Il sistema sanitario del Lazio fa un altro balzo in avanti. Di dieci punti, per l'esattezza. A dirlo è la nuova classifica dei Lea, i Livelli Essenziali di Assistenza, pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore.

La Regione, infatti, guadagna altri 10 punti, passando dai 180 del 2017 ai 190 certificati per il 2018 e guadagnando di diritto la 11esima posizione nella graduatoria. Certo, si è ancora lontani dal podio, ma è il secondo anno consecutivo che la Regione guadagna una tale mole di punti, tra le più alte di tutta Italia. L'incremento migliore è stato quello della Calabria, che passa da 136 a 162. Seguono Campania (153-170) e Sicilia (160-171).
Le cure migliori, nell'accezione più generale, sono erogate nel Nord Italia: il Veneto è a 222 (nel 2017 era 218), l'Emilia Romagna a 221, la Toscana a 220, il Piemonte a 218, la Lombardia a 215.

Ciò che appare immediato è che se il Nord Italia resta l'area dove ci sono le cure migliori, le regioni nella parte bassa della classifica (quelle del Sud) sono quelle in cui la crescita è stata maggiore. Insomma, il gap con il Mezzogiorno si accorcia, e seppure ci sia ancora molto lavoro da fare, la strada intrapresa sembra essere quella giusta.

«Il sistema sanitario regionale del Lazio ha registrato un aumento di 10 punti rispetto all'anno precedente nella griglia Lea - ha dichiarato l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato - che misura 33 indicatori racchiusi in 3 macro aree: ospedale, distretto e prevenzione. L'aumento di 10 punti del Lazio è dovuto soprattutto all'aumento della prevenzione. La prossima sfida che abbiamo davanti come sistema sanitario è ora quella di migliorare e potenziare l'assistenza territoriale».