Le malattie neurologiche sono un gruppo di patologie che interessano il sistema nervoso, cioè l'encefalo, il midollo spinale e i nervi. Tra le più diffuse l'ictus, che, come si rileva dai dati del ministero della Salute, è responsabile del 9-10% di tutti i decessi e rappresenta la prima causa di invalidità. Alla stessa categoria appartengono le patologie quali morbo di Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla. Per queste e altre patologie neurologiche e neurodegeneative è spesso richiesto un percorso di riabilitazione. Di questo, ma anche delle buone norme per evitare l' insorgenza di una malattia prevenibile con poche accortezze, quale è l'ictus, abbiamo parlato con il dottor Enrico Millefiorini

Neurologo di larga fama ed esperienza, fino a un anno fa è stato docente universitario, esercitava la professione al policlinico Umberto Primo ed è stato per venti anni responsabile del Centro di sclerosi multipla dell'Università La Sapienza. Attualmente è consulente neurologo nella casa di cura Città Bianca di Veroli del gruppo INI e si occupa di pazienti neurologici ricoverati nella struttura per seguire un percorso di riabilitazione neuromotoria. Città Bianca rappresenta, infatti, un punto di riferimento per questo tipo di cure, essendo uno dei pochi centri specializzati nel campo della riabilitazione motoria, neuromotoria e cardiorespiratoria. 

Dottor Millefiorini, per quali patologie vengono ricoverati i suoi pazienti?
«Si tratta prevalentemente di pazienti colpiti da ictus cerebrali o persone operate provenienti dal reparto di neurochirurgia di Frosinone, che arrivano a Città Bianca per la riabilitazione, in seguito a problemi cerebrali o della schiena. Oltre a questi ricoveriamo pazienti con sclerosi multipla e morbo di Parkinson. E mi occupo della loro riabilitazione insieme ai fisioterapisti e ai fisiatri della struttura». 

Come è organizzato il percorso di riabilitazione?
«Per i pazienti neuromotori la Regione rimborsa il ricovero fino a sessanta giorni. Nella struttura c'è sia la riabilitazione motoria classica sia, quando necessaria, quella in pisci- na. Si cerca di far tornare il paziente all'autonomia comple- ta, almeno domiciliare, cioè restituendogli la possibilità di muoversi in casa in maniera semplice. Se poi il recupero avviene in maniera ottimale può tornare ad avere anche un'autonomia non domiciliare e quindi, ad esempio, può torna- re a lavorare, a guidare la macchina o a occuparsi dei suoi hobby, quindi, sostanzialmente, alla vita di prima». 

Quali sono le patologie più trattate?
«Soprattutto ictus ed emorragie cerebrali. Se pensiamo che l'ictus è la prima causa di invalidità e la terza causa di morte al mondo, è facile immaginare la numerosità di questo tipo di pazienti». 

Come si può fare prevenzione?
«L'ictus viene a chi ha problemi cardiaci, colesterolo al- to, ipertensione o diabete e non li cura adeguatamente. Le malattie cerebrovascolari rientrano tra le patologie rispetto alle quali si può lavorare molto bene per evitarne l'insorgenza. Bisogna evitare il fu- mo di sigaretta, almeno dopo una certa età, iniziare a fare checkup intorno ai cinquant'anni, quindi esami come ecodoppler, elettrocardiogramma, si devono misurare la pressione e la glicemia e verificare se si hanno problemi di colesterolo e, eventualmente, quando si riscontrano problemi di questo tipo, è necessario affrontarli prendendo la tera- pia adeguata. L'ictus è una del- le malattie che più facilmente si possono prevenire, ma pur- troppo molto spesso i campanelli d'allarme vengono sotto- valutati». 

Dopo la riabilitazione c'è maggiore attenzione allo stile di vita? E cosa bisogna fare dopo il ricovero?
«Sì, normalmente c'è maggiore attenzione perché il "campanello" è suonato, quindi si cerca di evitare di correre ulteriori rischi. Dopo la riabilitazione il paziente deve fare controlli periodici dal medico di famiglia o dal cardiologo. Inoltre, nella struttura di Città Bianca, quanto il paziente sta meglio c'è la possibilità di passare in day hospital, una volta finita la parte di ricovero. Di questo servizio approfittano spesso soprattutto i pazienti che abitano vicino alla struttura».