Secondo l'associazione contro le malattie vascolari, le patologie che riguardano i vasi sanguigni colpiscono oltre la metà della popolazione adulta. Per questo è importante conoscere le situazioni di rischio e sottoporsi a visite specialistiche. Ne abbiamo parlato con il dottor Pierluigi Edgard Mollo, specialista in angiologia medica e geriatria. Ha svolto la sua attività pubblica nell'ambito dell'Asl di Frosinone e dal 2016 esercita nella struttura INI Città Bianca di Veroli, dove cura l'ambulatorio di disciplina angiologica.

Dottore, perché prima di sottoporsi a esami strumentali è importante una visita specialistica?
«La visita deve venire sempre prima di ogni esame strumentale. Lo specialista ha una visione completa del percorso clinico, diagnostico e terapeutico da seguire. E spesso permette di evitare esami non appropriati, mirando il percorso verso quelli utili ai fini della diagnosi».

Di cosa si occupa l'ambulatorio angiologico?
«A Città Bianca di Veroli eseguo visite angiologiche ed esami a ultrasuoni di tutti i distretti vascolari del corpo. All'interno della struttura è possibile sottoporsi a tutti i tipi di ecocolordoppler con apparecchiature eccellenti di ultima generazione e, quindi, ad elevata affidabilità dal punto di vista diagnostico».

Le patologie angiologiche riguardano una specifica fascia di età?
«L'angiologia è una branca che affronta le patologie vascolari sia in ambito di prevenzione, sia di diagnostica, terapia e riabilitazione, e interessa, quindi, tutte le età. La patologia arteriosa colpisce le persone di mezza età e di età avanzata, quella venosa, invece, può riguardare tutte le età. Pensiamo alla patologia varicosa in gravidanza, alla patologia malformativa congenita, che si può riscontrare anche nell'infanzia, o alla patologia linfatica, riscontrabile anche in età infantile per le forme congenite. La patologia degenerativa vascolare cronica, invece, che riguarda l'età avanzata».

In cosa consiste la prevenzione in ambito angiologico?
«La prevenzione può essere primaria in soggetti sani che fanno preventivamente visite angiologiche ed esami strumentali per diagnosticare un'eventuale malattia che non ha ancora dato segno di sé. Poi c'è la prevenzione secondaria. Una persona colpita da infarto, ad esempio, deve studiare la circolazione nei distretti carotideo e degli arti inferiori per valutare il rischio cardiovascolare globale e verificare se ci sono localizzazioni aterosclerotiche, non solo a livello coronarico. La prevenzione secondaria comporta anche uno studio del distretto carotideo per vedere se ci sono placche aterosclerotiche e quindi per prevenire l'ictus oppure per verificare la presenza di un'arteriopatia obliterante degli arti inferiori, che può essere asintomatica o paucisintomatica, e quindi intervenire precocemente con trattamenti di ordine medico o, se necessario, anche di ordine chirurgico. Nell'ambito della patologia venosa, invece, bisogna considerare un'eventuale familiarità varicosa, e, quindi, sottoporsi a visite angiologiche precoci per rilevare la presenza di eventuali varici.

Nelle donne c'è, inoltre, il problema delle varici in gravidanza, quindi se si avvertono iniziali disturbi come pesantezza delle gambe o gonfiore è opportuna una valutazione clinica e strumentale per escluderne la presenza o attuare una serie di misure per evitare un aggravamento, che in gravidanza può essere anche molto rapido. Poi c'è il capitolo delle trombofilie ereditarie, cioè disordini coagulativi congeniti. In questi casi gli eventuali figli del paziente affetto da tale patologia devono sottoposti agli stessi esami eseguiti dal genitore per escludere che ci sia una trasmissione genetica di tali condizioni che possono essere causa di eventi trombotici arteriosi o venosi».

Quali sono i campanelli d'allarme?
«A volte una flebite o una trombosi venosa profonda degli arti inferiori o un evento embolico possono essere la prima manifestazione clinica. Spesso accade che il paziente si sottoponga allo screening a seguito di un evento trombotico e viene fuori il problema coagulativo. Ci sono poi le cosiddette trombosi venose e flebiti paraneoplastiche. Quando non c'è una causa apparente che giustifichi la trombosi venosa il paziente viene sottoposto a screening trombofilici e oncologici dai quali emerge l'esistenza di una neoplasia. Spesso, infatti, l'evento flebitico o un evento trombotico profondo degli arti inferiori o superiori o anche di una vena superficiale dell'addome è espressione di una neoplasia ancora clinicamente non manifesta. Quindi, in questo caso, l'evento trombotico rappresenta una spia importante per intervenire rapidamente con trattamento della neoplasia».