«Se mi avessero detto che un giorno sarei diventato senatore di Fratelli d'Italia, venendo da quella che una volta veniva soprannominata la Cuba del Lazio (Ceccano), li avrei presi per pazzi.
Davvero». Così il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) risponde alla domanda: "Un anno di mandato: più luci o più ombre?". Quindi aggiunge: «Si tratta di un'esperienza meravigliosa».

Palazzo Madama, e più in generale il lavoro parlamentare, è come se lo aspettava?
«Palazzo Madama, anche da un punto di vista simbolico, ti fa tremare le gambe. Respiri la centralità del Parlamento».

Senta Ruspandini, ma dopo le europee le elezioni politiche saranno più vicine o più lontane? Negli ambienti che contano si dice che nessuno vuole intestarsi la prossima manovra economica, più quella correttiva. Dai 40 ai 50 miliardi di euro.
«Complicato fare previsioni, perché da tempo è tutto collegato. Mi riferisco alle crisi finanziarie e a quelle politiche, ai rapporti con l'Europa, agli equilibri tra le diverse forze. Si tratta di un'equazione complessa. Una cosa è certa: come Fratelli d'Italia noi siamo pronti a fronteggiare qualunque tipo di scenario».

Il Movimento Cinque Stelle arretra nei sondaggi. Sorpreso?
«Assolutamente no. Per selezionare una classe dirigente all'altezza della situazione occorrono decenni. Il web non basta. La verità è che i Cinque Stelle non hanno una classe dirigente in grado di governare un Paese importante e complesso come l'Italia». Fratelli d'Italia è pronta a diventare forza di governo? «Fratelli d'Italia viene da lontano. E, a differenza del Movimento Cinque Stelle, può schierare una classe politica di primissimo livello. Non lo dico perché di parte. Nessun altro partito può vantare un esponente del calibro di Giorgia Meloni».

La sensazione forte è che l'assetto del centrodestra sia cambiato per sempre. Vale a dire di un patto tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni che tenga ai margini Forza Italia e Silvio Berlusconi.
«Non credo a questo tipo di impostazione. E neppure a grandi manovre sotterranee. Semplicemente va registrato lo spostamento dell'asse del consenso più a destra che al centro. Si tratta di una scelta dei cittadini. E personalmente credo che sia quello che serve maggiormente oggi al Paese».

Alle provinciali c'è una lista unitaria tra Fratelli d'Italia e Forza Italia: un laboratorio? Pensa ancora che lo schema del centrodestra deve cambiare anche in Ciociaria?
«Vale il discorso appena fatto a livello nazionale. Dico però che i nostri candidati vivono la politica, pensano alla nostra provincia e alla nostra patria in termini diversi da tutti gli altri. Vengono dalla gavetta e sono selezionati in maniera rigida».

Lei come imperativo categorico si è dato quello di non perdere il contatto con il territorio. Perché?
«Ho effettuato diversi interventi in aula, ma quello con maggiore "passione" ha riguardato la Valle del Sacco. Penso che non si debba mai dimenticare che ognuno di noi ha una sua storia che parte dal territorio. Molti parlamentari (non dico tutti), per decenni, arrivati a Roma, hanno preferito farsi apprezzare nelle segreterie politiche dei partiti, con l'obiettivo di essere riconfermati. Ma un'impostazione del genere è lontana anni luce dal mio modo di pensare e di intendere la politica. Perché poi, alla fine, la presenza di chi ha dimenticato il territorio è stata impalpabile, diciamo la verità. Così come l'idea che hanno lasciato. Quando sono stato eletto senatore la prima cosa che mi sono detto è stata: nessuno dovrà dire mai che sono andato a Roma in vacanza. Senza mai intervenire in aula o nelle commissioni, fregandomene della mia gente e del mio territorio».

Al di là degli inevitabili riflessi sulla politica interna, quale la posta in palio delle prossime elezioni europee?
«Molto alta. Va ripensata questa Unione in mano a burocrati e banchieri. Bisogna eleggere più patrioti (sì, patrioti) possibile in Europa. Ed è chiaro che su questa linea in prima fila ci siamo noi di Fratelli d'Italia».

Accennava prima alla questione della Valle del Sacco. Lei in aula ha parlato in maniera molto netta. Ha avvertito poi un isolamento sul piano politico?
«No, assolutamente. Anzi, i riscontri da parte dei cittadini sono stati tutti importanti e partecipati. Diciamo che siamo abituati al fatto che sulle grandi questioni della nostra provincia i politici sono tutti d'accordo e vanno a braccetto. Ragione per la quale una voce fuori dal coro può determinare una certa sorpresa. Aggiungo pure che nei paesi c'è anche chi, magari con una presenza sulla stampa, pretende di ergersi ad eroe. Oppure, con una manifestazione all'ultimo minuto, pensa di fare il martire. Con il sottoscritto, però, sull'inquinamento della Valle del Sacco non si può giocare. Lo sanno bene tutti, come peraltro dimostrano le mie prese di posizione in Parlamento. Mi sono rivolto (e continuerò a farlo) al ministro, al presidente della Regione e a tutti coloro che hanno competenza su questa materia. Non mi fermerò».