Niente fuochi artificiali o effetti speciali. Ma un'alternativa di governo e un forte richiamo all'identità del centrosinistra. Dall'ex Dogana di Roma Nicola Zingaretti non ha neppure bisogno di (ri)ufficializzare la sua candidatura alla segreteria del partito. Il cammino è iniziato. Sul palco sale anche l'ex premier Paolo Gentiloni: non c'è un endorsement esplicito al presidente della Regione Lazio, ma un richiamo a riprendere il cammino. Dice Gentiloni: «Il Pd sia motore di un'alleanza per andare oltre il partito». Tantissimi giovani nelle prime file, poi amministratori, professionisti, gente comune. Ma soprattutto la sottolineatura di un modello diverso sui grandi temi dell'attualità. A cominciare dall'immigrazione. Il popolo di Zingaretti è questo. Piazza Grande è stata studiata e realizzata a sua immagine e somiglianza.

Il messaggio di Bernice King
La figlia di Martin Luther King, Bernice, nella sostanza apre la giornata conclusiva. Lancia un messaggio in chiave migranti. Dice: «Se noi accogliamo e promuoviamo il concetto dell'interdipendenza degli esseri umani, non potremo mai voltare le spalle a coloro che cercano sollievo e uno spazio sicuro per farne la loro casa». La platea si scalda e applaude.

L'affondo di Gentiloni
L'ex premier va subito al punto e si rivolge direttamente al popolo di Piazza Grande. Toccando le corde dell'orgoglio e dell'appartenenza politica. Nota: «Con questo governo in fumo anni di fatica degli italiani». Poi incalza: «A sette mesi dalla sconfitta parlare di congresso non mi sembra una scelta precipitosa. Però ora ci siamo e ringrazio Nicola, senza la cui determinazione la prospettiva del congresso sarebbe meno concreta». L'attacco al governo è durissimo. Argomenta Gentiloni: «Attenzione all'ebbrezza del potere, attenzione. In pochi mesi l'Italia è diventata un Paese più isolato, meno sicuro dal punto di vista finanziario. Le decisioni del governo sono state poche ma i danni tanti. Mai visto un incrocio tra poche decisioni e tanti danni. La nuova elite e il nuovo establishment si sono affacciati al balcone. Non so perché si siano affacciati, non c'è stata una vittoria politica o sportiva, forse avevano vinto l'eroica resistenza del ministro Tria».
Quindi uno sguardo all'interno. Chiosa Gentiloni: «Il Pd non può autoassolversi. La nuova strada non è una strada fatta di abiure, io ci tengo all'onore del Pd e al lavoro dei suoi governi».
È un ponte gettato prima delle dinamiche congressuali.

Il blitz degli animalisti
Appena Zingaretti inizia il suo discorso scatta la protesta di un gruppo di animalisti. I contestatori distribuiscono un volantino sul "cemento nei parchi del Lazio". Il riferimento è ad un emendamento della legge regionale di bilancio sulla possibilità di poter costruire in alcune aree protette con la formula del silenzio-assenso. I contestatori vengono allontanati dalla sicurezza.
Zingaretti ribatte: «Chi non rispetta i propri simili, come può esigere rispetto per gli animali?».

Il Pd di Zingaretti
Il messaggio politico del Governatore del Lazio è semplice e immediato: «cambiare per mandare a casa questo governo». Lo chiarisce immediatamente. Così: «Non ho da proporre una macedonia di invettive contro qualcuno per strappare applausi, vorrei proporre un pensiero e un'azione per uscire dal pantano e ricostruire una speranza per il Paese».
Poi l'attacco, frontale, al governo e al leader della Lega Matteo Salvini. Spiega Zingaretti: «Sugli immigrati stanno giocando una partita sporca, esaltando le paure. L'immigrazione è una sfida reale, sarebbe stupido negarlo. Ma c'è un modello alternativo all'odio. E chi sta al governo lo sa. Quello compiuto in queste ore sulla vicenda di Riace è un atto politicamente immondo.
Dettato dalla paura che la realtà demolisca il modello della paura. E se hanno paura di un uomo dovranno aver paura di un popolo che si solleverà contro queste ingiustizie. Il punto di partenza non può che essere uno: è contro ogni pensiero umano e cristiano impedire di salvare una vita. Una vita deve valere tutte le vite».
E il Partito Deocratico? Nicola Zingaretti non ha dubbi. Argomenta: «Serve una comunità nuova, rimettendo al centro le persone prima dei leader. Non servono più tifosi, se è mai servito, ma le perso ne, le competenze. Non esiste leader senza una comunità che combatte». E ancora: «Sarà un cammino lungo, perché non sarà facile, bisogna combattere se si vuole bene a questo Paese, per ridare speranza e voltare pagina. Per salvare l'Italia».
Quindi conclude: «Non sarà facile mandarli a casa, ma vi prometto che lo faremo. Per farlo bisogna cambiare. Chi ha vinto ha cominciato a tradire le promesse e sta lasciando alle nuove generazioni un Paese più povero e ingiusto. Molti cominciano a capirlo, a vederlo nell'isterismo di chi ha vinto le elezioni. Quello che manca è qualcuno che costruisca un progetto e li mandi presto a casa. E questo dobbiamo farlo noi». La volata congressuale è iniziata. E non ci saranno cali di concentrazione.