Sono in 5 a contendersi la fascia per succedere a Carlo Maria D'Alessandro, il sindaco spodestato al giro di boa del suo mandato. Il centrodestra per riprendersi il Comune, dopo un lungo braccio di ferro tra i partiti e vari candidati "bruciati" tra cui lo stesso D'Alessandro che è tornato in pista solo per pochi giorni schiera il suo leader maximo: Mario Abbruzzese. Il presidente del Cosilam, già presidente del Consiglio regionale del Lazio, amministratore comunale da oltre vent'anni (cioè dal 1997 con Tullio Di Zazzo ad eccezione della parentesi 2011-2016) e padre nobile del centrodestra che ha già permesso tre anni fa alla coalizione di tornare al governo della città unendo tutti i partiti, questavolta cimette lafaccia in prima persona.
Ed anche questavoltaconlui c'è tutto il centrodestra: Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega Udc e la civica dell'ex assessore Benedetto Leone denominata lista "Carmine Di Mambro".

Certo, il centrodestra del 2019 è diverso da quello del 2016: non ci sono i dissidenti di Forza Italia come Secondino, Tartaglia e Chiusaroli che hanno fatto cadere l'amministrazione D'Alessandro e della vecchia guardia di FI è rimasto solo il fedelissimo Gianrico Langiano e Francesca Calvani. Trasloca nella Lega l'altro fedelissimo azzurro Franco Evangelista e l'ex assessore Dana Tauwinkelova. Quel che è certo è che la coalizione di Mario Abbruzzese ha una chiara identità di centrodestra. Sul versante opposto, a rimarcare la coerenza e l'identità del centrosinistra c'è l'ex assessore alle finanze Enzo Salera che schiera la lista del Pd, il movimento Demos di Luigi Maccaro e la lista del sindaco. Più che sulla quantità, preferisce puntare sulla qualità.

Anche la sua candidatura nasce dopo un lungo travaglio e un divorzio non facile con il suo fedelissisimo Peppino Petrarcone. Ha però il merito, Salera, di essere riuscito ad unire dopo aver vinto le primarie la componente dei mosilliani che tre anni fa presentarono una candidatura alternativa a Peppino e gran parte del gruppo degli ex petrarconiani, oggi definiti saleriani, che andranno difatti a rafforzare la lista del sindaco. La lista del Pd, dopo le dimissioni del segretario Marino Fardelli e la promessa non mantenuta di candidarsi anche in caso di sconfitta alle primarie da parte di Sarah Grieco, è stata affidata a Barbara Di Rollo. Salera ha rifiutato il sostegno dei "cugini di campagna" e di ex amministratori del centrodestra che avevano provato ad avvicinarlo, mantenendo così un chiaro profilo di centrosinistra.

Chi invece ha creato uno schieramento civico e trasversale è l'ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone: dopo il "divorzio" con il suo gruppo storico di centrosinistra ha iniziato una nuova avventura con Niki Dragonetti e Michele Nardone. Pian piano ha calamitato tutti gli "scontenti" degli altri schieramenti: da Massimiliano Mignanelli e gli ex dissidenti di Forza Italia fino al polo civico di Malafronte e De Nisi per arrivare da ultimo agli esponenti del direttivo della Lega che non hanno accettato di sostenere Mario Abbruzzese. Con lui anche gli scontenti di sinistra come Fardelli, Russo e Fontana che pur avendo partecipato alle primarie sostenendo alcuni candidati, non hanno poi accettato l'esito del voto e si sono tuffati tra le braccia di Peppino che è dunque quello che schiera più liste: ben sei.

Due liste sono quelle che mette invece in campo Renato De Sanctis che oltre al suo movimento "No Acea" ha sottoscritto un accordo anche con "Sinistra Unita per Cassino" degli ex consiglieri comunali Vincenzo Durante e Emiliano Venturi. Una sola lista come è nel dna del Movimento Cinque Stelle sin dalla sua nascita - è quella che presentano i pentastellati di Cassino che schierano come leader l'avvocato Giuseppe Martini noto in città per le tante battaglie contro l'aumento della Tarsu e contro Acea. Dopo aver "steccato" l'esordio nel 2016, l'obiettivo dei grillini quest'anno è quello di entrare finalmente nel Palazzo comunale. In totale si contano dunque 17 liste e 400 candidati al Consiglio comunale. Ma in assise c'è posto solo per 24 consiglieri, più il sindaco.

Difficile, ma non impossibile, che il nome del successore di Carlo Maria D'Alessandro si conoscerà già lunedì 27 maggio perchè occorre la maggioranza assoluta dei voti. Assai più probabile, invece, che si vada al ballottaggio: il secondo turno è previsto domenica 9 giugno. Serviranno più di6.000 voti per andare al ballottaggio: tre anni fa Petrarcone ottenne difatti 7.800 consensi (33,81%) e D'Alessandro 6.065 (26,27%). Rimase fuori Mosillo con 5.377 voti (23,29%), quarto si piazzò il candidato del Movimento Cinque Stelle Marrocco con 1.815 voti, quinto Di Zazzo con 1.492 voti esesto Vincenzo Durante con 525 voti. Dei sei candidati a sindaco non entrarono in Consiglio Marrocco, Di Zazzo e Durante. Alle urne si recarono 23.079 cittadini ma c'era un candidato a sindaco in più, ben 29 liste (oltre dieci in più rispetto ad ora) e circa 700 candidati (quasi il doppio rispetto agli attuali).

Si prevedono comunque non meno di 22.000 votanti, quindi per vincere al primo turno servono almeno 11.000 voti mentre come sempre bisognerà superare la soglia dei 5.500 voti per avere il ballottaggio quasi garantito. Considerato che 14 liste su 17 sono ad appannaggio di Abbruzzese, Salera e Petrarcone è abbatstanza verosimile che la battaglia per andare al secondo turno sia soprattutto tra loro tre, ma nulla è escluso in una breve, ma pazza campagna elettorale che in pochi mesi ha regalato colpi di scena a non finire. Dal divorzio in casa Pd tra Petrarcone e Salera fino ad arrivare alla candidatura di Mario Abbruzzese da lui sempre smentita fino a 72 ore dalla presentazione delle liste. Nel mezzo lo smembramento della Lega e del Pd, i due partiti che hanno unitole forze perfar cadere l'amministrazione D'Alessandro ed ora, ironia della sorte, si ritrovano entrambi commissariati. Dopo le elezioni entrambi i partiti dovranno riorganizzarsi, perchè entrambi dopo il 18 febbraio hanno fallito l'obiettivo: una nemesi, per Carlo Maria D'Alessandro, che si gode così la sua magra soddisfazione