La delibera con la quale il consiglio comunale ha approvato l'autorizzazione all'acquisto dell'immobile già sede della Banca d'Italia (con la formula del rent to buy) è stata inviata all'attenzione di Bankitalia. Con qualche ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma comunque in tempo. Ora manca l'atto finale, previsto per venerdì, quando si riunirà il Consiglio superiore della Banca d'Italia, per la ratifica dell'operazione.

Intanto Pasquale Cirillo, assessore al patrimonio, dice: «È doveroso ringraziare il sindaco Nicola Ottaviani, i dirigenti e gli uffici competenti. Hanno svolto un lavoro encomiabile. L'operazione che è stata portata a termine è enorme e il patrimonio del Comune si arricchisce in maniera notevole». Del piano economico ha relazionato in aula, nel dettaglio, l'assessore al bilancio Riccardo Mastrangeli. L'immobile presenta una superficie totale pari a complessivi 3.468,46 metri quadrati, di cui 1.631 per locali, 429 per abitazioni, 268 per archivi.

Per tutti i 10 anni del "rent to buy"l'ente proprietario resterà la Banca d'Italia, cui competeranno sia il pagamento dell'Imu annuale (pari a 36.392 euro), sia la manutenzione straordinaria. Il valore totale che sarà corrisposto con questa formula sarà pari a 2.000.370 euro, cui andranno sottratti i versamenti dell'Imu (363.392 euro), con una esposizione equivalente finanziaria netta pari a 1.636.450 euro.

Ha spiegato Mastrangeli in aula: «Valore, questo, inferiore non solo al totale degli importi dovuti in caso di mutuo (1.857.128 euro) ma anche al valore del bene stesso (1.650.000 euro)». Nel suo intervento in consiglio comunale il sindaco Nicola Ottaviani ha argomentato: «Prima Amministrazione in Italia, il Comune di Frosinone ha formalizzato l'acquisizione del palazzo della Banca d'Italia, nella parte alta della città,tramite la formula del rent to buy. Tale operazione restituisce al capoluogo una parte importante della propria identità, storica e culturale, dimostrando inoltre come l'impegno e l'autorevolezza dell'Amministrazione siano stati positivamente accolti dal più importante istituto finanziario italiano».

Da un punto di vista della contabilità economico-patrimoniale del Comune,l'operazione sarà contabilizzata in affitti passivi per la "quota di godimento" e in debito verso Banca d'Italia per la quota di "acconto prezzo". In contabilità finanziaria, entrambe le poste, a natura ricorrente, saranno contabilizzate negli affitti passivi, con storno in sede di contabilità economica patrimoniale della parte riferita all'acconto in conto prezzo. Ai fini dell'opzione finale di acquisto, il Comune dovrà procedere ad accantonare le quote necessarie per un eventuale riscatto calcolato in un decimo del prezzo finale, fermo restando l'indicazione delle risorse finanziarie in tale lasso di tempo necessarie per tale acquisizione, che prevede anche la vendita o la messa a rendita dei beni di proprietà comunale liberati dal trasferimento nella nuova sede.

Ma nel dibattito consiliare c'è stata anche una seconda parte, nella quale Nicola Ottaviani è intervenuto dopo che i consiglieri Daniele Riggi e Fabiana Scasseddu avevano annunciato il loro no alla delibera. Ha detto Ottaviani: «Naturalmente rispetto la posizione dei due consiglieri. Ma visto che sono stati fatti riferimenti alla spesa corrente e ai servizi sociali, è necessaria una risposta. Forse qualcuno ha dimenticato che questa Amministrazione, nel 2012, ha evitato il dissesto. Lo abbiamo fatto riuscendo ad essere ammessi ad un piano di rientro per un deficit "ereditato" di 50 milioni di euro. Altro che alibi, i numeri hanno la testa dura. Oggi noi riusciamo ad acquisire al patrimonio del Comune un immobile di pregio. Invertendo una tendenza: ricordo per quanti anni la vendita dell'ex Mtc è stata inserita nei bilanci di previsione, indicando possibili entrate per 9 milioni di euro. Ma poi non si è mai riusciti a vendere la sede. Così come, quando si parla di servizi sociali bisogna ricordare quanto accaduto in questi anni. Perché si è passati dallo Stato sociale al Comune sociale: voglio dire che sono state fatte delle scelte di campo che hanno avuto come effetto quello ridurre i finanziamenti per il sociale, di fatto scaricando sui Comuni. Una sorta di girata di titolo».

Quindi Nicola Ottaviani ha aggiunto: «Poi ho percepito una sorta di ragionamento così sintetizzabile: "siamo preoccupati per la spesa corrente e per quello che potremmo trovare in futuro". Beh, lasciatemi dire che se le proposte sono queste, il centrosinistra può dormire sonni tranquilli. Rischiamo di starci ancora noi ad occuparci del futuro di Frosinone. Il punto è che bisognerebbe pure chiedersi per quali motivi il "sociale" è imploso in questo modo.
Questa Amministrazione sta comunque assicurando i servizi, avendo anche ottimizzato le risorse».

Una presa di posizione molto forte sul piano politico, proprio nel giorno in cui una parte importante dell'opposizione (Pd, Psi ma anche Movimento Cinque Stelle) ha votato sì alla delibera per l'acquisizione dell'immobile che ha ospitato in passato la sede della Banca d'Italia.
Ma soprattutto Nicola Ottaviani si è rivolto alla sua maggioranza. Notando: «Non finirò mai di ringraziare tutti i consiglieri comunali che nel 2012 votarono per il Piano di rientro, evitando quindi il dissesto. Non era semplice, molti di loro erano alla prima esperienza. E noi ci trovammo ad avere a che fare con un macigno di 50 milioni di euro di deficit. Oggi vediamo la fine del tunnel, ma nel frattempo non abbiamo fermato gli investimenti. Potendo contare però soltanto sulla spesa corrente. Per noi è motivo di vanto tutto ciò che abbiamo fatto.
Sottolineo che abbiamo fatto un'operazione di "patrimonializzazione" decisiva».
Ottaviani ha fatto capire che avrà un ruolo nel centrodestra che verrà.