A un passo dalla disfatta politica di una crisi al buio che lui stesso aveva innescato firmando, forse con troppa leggerezza, la defenestrazione dell'assessore Tiberia, il sindaco Caligiore ingrana la retromarcia e torna ai box. Il Caligiore quater inizia, infatti, con un decreto che passerà alla storia cittadina di Ceccano come una mossa politicamente avventata.

Fiorella Tiberia, "defenestrata" dalla Giunta ter lo scorso 10 novembre, è il nuovo vicesindaco di Ceccano con delega ai servizi sociali, all'integrazione socioculturale e ai rapporti con l'Ater. Mario Sodani, dopo appena trentotto giorni di vicariato, torna a svolgere esclusivamente le funzioni di assessore alla pubblica istruzione, ai servizi scolastici, al turismo, al trasporto pubblico locale e ai rapporti con le associazioni.

Il sindaco Caligiore, prima del Consiglio incentrato ieri sera sul bilancio, è tornato così sui suoi passi piegandosi a tutte le richieste di Tiberia e degli altri due dissidenti: il consigliere Colombo Liburdi e il primo dei non eletti caligioriani Roberto Savy. Al capo del "Gruppo misto" Liburdi, infatti, è stata assegnata la delega ai lavori pubblici e la possibilità di partecipare alle riunioni pre-giunta.

Decisivo è stato l'incontro avuto l'altro ieri col sindaco a Palazzo Antonelli. Il trio, raggiunto l'accordo, ha preteso che fosse formalizzato prima della ratifica delle variazioni al bilancio. Malfidati. Liburdi, in caso contrario, non avrebbe garantito il suo voto favorevole. La maggioranza, il "Caligiore+8", è per ora ripristinata a fronte dell'ottetto di opposizione. Lo si deve alla responsabile rinuncia di "Patto civico", guidato dal semi-destituito Sodani e dal capogruppo Marco Mizzoni.

Pur con l'amaro in bocca, davanti a una maggioranza che si è ricompattata di fronte alla "minaccia" del sindaco di tornare tutti a casa, non hanno lasciato partire un rifiuto che, salvo improbabili stampelle dell'ultima ora, avrebbe portato alla caduta dell'amministrazione. Festeggiano, intanto, gli ormai ex dissidenti. Al primo cittadino, dopo larghe quanto vane consultazioni con gran parte della minoranza, non era rimasto che accontentarli. Forse il fine giustifica davvero i mezzi. Nel Consiglio di ieri, però, ha dovuto spiegare ai cittadini perché ha ripescato e promosso la Tiberia dopo averla cacciata.

Il sindaco Caligiore tira così un sospiro di sollievo, il pericolo-caduta è per ora scongiurato, ma gli strascichi politici del rimpasto di salvataggio peseranno nei prossimi mesi sulla sua amministrazione. Le retromarce in politica danno sempre l'idea di mancanza di strategia. Il Caligiore quater parte, ma non con il vento in poppa.