore attività di prevenzione ridurrebbe gli accessi. Ma la partita si gioca sul piano degli investimenti pubblici, ad oggi insufficienti».