Il giorno più lungo per il fu governo gialloverde si consuma nell'aula di Palazzo Madama. Sono le comunicazioni del dimissionario presidente del Consiglio Giuseppe Conte a trasferire, dalle spiagge e dai social network, la discussione all'interno del Senato. Rivendica l'operato e parla di Europa e dei rischi economici per il Paese.
Ma,soprattutto, lancia le sue accuse nei confronti di Matteo Salvini che gli siede vicino, così come l'altro vicepresidente Luigi Di Maio. L'ultima foto di un'alleanza, racchiusa in un contratto di governo, che non c'è più.

Era stato proprio il leader leghista ad aprire la crisi. Troppi no, la sua motivazione. Ma Conte la pensa diversamente. E va giù duro. «Ha agito per interessi personali e di partito». Poi tira in ballo la vicenda russa e i "pieni poteri" invocati da Salvini: «Concezione che mi preoccupa». Il Senato è uno stadio. E le opposte fazioni si fanno sentire. Conte ne ha ancora. Parla, in merito a quanto accaduto in questo agosto bollente, di scarsa sensibilità istituzionale e carenza di cultura costituzionale. Ma non è tutto. Sempre riferendosi al leader della Lega, che, di tanto in tanto scuote la testa, afferma: «Bisogna evitare di accostare slogan politici e simboli religiosi». L'ultima stoccata.

Conte ha rassegnato le dimissioni e ora, spiega, «il presidente della Repubblica guiderà il Paese in questo passaggio delicato». Salvini non ci sta. Ora siede tra i suoi senatori. Riferendosi al M5S dice: «Volete governare con Renzi? Auguri». Non si pente delle mosse: «Rifarei tutto. Non abbiamo nessuna paura del giudizio degli italiani. La via maestra sono le elezioni. Non mi rassegno a un Paese impaurito. Serve coraggio». Sul discorso religioso-politico non ha dubbi: «Gli italiani non votano in base a un rosario, ma con la testa e con il cuore».

È il turno di Matteo Renzi. Il senatore del Partito Democratico che, anticipando tutti, aveva ipotizzato un governo istituzionale con il Movimento Cinque Stelle. Spiazzando tutti. Anche il suo segretario Nicola Zingaretti. che sembra aprire al Movimento ma non a Giuseppe Conte. «Il governo populista ha fallito -evidenzia Renzi- in Senato Serve un governo perché bisogna evitare l'aumento dell'Iva e una crisi dei consumi».

La palla adesso passa al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Partiranno le consultazioni. Le possibili opzioni sono quelle di una nuova maggioranza oppure quella di un ritorno alle urne, verosimilmente nel periodo autunnale. Con le dimissioni di Conte non sarà discusso l'ultimo passaggio del taglio dei parlamentari che era stato calendarizzato per la giornata di domani.

Giornata intensa anche per i parlamentari del territorio. In aula era presente il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia). Non ha dubbi sulla strada migliore da percorrere. Chiede il ritorno alle urne. «Il presidente del Consiglio viene in Senato a fare il professore. Sarà anche il suo mestiere, ma gli consiglierei cautela con le lezioni di democrazia e di politica. Si ricordi che nessuno lo ha votato e che sono stati i partiti a consentirgli di ricoprire il ruolo. È la conseguenza del fatto che la nostra è una democrazia parlamentare, ma altra questione, più alta e più nobile, è il riconoscimento popolare che soltanto le elezioni possono dare. FdI chiede subito elezioni perché per uscire dalla crisi ci fidiamo più del popolo che dei soliti giochi di Palazzo».
Elezioni subito è anche il pensiero dei leghisti. Tra i parlamentari del territorio ci sono i deputati Francesco Zicchieri e Francesca Gerardi. «Niente inciuci -afferma Zicchieri- Vogliamo ridare la parola ai cittadini. Lo strappo di Salvini? Non era possibile andare avanti con i troppi no». Sulla stessa linea Gerardi. «La Lega è rimasta sempre coerente. Noi continuiamo a chiedere, come priorità, le urne. Non abbiamo paura del giudizio degli italiani. Abbiamo lavorato bene».

Dalle spiagge ai social, dal Senato al Quirinale. Il giorno più lungo della crisi di governo si è consumato. E, adesso, così come canta Enrico Ruggeri, il futuro è un'ipotesi.