«Con la presente sono a comunicarvi la mia decisione di riconsegnare la tessera di partito e di dimettermi dagli organismi dirigenti di cui faccio ancora parte». Firmato Maria Spilabotte, già senatrice del Pd nella scorsa legislatura e militante storica in Ciociaria del Pds-Ds-Pd. Una decisione sofferta ma determinata, esplicitata in una lettera inviata al segretario provinciale del partito Domenico Alfieri e a Tony Pironi, responsabile del circolo di Veroli, quello di appartenenza della Spilabotte.

Una lettera che è una presa di distanza dall'accordo tra i Democrat e i Cinque Stelle. Indigeribile per Maria Spilabotte, che infatti non usa mezzi termini. Attacca: «Al dibattito, abbastanza imbarazzante e strampalato, che si è aperto in questi giorni sul futuro Governo, sarebbe utile da parte mia astenermi. Non per sottrarmi ad un confronto, ma solamente perché ritengo ogni considerazione superflua e inutile in quanto non condivido assolutamente la linea assunta dal gruppo dirigente, le motivazioni addotte, ma soprattutto perché rimango convinta di dover essere coerente fino in fondo con i miei principi e con i miei valori. Soprattutto nei confronti dei cittadini ai quali ho chiesto il voto alle nostre primarie, rassicurandoli sul fatto che mai avremmo ceduto ad un accordo politico ed elettorale con il Movimento Cinque Stelle.

Sorvolo sulle dichiarazioni che in questi anni gli esponenti dei Cinque Stelle hanno riservato al Partito Democratico. Solo una domanda: com'è possibile passare, nell'arco di poche ore, dalle offese mortali alle mani tese e salvifiche? Dal disprezzo totale alla pretesa di sintonie e intese? Tutti quelli che dal 4 marzo fanno pressioni, decisamente indebite, sul Pd perché offra i propri voti a Di Maio potrebbero spiegarmi per quale ragione il Pd dovrebbe essere l'unico partito a cui verrebbe chiesto un presunto atto di responsabilità?

Dignità e orgoglio non possono essere messi da parte da chi come me ha ancora in mente l'insopportabile scena con Roberta Lombardi che, davanti alle telecamere dello streaming grillino, umilia Pierluigi Bersani, con ruoli perfettamente invertiti». Aggiunge la Spilabotte: «Da parlamentare eletto nella scorsa legislatura non posso dimenticare né sottovalutare la campagna d'odio che noi abbiamo subito per cinque anni ovunque, a partire dalle aule parlamentari. Discontinuità è la parola magica che giustificherebbe l'accordo fra M5S e Pd?

Il Pd dovrebbe prendere atto invece che Di Maio propone la continuità. E avere il coraggio di dire senza se e senza ma che questo accordo non si può fare perché non ci sono le condizioni e la colpa è proprio di Di Maio, perché è caduto il governo dei due populisti. Non è caduto solo Salvini. E il cedimento del Pd sui contenuti? Sembra davvero che si voglia un accordo ad ogni costo. Altro che discontinuità. Stiamo cedendo a tutte le scemenze del populismo più becero, mentre mi sarei aspettata una risposta rigorosa del mio partito e dei riformisti sui contenuti. E invece noto solo imbarazzo, silenzio e balbettamenti».

Poi Maria Spilabotte spiega nella lettera: «Il Partito Democratico a guida Zingaretti, che in questo momento sventola la parola discontinuità, accettando di accordarsi con i pentastellati, sta palesemente disconoscendo e rinnegando le politiche dei governi Renzi-Gentiloni. Che su crescita, lavoro, sblocca-Italia, scuola e politiche sociali avevano compiuto svolte epocali che oggi il mio partito sta rinnegando, giustificando tutto questo nella lotta, come unico responsabile della rovina del nostro Paese e della incapacità di governarlo, solamente nei confronti di Salvini. Per me è solo l'alibi per andare comunque al governo. Stiamo vendendo la nostra anima al diavolo».

Ancora: «E non si tratta nemmeno di prendere al volo un treno che passa e che ci riconsegna momentaneamente le potenzialità per governare. Perché quel treno viaggia, a mio avviso, su un binario morto. E questa imprudente scelta ci porterà alle prossime elezioni a contare i voti con il pallottoliere. Avverto, giorno dopo giorno, di fronte a tutto questo, solo aride emozioni e la scelta che ho compiuto 24 anni fa di iscrivermi al Pds poi Ds e Pd, mi chiede oggi di fare una pausa di riflessione per tenere salda la mia identità».

Sottolinea: «Questo partito mi ha consentito di vivere momenti belli, meno belli, mi ha dato tanto. Sicuramente più di quanto io sia riuscita a restituire. Ho avuto il dono di formarmi attraverso la militanza e l'impegno politico. Mi ha dato grandi soddisfazioni, mi ha insegnato a comprendere meglio le idee degli altri e a confrontarle con le mie. La mia storia, con tutti i suoi errori, mi appartiene interamente e mi segna indelebilmente. Per questo e tanto altro la mia scelta oggi è assai sofferta e dolorosa»