«L'azienda ha fatto la sua parte, ora la politica faccia la sua». Mirko Marsella, segretario territoriale della Fim-Cisl, se da un lato esulta per gli investimenti che si faranno a Cassino nel prossimo anno, dall'altro non nasconde la preoccupazione per l'indotto e per il fatto che il territorio resta legato esclusivamente ad Fca.

Bicchiere mezzo pieno
A far ben sperare ci sono due fattori: gli investimenti annunciati ieri da Fca per Cassino - 800 milioni di euro per la realizzazione del Suv Maserati e l'elettrificazione di tutta la gamma Alfa Romeo con le varianti ibride di Giulia e Stelvio - e le tempistiche fornite ai sindacati: già alla fine del primo trimestre del 2020 iniziano i lavori, ciò significa che nel secondo semestre del prossimo anno dovrebbe riprendere la piena occupazione per far sì che nel 2021 ci possa essere la commercializzazione dei nuovi modelli.

I numeri hanno la testa dura, e Marsella li snocciola in faccia alla classe politica: «Prima un miliardo e mezzo per Alfa Romeo, ora 800 milioni per Maserati. In quattro anni Fca ha investito due miliardi e trecento milioni di euro su questo territorio, non si può certo dire, dunque, che Cassino non abbia ricevuto le attenzioni che merita da parte dell'azienda. Con questo annuncio fatto ieri, anche l'indotto di primo livello - penso alle multinazionali - non dovrebbe avere problemi per la cassa integrazione che certamente servirà fino a quando non riprenderà la piena produzione».

Bicchiere mezzo vuoto
Prosegue il sindacalista: «Discorso diverso è invece quello per il micro indotto, ovvero tutte quelle piccole fabbriche che lavorano per Fca ma hanno oramai esaurito gli ammortizzatori sociali. Bene, è questa l'occasione per la politica di smetterla di fare appelli e proclami ma di agire concretamente per la salvaguardia di questi posti di lavoro». E poi sempre Marsella, sulla scia di quanto evidenziato già ieri da Bentivogli, spiega: «L'indotto non può essere legato solo a Fca. Sono quarant'anni che la Fiat è sul territorio, da allora tutti i politici che si sono succeduti non sono stati capaci di attrarre altri investitori e si continua a dipendere solo dal settore auto. Non basta. E ora non illudiamo parlando di nuove assunzioni, piuttosto bisogna fare un percorso con l'azienda per capire come arrivare alla produzione dei nuovi modelli. Certamente i prossimi mesi saranno contrassegnati ancora dalla cassa integrazione».

La Uilm e la Fiom
Completamente agli antipodi le reazioni della Uilm e della Fiom all'annuncio fatto dall'azienda. Secondo Palombella «il piano di investimenti di Fca è molto ambizioso e rappresenta una svolta industriale innovativa. Nonostante - sostiene il sindacalista - le gravi difficoltà e incertezze che il settore auto sta attraversando Fca ha voluto confermare e avviare un importante piano di investimenti. Il cronoprogramma illustrato dall'azienda porterà dunque alla piena occupazione».

Di tutt'altro avviso Donato Gatti della Fiom-Cgil, che a proposito del nuovo modello Maserati dice: «Il piano di lancio dei nuovi modelli non garantisce la piena occupazione. Il piano Maserati dovrà fare i conti con il mercato, ad oggi quindi, è impossibile pensare che siano risolti i problemi per i lavoratori».

Sos indotto e nuovo contratto
La Fim-Cisl accende invece i riflettori sull'indotto. Fernando Uliano ha illustrato la piattaforma presentata a Federmeccanica per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici: è stato proposto un aumento in busta paga dell'8%, pari all'incirca a 70 euro: la trattativa va chiusa entro dicembre e a gennaio si parte con gli aumenti.

Ma sempre dalla Fim-Cisl si leva anche la voce di Fabio Beradini, segretario provinciale, che sulla scia di quanto afferma Marsella, a proposito dell'indotto dice: «O si riqualifica e diversificano le produzioni o rischiamo di perderne circa il 40% entro il 2021».