Non sono bastate le consultazioni di ieri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i gruppi parlamentari delle maggiori forze politiche per mettere la parola fine alla crisi di governo.
Il quadro resta caotico. Per tutti: Fratelli d'Italia, Partito Democratico, Forza Italia, Lega e Movimento Cinque Stelle.

Decisa Giorgia Meloni, leader di FdI, che riconosce nel voto l'unica strada percorribile. Forza Italia e Silvio Berlusconi perplessi sull'ipotesi di alleanza Pd-Movimento Cinque Stelle.
La Lega con Matteo Salvini ha dato segnali di apertura per un rinnovato asse gialloverde, mentre il Pd di Nicola Zingaretti ha fissato la priorità: governo nel segno della discontinuità politica e programmatica. Altrimenti il voto. Ha chiuso le consultazioni il Movimento Cinque Stelle. Luigi Di Maio non ha delimitato il perimetro del possibile nuovo patto per il governo. Ha, però, fissato dieci punti programmatici. Tra questi c'è il taglio dei parlamentari (-345), vero nodo da sciogliere.

L'iter si era interrotto, all'ultima curva, dopo le dimissioni rassegnate martedì dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ora va in scena una prova di forza tra i partiti. Ma la nebbia non si dirada. Il presidente della Repubblica ha parlato intorno alle 20. Chiede «decisioni sollecite» e annuncia che svolgerà nuove consultazioni martedì prossimo «per trarre le conclusioni e assumere le decisioni necessarie».

Una giornata intensa per i parlamentari della provincia. Il futuro, anche per loro, resta un'ipotesi. Ore decisive per una possibile intesa tra Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico.
L'alternativa è il voto anticipato (in autunno) anche se c'è chi non esclude, in questa imprevedibile crisi di governo, un possibile ritorno di fiamma tra M5S e Lega. L'ipotesi che prende maggiormente corpo, al di là delle sintesi tutte da trovare, sembra essere però quella di un governo giallorosso. Ovvero Pd-Movimento Cinque Stelle. Questo, inevitabilmente, avrebbe ricadute anche per i parlamentari del territorio. A partire da quelli della Lega che si ritroverebbe dalla maggioranza all'opposizione. Si tratta del senatore Gianfranco Rufa e dei deputati Francesco Zicchieri e Francesca Gerardi. Possibile "salto" dal governo alla minoranza per loro. Ma non per gli esponenti del Movimento Cinque Stelle. Tre: i deputati Luca Frusone, Enrica Segneri e Ilaria Fontana.

Chiude il quadro Massimo Ruspandini di Fratelli d'Italia. Resterebbe all'opposizione. Quest'ultimo, ieri, ha commentato così l'intensa giornata e il momento. «Fratelli d'Italia ha dimostrato, ancora una volta, coerenza. Unico partito rimasto fermo nella propria posizione: ovvero il ritorno al voto come unica soluzione».
Per Luca Frusone «bisogna valutare se c'è la possibilità di un governo politico per obiettivi precisi. Il M5S ha fissato i punti programmatici. Il taglio dei parlamentari? Vediamo chi ci sta e chi bluffa». Sulla stessa lunghezza d'onda di Matteo Salvini sia Francesco Zicchieri sia Claudio Durigon, sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Concordi, nella sostanza, nel sottolineare che la strada maestra è il voto, ma che qualora i "no" da parte dei pentastellati si trasformassero in "sì" si potrebbe anche riaprire una parentesi comune.