Con oltre 45.000 preferenze, nella circoscrizione dell'Italia Centrale è risultato secondo nella lista di Fratelli d'Italia. Dietro Giorgia Meloni, che però ha optato per un'altra circoscrizione. Nicola Procaccini è europarlamentare, con una robusta esperienza da amministratore locale alle spalle.

Fino a luglio scorso è stato sindaco di Terracina, carica incompatibile con quella di parlamentare europeo. Adesso però a Terracina è assessore all'attuazione del programma. Un ruolo che gli consente di mantenere quel legame con il territorio che rappresenta la sua forza. Nato nel 1976, è stato militante del Fronte della Gioventù, poi di Azione Giovani e di Alleanza Nazionale. Quindi nel Pdl. Poi aderito a Fratelli d'Italia fin dalla fondazione. «Una vita politica sempre e tutta a destra», dice. Lo abbiamo intervistato nella nostra redazione di Ciociaria Oggi.

Allora Procaccini, Fratelli d'Italia vola nei sondaggi. E la Lega è su livelli enormi. Ormai è questo il centrodestra? O la destra sovranità, come dicono? Detta in altri termini: pensate di avere ancora bisogno di Forza Italia e di altri alleati?

«Il giochino centrodestra o destra sovranista non mi appassiona. I cittadini ci premiano (nel voto reale oltre che nei sondaggi) perché sia noi che la Lega siamo capaci di dare risposte serie e concrete. Ma non sfuggo alla domanda: noi crediamo nel centrodestra come coalizione, che è molto radicata nel Paese. Anzi, probabilmente è più radicata nell'elettorato che nei vertici dei vari partiti. Poi è evidente che ognuno avrà un proprio ruolo e che i numeri peseranno. Ma questo nulla toglie al valore aggiunto della coalizione».

In questo momento poi c'è anche "l'effetto Giorgia". Perfino a ritmo di rap. Però a pensarci bene, anche questo dimostra la forza mediatica e politica di Giorgia Meloni.

«Giorgia Meloni è il valore aggiunto, in questo momento credo superiore perfino a Matteo Salvini. Giorgia Meloni usa un linguaggio diretto, schietto, coerente. La gente percepisce la verità di questo tipo di impostazione politica. E le aggiungo una cosa: il cosiddetto remix sul discorso pronunciato dalla Meloni sul palco di piazza San Giovanni arriva ad una fascia di elettorato che solitamente non è molta attenta alla politica. Un ulteriore valore aggiunto quindi».

Insomma, alla fine vi hanno fatto un favore.
«E pure grosso».

Senta Procaccini, al Governo però ci sono Pd, Cinque Stelle, Renzi e Leu. E la nostra rimane una Repubblica parlamentare.

«Bisogna mettersi d'accordo. Se l'obiettivo è non andare a votare senza violare la Costituzione, allora è tutto a posto. Ci mancherebbe. So pure io che la nostra è una Repubblica parlamentare. Ma questo non significa che è la cosa migliore da fare per il Paese. Di fatto la coalizione giallorossa non governa, litiga su tutto. Sono nemici, neppure avversari. Si vergognano di far parte dello stesso Governo. La crisi dell'Ilva è emblematica. L'Italia può andare avanti così? Non può. Di fatto da una parte c'è il Parlamento e dall'altra il Paese reale che vota in massa per il centrodestra. E il paradosso è che se uno chiede di andare a votare si sente dare del… fascista. In Spagna si è votato quattro volte in quattro anni. In Italia però il rischio è anche un altro».

Cioè?
«L' ingovernabilità. Nel senso che vedo il rischio che possano fare una nuova legge elettorale con l'obiettivo di rendere ancora più difficile governare il Paese. Ci siamo abituati».

Lei è parlamentare europeo? Cosa pensa dell'Unione Europea?
«Che ha un'impostazione corporativa. La situazione economica dell'Italia non è migliorata, anzi. Ma c'è maggiore flessibilità, probabilmente perché l'attuale ministro dell'economia viene considerato uno di loro. E chiudono un occhio e mezzo. È normale, non mi scandalizzo. Basta che ammettiamo tutti che alla fine le valutazioni politiche vengono effettuate anche dai burocrati di Strasburgo e Bruxelles. Il centrodestra non è simpatico, il centrosinistra sì. D'altronde, basta pensare che il presidente del consiglio è rimasto lo stesso. A proposito: Giuseppe Conte ha guidato due Governi diametralmente opposti, uno con la Lega e l'altro con il Pd. Basterebbe questo per descrivere l'anomalia politica italiana di questo momento».

E per il resto che clima si respira in Europa nei confronti dell'Italia?
«Non percepisco un'Europa ostile. Semmai astratta. Il punto è che non c'è un collegamento tra le massime autorità europee e l'elezione diretta. Mi riferisco in particolare alla Commissione Europea e al presidente della Commissione. Inoltre, il ruolo del Parlamento è molto limitato. Quando invece dovrebbe essere centrale, considerando che è l'unico organismo eletto».

Veniamo alle province di Frosinone e Latina. Esisterà mai una vocazione del Basso Lazio? Perché i temi non mancano e neppure le eccellenze (pensiamo al chimico-farmaceutico). Ma non si riesce mai ad andare a dama con un gioco di squadra.

«Il sottoscritto ha un vantaggio competitivo: Terracina è l'anello di congiunzione tra la Ciociaria e la provincia pontina. Un anello di congiunzione geografico, culturale, storico, turistico. Detto questo, con il senatore (e amico) Massimo Ruspandini ragioniamo spesso del Basso Lazio. La soluzione è obbligata: bisogna superare l'attuale impostazione romanocentrica. Le province di Frosinone e Latina esprimono un milione di abitanti.

Hanno bisogno della Regione delle Province. Allo stesso modo Roma ha bisogno di Roma Capitale. Ci sarebbero vantaggi enormi. Oggi il tema principale dei nostri territori è quello della rappresentanza. Si fa fatica ad essere presenti laddove le decisioni vengono prese. Su questo punto dobbiamo insistere. Un territorio che ha un milione di abitanti non può non essere rappresentato degnamente».

Fratelli d'Italia sta crescendo molto in Ciociaria e in provincia di Latina.
«Le adesioni sono in vertiginosa ascesa. In provincia di Frosinone il lavoro che sta facendo il senatore Massimo Ruspandini è eccezionale. Il tratto distintivo è che la crescita è sia verticale (gli amministratori) che orizzontale (le persone normali, i militanti che si avvicinano al partito). Fra l'altro vorrei sottolineare una cosa: abbiamo degli amministratori preparati, radicati, bravissimi. E questo è il tratto distintivo di Fratelli d'Italia. Noi siamo un partito fortemente radicato sul territorio e da sempre sostenitori del federalismo municipale. Crediamo nei Comuni insomma. Abbiamo una classe dirigente locale che viene da lontano e che al tempo stesso è stata capace di aprirsi ad altre esperienze».