L'unica certezza è che non ci sono certezze. E che nessuno si fida di nessuno. Per il resto può succedere di tutto. Perché più delle dichiarazioni ufficiali conterà il "non detto". Più degli accordi peseranno i "blitz" dell'ultimo istante utile. All'improvviso.

Nicola Zingaretti, segretario del Pd, non fa che ribadire di augurarsi che non esistano ipotesi di doppi forni, perché «occorre rispetto per un governo di svolta». Il riferimento è alla possibilità che il capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio possa alla fine sparigliare le carte. Imponendo una sorta di "indietro tutta" e di ritorno all'alleanza con la Lega di Matteo Salvini, il quale sul punto continua a "martellare": «Pronto a tutto pur di impedire il ritorno al governo di Renzi, Boschi e Lotti». Il Capitano del Carroccio ha perfino azzardato: «Abbiamo buoni segnali dagli uomini vicini a Di Maio».

Nello stesso Movimento Cinque Stelle, fra l'altro, non mancano dubbi e perplessità. Perfino di Davide Casaleggio. Oltre che di Alessandro Di Battista. In questo clima, però, non è certo un caso che sia stato il premier dimissionario Giuseppe Conte a dire che «la stagione con la Lega è chiusa e non si riaprirà». E sul mandato bis ha spiegato: «Non è questione di persone, ma di programmi». Sul Conte bis insiste Beppe Grillo, fondatore dei Cinque Stelle. E su questa ipotesi ci sarebbe il via libera dell'Europa, come apparso chiaro ieri al vertice del G7 a Biarritz. I colpi di scena e i cambi di fronte si susseguono. Ma la trattativa tra Pd e Cinque Stelle va avanti.

Bruno Astorre, senatore e segretario regionale del Lazio del Partito Democratico, è da sempre vicinissimo sia a Nicola Zingaretti che a Dario Franceschini, uno dei più convinti fautori della trattativa con il Movimento Cinque Stelle. Eppure Astorre non nasconde dubbi e perplessità sull'esito di questo confronto tra Dem e pentastellati.

Spiega Bruno Astorre: «Occorrono segnali di forte discontinuità, è per questo che Nicola Zingaretti ha ribadito che non può esserci il nostro via libera all'opzione del Conte bis. È un'ipotesi non percorribile». Aggiunge: «Non è che si può pensare di metterla in termini semplicistici e perfino banali. Tanto per essere chiari: nessuno può credere che il Partito Democratico possa svolgere il ruolo di sostituto della Lega. Non funziona così. Nel merito di alcuni provvedimenti, non è che siamo contrari a priori. Il fatto è che sono stati determinati dei danni e degli strappi all'idea di Paese che noi abbiamo, con riferimento ai valori costituzionali. I Decreti Sicurezza, tanto per essere chiari, hanno prodotto tensioni. Non è possibile fare finta di nulla».

Argomenta Bruno Astorre: «Il Partito Democratico sta provando seriamente a porre le basi per un'intesa che nella sostanza ha l'obiettivo di evitare che alla fine siano gli italiani a pagare il conto di quattordici mesi di campagna elettorale ininterrotta di Matteo Salvini». Chiediamo ad Astorre: ma per quale motivo Zingaretti dovrebbe "dannarsi l'anima" per raggiungere un'intesa politica che in ogni caso sarebbe gestita da Matteo Renzi, visto che è lui a guidare sostanzialmente i gruppi parlamentari? Risponde il senatore: «Intanto Nicola Zingaretti è il segretario del partito. In secondo luogo l'accordo avverrebbe tra due forze politiche per una sorta di superiore interesse del Paese. Zingaretti non sta alzando la posta perché vuole far fallire la trattativa, ma semplicemente perché intende porre le basi per un esecutivo di svolta. Altrimenti per quale motivo ci si dovrebbe mettere in gioco fino a questo punto?».

Non mancano però i cosiddetti sabotatori dell'intesa. Nel Movimento Cinque Stelle, per esempio, Alessandro Di Battista, Gianluigi Paragone e diversi altri sembrano spingere nella direzione di un ritorno all'intesa con la Lega. Mentre nel Pd c'è chi, come l'ex premier Paolo Gentiloni, non appare entusiasta di un possibile accordo. Bruno Astorre non è uno che si nasconde e infatti rileva: «Se dovessi fotografare il "sentiment" all'interno del Pd, direi che c'è un risultato di perfetta parità.

Metà del partito vede favorevolmente l'intesa con il Movimento Cinque Stelle, l'altra metà invece la giudica negativamente. Da una parte ci sono le ragioni di chi ritiene che non arrivando ad un accordo con i Cinque Stelle finiremmo con lo spianare la strada ad un governo di destra (destra, non centrodestra) fortemente monopolizzato dalla Lega di Matteo Salvini. Dall'altra parte ci sono quelli che ritengono difficile andare d'accordo con i Cinque Stelle. Cosa penso io? Credo che raggiungere un accordo politico con i pentastellati resta difficilissimo. Diciamo che sono moderatamente pessimista. Anche se obiettivamente esistono delle convergenze tra i nostri partiti».

Aggiunge Bruno Astorre: «Quello che mi auguro è che qualunque sia la decisione finale, la stessa venga presa e rispettata dall'intero Partito Democratico. L'unità è un valore fondamentale, specialmente in questa fase. Bisognerà attenersi alle scelte che verranno assunte».
Fra l'altro la settimana prossima potrebbe tenersi una riunione della direzione nazionale del Partito Democratico. Secondo alcuni rumors già mercoledì, il giorno dopo l'inizio del secondo giro di consultazioni da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ribadisce Bruno Astorre: «Sarà fondamentale restare uniti»