Giuseppe Pillon, per tutti Bepi, professione allenatore. Di campo. Uno che ha masticato la terra in provincia e ascoltato la musica della Champions League. Oltre duecento panchine in Serie B, più di sessanta in A. Ultima esperienza a Padova, nel campionato di Lega Pro: «Sono un allenatore che è partito dal basso - ci ha raccontato - ogni traguardo raggiunto è stato frutto del lavoro quotidiano. Ho avuto alti e bassi, ma alla base di ogni esperienza c’è stato il massimo impegno. Il calcio è in costante evoluzione. Anni fa la figura del mister era maggiormente rispettata. Anche a livello mediatico molte cose sono cambiate. Tutto è più veloce. Tutto è social. Per quel che mi riguarda cerco sempre di tenermi aggiornato perché, a livello di idee e di concetti, mi sento giovane. Stimo molto quegli allenatori che hanno fatto la gavetta. Mi viene in mente Sarri, arrivato ai massimi livelli dopo una lunga trafila. Le qualità fondamentali che deve avere un allenatore? Competenza e credibilità».

Esperienza da vendere, ma ancora tanta voglia di imparare: «Vivo a Treviso e mi piace seguire il campionato di Serie B. Vado spesso a vedere le partite del Cittadella o del Vicenza. Osservo i calciatori, le soluzioni di gioco. Mi tengo aggiornato».

Segue la cadetteria, mister Pillon. E il Frosinone, dopo tredici partite, staziona nei piani alti della classifica con ventiquattro punti: «I canarini hanno una squadra ben allestita e un allenatore, Marino, che rientra nel discorso fatto in precedenza. Uno che si è guadagnato il rispetto dei colleghi e panchine importanti con il sacrificio costante. Ha un’idea di calcio e la sua mano si vede. Tra i più giovani mi piace Bucchi. Ho visto il Perugia e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. In generale l’Hellas Verona ha un’ottima squadra, favorita per compiere il salto di categoria attraverso la prima posizione. Il Carpi (ottavo posto, ndr) ha le carte in regola per risalire la china e lottare per la promozione».

Ascoli (prossimo avversario del Frosinone), Bari, Chievo Verona e Reggina sono alcune delle squadre che hanno visto Pillon protagonista in panchina. Molti i calciatori che ha guidato, consigliato e fatto crescere. È il caso di Andrea Barzagli, colonna difensiva della Juventus e campione del Mondo con la nazionale italiana nel 2006: «Allenavo la Pistoiese - ci racconta il mister - e in organico c’era un giovane molto interessante. Andrea Barzagli, ruolo centrocampista. Mi dissero. Ci pensai su e spostai quel ragazzo dalle ottime potenzialità qualche metro più dietro. In difesa. Poi andai ad Ascoli e lo portai con me. Fu uno dei migliori giovani dell’intero campionato. Il resto è storia che conoscete».

Storie interessanti anche quelle di due attaccanti: Amauri e Barreto. Il primo allenato da Pillon nel Chievo Verona (Serie A e preliminare di Champions League con doppietta contro il Levski Sofia), il secondo nel Treviso: «Amauri? Un calciatore fortissimo. Ha fatto una carriera importante, ma per le sue qualità avrebbe potuto fare ancora di più. Così come Barreto, seconda punta (classe 1985 rapido e dotato di un ottimo dribbling, ndr) che ha vestito anche le maglie di Udinese e Torino. Avrebbe potuto, per le sue potenzialità, diventare un calciatore di spicco anche per un grande club».

Dalla terra dei campi in provincia alla musica della Champions League. Bepi Pillon, un allenatore.