Il Consiglio di Stato accoglie l'appello della professoressa Isabella Mastrobuono, che però non tornerà alla guida della Asl di Frosinone. Disposto invece il risarcimento. Questa la sintesi dell'atto finale di una vicenda che va avanti dal novembre 2015. Il Consiglio di Stato (sezione Terza) «dichiara l'obbligo della Regione Lazio di dare esecuzione alla sentenza Tar Lazio n. 769/2017, provvedendo, entro giorni 90 dalla comunicazione della presente sentenza, alla formale reintegra dell'appellante, ora per allora e nei sensi e limiti di cui in motivazione, nell'incarico di direttore generale presso l'Azienda Usl di Frosinone; per il caso di persistente inerzia della Regione Lazio oltre il termine assegnato, nomina come commissario ad acta il direttore generale dell'Azienda Usl Roma 1, che, anche mediante un dirigente suo delegato, in via sostitutiva adotterà i provvedimenti necessari». In realtà la locuzione «formale reintegra dell'appellante» va intesa nel modo che il Consiglio di Stato specifica.

Così: «La reintegrazione non comporterà il diritto dell'appellante all'effettivo esercizio dell'incarico per il periodo residuale non svolto, ma soltanto il riconoscimento dell'intero triennio dell'incarico ai fini curriculari e previdenziali/assicurativi, nonché fino al 13 ottobre 2016 ai fini retributivi, con il connesso diritto al computo degli accessori di legge sul credito».

Mentre per il successivo periodo (da tale data alla scadenza naturale del contratto di direttore generale) dal trattamento retributivo spettante quale direttore generale dovrà essere detratto l'importo degli emolumenti percepiti dalla Mastrobuono in qualità di direttore sanitario di una clinica privata romana. In 14 pagine di sentenza il Consiglio di Stato ripercorre tutte le tappe della vicenda.

Naturalmente soddisfatti gli avvocati della Mastrobuono, i professori Francesco Castiello ed Edoardo Giardino. La loro linea è stata accolta in pieno. Per quanto riguarda l'aspetto del risarcimento danni, si parte dagli stipendi. La somma dovrebbe aggirarsi sui 225.000 euro. Quindi i legali stanno già valutando il profilo dei danni morali.

La ricostruzione della vicenda

Isabella Mastrobuono fu nominata direttore generale nel gennaio 2014. Nel novembre del 2015 non fu confermata dalla Regione, dopo che qualche giorno prima l'assemblea dei sindaci della provincia di Frosinone aveva espresso un giudizio politico negativo sul suo operato. Da quel momento l'inizio di una lunga battaglia legale. Il 17 gennaio 2017 il Tar aveva accolto i ricorsi presentati sulla mancata conferma nell'incarico di direttore generale della Asl di Frosinone. Ma la Regione aveva nuovamente disposto il commissariamento della Asl.

Sostenendo di non poter ottemperare perché nel frattempo Isabella Mastrobuono aveva perso i requisiti per poter ricoprire il ruolo di direttore generale della Asl. Questo perché aveva assunto l'incarico di direttore sanitario in una clinica privata romana. Visto che fra i requisiti per poter svolgere il ruolo di manager della Asl c'è quello di non avere avuto rapporti con privati sul territorio da almeno tre anni. Nel frattempo era anche scaduto il contratto che la stessa Mastrobuono aveva firmato con la Asl, esattamente il 4 febbraio 2017.

La Mastrobuono aveva chiesto il giudizio di ottemperanza alla prima sentenza del Tribunale amministrativo. Nel luglio del 2017 i giudici della sezione terza quater del Tar di Roma hanno per un verso respinto il ricorso e per un altro dichiarato improcedibile. Sostenendo fra le altre cose l'inconferibilità della Mastrobuono per il ruolo di manager della Asl di Frosinone perché nell'ultimo anno aveva lavorato come direttore sanitario in una clinica privata di Roma. Ora però la sentenza finale del Consiglio di Stato. Isabella Mastrobuono non rilascia alcun commento. Per ora.