Ultime 24 ore di tempo: poi il registro dal notaio verrà chiuso. Se non verranno raggiunte almeno 13 firme, le dimissioni firmate dai consiglieri saranno da ritenersi nulle. In caso contrario il notaio Colella depositerà tutto in Comune, dove poi i consiglieri si recheranno nuovamente per firmare insieme le dimissioni e decretare il game over.

Ma affinché ciò avvenga serve che oggi vadano dal notaio almeno due consiglieri di maggioranza, magari i ribelli di Forza Italia. Fino all'altro ieri il registro era fermo a quota sette firme: i due della Lega - che hanno dato mandato al notaio - e cinque consiglieri del Pd. Ieri si sono aggiunti altri quattro consiglieri: i civici Mignanelli e Grossi e gli altri due consiglieri del Pd Mosillo e Grieco. Tutti i dem hanno dunque accettato il "guanto di sfida" lanciato dalla Lega.

All'appello, rispetto ai 12 che il mese scorso hanno votato la mozione di sfiducia, manca solo Giuseppe Sebastianelli. Non è da escludere che in giornata possa andare. Ma non è decisivo. Perché ad oggi le firme dal notaio sono 11. La Lega ha sempre sostenuto che se si fosse arrivato a quota 12, poi avrebbe provveduto a portare da Colella il tredicesimo, e anche il quattordicesimo, sfilandoli alla maggioranza. Ora, dunque, il pallino è nelle loro mani. E tutti i riflettori sono inevitabilemte puntati sui 4 dissididenti: basterebbero le firme di 2 consiglieri di Forza Italia per il game over.

Il congresso del Pd
Il Pd ha dato prova di unità e si prepara al congresso. Alla convenzione di circolo ha tributato oltre il 90% a Zingaretti. E ieri Martina, il suo sfidante, ha quindi chiosato: «In alcuni territori si va maglio, in altri meno. Io vado avanti con il mio stile: noi dobbiamo ripartire dal mondo del lavoro e dai tanti che stanno ancora fuori. Il reddito di cittadinanza? Una risposta sbagliata a una esigenza reale».