Ore 9.30 di ieri. Cade l'amministrazione Caligiore. In nove hanno firmato le dimissioni di massa davanti alla segretaria generale del comune Simona Tanzi, mettendo fine alla prima storica consiliatura di centrodestra. Il sindaco siracusano ha appreso la notizia nel suo ufficio di Palazzo Antonelli dove si era recato, come sempre, fin dalle otto di mattina.

C'era un silenzio assordante, in municipio, dopo che i consiglieri dimissionari sono andati via. C'era un sindaco ancora incredulo per l'accaduto che, verosimilmente, aveva sperato in qualche defezione dell'ultimo minuto. Ma ieri non ha avuto scampo, a firmare c'erano tutti, Maliziola esclusa. C'era soprattutto Tonino Aversa che ieri mattina ha deciso da che parte stare dopo che, a detta di molti, aveva giocato su due fronti e che pare essere stato il regista occulto di questa crisi. Non ha voluto farsi fotografare mentre firmava le dimissioni. Forse un gesto di gentilezza nei confronti di Caligiore visto che, fino a pochi giorni fa, sedeva tra i banchi della sua maggioranza.

Gongolava invece Marco Corsi che ancora non conferma la sua candidatura a sindaco: «È prematuro. Sarei il primo a farlo», ha detto mentre tirava un sospiro di sollievo per non essere arrivato al duro banco di prova che avrebbe rappresentato la sfiducia in aula con il rischio di perdere per strada, nel frattempo, qualche firmatario anche se la motivazione dell'accelerata, scritta in calce alle dimissioni, è stata la volontà di mettere fine ai veleni evitando che si intaccassero anche le amicizie personali.

«Ringrazio i cittadini, gli assessori e i consiglieri che mi sono stati vicino, gli uffici comunali che tanto hanno lavorato affinché portassimo a segno i risultati che ci eravamo prefissati.
Continuerò a impegnarmi, sempre e comunque, per la città. Saranno i ceccanesi, a maggio, a dare un giudizio sull'operato di questi quattro anni e mezzo», esce di scena per ora, con queste parole, Roberto Caligiore. E a Ceccano torna, per la seconda volta, il commissario prefettizio, in attesa delle amministrative del 2020. Le dimissioni di massa di ieri, al di là dell'euforia dei firmatari, sono l'ultimo atto di una crisi politica che di politico ha ben poco.

La sensazione è che sia stato un salto nel buio e che nessuno sia davvero pronto, con programmi e candidati credibili, a prendere il posto di Caligiore a Palazzo Antonelli. Inoltre tre degli sfiducianti non dovrebbero ricandidarsi: Querqui, Compagnoni, Misserville. Certo c'è Corsi, ma il punto è: chi lo appoggerà? Il centrosinistra? Improbabile. Nei prossimi giorni la ormai ex maggioranza farà il punto sull'epilogo della crisi. Forte anche dell'appoggio di Riccardo Del Brocco. Il che, voti alla mano, non è poco.