Dalle parole ai fatti. Confimprese Italia ha preso carta e penna e si è rivolta direttamente al Governo. Con una lettera che il presidente nazionale Guido D'Amico ha inviato al premier Giuseppe Conte. Andando dritto al cuore del problema: «Il decreto "Cura Italia", contenente le misure a supporto di famiglie, lavoratori ed imprese per contrastare l'emergenza sanitaria, che è divenuta anche economica e sociale, dovuta al Covid-19, mette in campo una serie di risorse e misure non sufficienti a contrastare la drammatica gravità della situazione». L'urlo delle micro, piccole e medie imprese era già arrivavato nei giorni scorsi. Ma adesso è più forte.
Sottolinea Confimprese: «Gli interventi previsti, infatti, sarebbero dovuti essere mirati, con maggiore incisività, verso i lavoratori autonomi, verso le micro, piccole e medie imprese e verso le filiere (turismo, ristorazione, trasporti) che più di altre hanno subito e, purtroppo subiranno ancora, l'annullamento totale degli incassi.

A tal proposito, alla luce dell'ormai conclamato impatto negativo che le aziende stanno sostenendo, anche in termini di bilancio previsionale per l'anno in corso, è fondamentale che le misure abbiano valenza anche preventiva ovvero che possano essere di sostegno, sulla base di una "ragionevole" previsione, all'ulteriore trend sfavorevole che verrà registrato nei prossimi mesi». E ancora: «In altri termini, non si può aspettare di registrare un calo del fatturato e dell'occupazione ma bisogna attivarsi fin d'ora affinché all'Amministrazione Pubblica sia consentito di trattenere, in bonis, liquidità in azienda (o di recuperarne di nuova) per poter continuare ad essere sul mercato. Nel ribadire, ulteriormente, che servirà veramente una manovra shock, che auspichiamo arrivi con il prossimo decreto di aprile, e non solo 25 miliardi di euro, evidenziamo come il maxi decreto in questione sarebbe dovuto essere suddiviso in più interventi legislativi, separando quelli in ambito sanitario, a quali plaudiamo, da quelli fiscali e di sostegno a famiglie, imprese, professionisti e lavoratori».

Tra le proposte avanzate c'è questa per esempio: «In ordine all'impossibilità sopravvenuta della prestazione per cause non imputabili alle parti, l'annullamento dei provvedimenti d'indebitamento del conduttore nei confronti del locatore, per tutte le categorie catastali e di affitto di ramo d'azienda (tipici dei centri e gallerie commerciali, ma anche di tante attività di vicinato) per il periodo di sospensione dell'attività, compresa la rescissione contrattuale». Ma anche: «La cancellazione per l'intero periodo di efficacia dei provvedimenti medesimi, sia statale che locale, di ogni forma di imposizione avente natura di contributo, tributo, tassa e imposta e di sospensione di ogni forma di prelievo coattivo sia statale o locale a carico delle imprese per l'intera durata dei provvedimenti adottati e comunque fino al 31/12/2020». Si domanda altresì l'innalzamento del bonus di 600 euro per ogni mese di chiusura, più altre due mensilità dall'apertura.

E per quanto riguarda la cassa integrazione, sia essa ordinaria che in deroga, «si chiede che ad essa sia applicata una procedura molto semplificata che preveda la sola comunicazione preventiva ai sindacati e non anche la previsione dell'esame congiunto». Oltre ad un'estensione della cassa integrazione stessa a tredici settimane e non a nove. Conclude Guido D'Amico nella lettera inviata al presidente del consiglio: «Occorrerà, terminata l'emergenza, così come in tutte le situazioni postbelliche, fare un reset del Sistema Italia.
Sarà imprescindibile, pertanto, firmare una vera e propria pace sociale tra i cittadini e lo Stato.
Servirà una grande coesione tra i contribuenti ed il sistema tributario nazionale. Un grande Giubileo, una tantum, fiscale, previdenziale e bancario con un solo obiettivo: Italia riparti».
Intanto il vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori sottolinea: «Grazie a chi con non pochi sacrifici ogni giorno ci offre un servizio vitale, grazie a chi alza la saracinesca, alla dedizione di tutti voi. I cittadini sanno che avete diritto ad ogni tutela, diritto di tornare a casa usando i mezzi pubblici che, come sappiamo, hanno subito una forte riduzione anche di orari, che avete il dovere di accudire un figlio che in queste settimane non può andare a scuola, che in alcuni casi supplite ad un collega purtroppo malato»