Il via libera della piattaforma Rousseau è arrivato intorno alle 19.30. Un plebiscito per il sì all'accordo con il Pd per un Governo presieduto da Giuseppe Conte: 63.146 sì (79,3%) contro 16.488 no (20,7%). Con una partecipazione record da parte degli iscritti al Movimento: hanno votato 79.634 dei 117.194 aventi diritto. Tanto per avere dei termini di paragone, per l'alleanza tra pentastellati e Lega avevano votato in 44.769, mentre per la consultazione sul caso Diciotti (che coinvolgeva l'alleato di governo Matteo Salvini), i clic erano stati 52.417.

La sostanza politica è che la base dei Cinque Stelle ha acceso il semaforo verde all'accordo con il Partito Democratico. Un punto di svolta enorme se si pensa che un mese fa era in carica un esecutivo fondato su un'alleanza con la Lega. Uno scenario diametralmente opposto. Il vincitore nel Movimento è uno solo: Beppe Grillo. È stato lui a indicare la strada dell'accordo con il Pd, è stato lui a puntare su Giuseppe Conte, è stato lui a mettere all'angolo Luigi Di Maio, è stato lui a dettare la linea agli iscritti. E perfino a Davide Casaleggio. Ed è stato soprattutto lui nei giorni scorsi a rivolgersi direttamente ai Democrat parlando di una possibilità storica. Il fatto che la conferenza stampa per commentare il risultato della piattaforma Rousseau sia stata affidata a Luigi Di Maio non deve trarre in inganno. Di Maio resta capo politico e avrà il compito di guidare i gruppi parlamentari, ma hanno capito tutti che nel Movimento le carte le dà Beppe Grillo.
Nessun altro, solo lui. 

Questa mattina Giuseppe Conte è salito al Quirinale per sciogliere la riserva. Possibile già nel pomeriggio il giuramento del nuovo Governo. Conte sarà il primo presidente del consiglio della Repubblica italiana a guidare due esecutivi completamente diversi sul piano politico.

Luigi Di Maio ha rilevato: «Guardiamo a una legislatura che duri cinque anni, il nostro non sarà un governo di destra o di sinistra ma delle cose giuste». Chiarendo che «non essere vicepremier non è un passo indietro, ma un motivo di orgoglio». Via libera anche dal Partito Democratico, con il segretario Nicola Zingaretti che ha affermato: «Ora cambiamo l'Italia». Trattative serrate per la squadra dei ministri. Poi il passaggio più delicato per il Governo giallorosso: la fiducia. Specialmente al Senato.

Per quanto riguarda i parlamentari locali, hanno tutti votato per il sì all'accordo.
Il deputato Luca Frusone ha spiegato: «Dopo tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi giorni era importante che ci fosse anche una forte legittimazione da parte degli iscritti».
L'onorevole Enrica Segneri ha affermato: «Abbiamo un'importante occasione per porre i temi del Movimento Cinque Stelle al centro della nostra attività governativa: ambiente, lavoro, contrasto all'evasione fiscale, Mezzogiorno, equità sociale». Ha votato sì anche la deputata Ilaria Fontana. Argomentando: «Noi cittadini del Movimento siamo scesi in campo per costruire davvero un cambio totale di paradigma a livello ambientale, partendo dall'attuare davvero un'economia circolare, partendo dalla blue economy». Sì pure da parte del consigliere regionale Loreto Marcelli. Ha scritto: «Il Movimento ha il dovere di pensare come un buon padre di famiglia e di non generare il caos, non lasciare un Paese in preda all'incertezza».

Per quanto riguarda i parlamentari locali, la situazione è questa: i tre deputati dei Cinque Stelle (Frusone, Segneri e Fontana) restano in maggioranza. I quattro parlamentari della Lega (il senatore Rufa e i deputati Durigon, Zicchieri e Gerardi) passano all'opposizione. Mentre il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) resta all'opposizione.