Crollano ponti, crolleranno ospedali, scuole, edifici pubblici. Collasseranno strade. Voragini inghiottiranno cose e persone. La tragedia del ponte Morandi di Genova, un evento non certo ascrivibile a una catastrofe naturale, è il naturale epilogo della logica perversa dei nostri tempi. Degli stati che si arrendono alla dittatura dello spread. E ciò che per il "pubblico" era normale fino ad oggi, cioè garantire prima di tutto la sicurezza dei cittadini, ora passa in secondo piano. Prima bisogna chiedere alla Bce. Alla Merkel. A Macron. Bisogna chiedere a questi signori il permesso di spendere per garantire solidità alle scuole dei nostri figli, per assicurarsi che l'ospedale dove andiamo a curarci sia stabile, per far sì che il manto stradale delle nostre città possa farci viaggiare sicuri.

La tragedia di Genova impone ai governanti di ieri e a quelli di oggi riflessioni serie sulla grammatica dei loro programmi. Sul patto generazionale (vero, serio e non di facciata) da stringere per risollevare le sorti di un Paese stanco, vecchio e malandato. Sulle risorse da assegnare agli enti locali per le opere pubbliche, sui centri di spesa da rivedere o ripristinare, su quel tetto del 3% sul rapporto tra Pil e debito pubblico che, non ci stancheremo mai di ripetere, non può e non deve comprendere le opere essenziali per la sicurezza e la salute dei cittadini.

Se un Comune non ha i soldi per mettere in ordine le proprie scuole deve chiudere. Se un ospedale, come spesso accade, non ha i soldi per pagare i medici o comprare le siringhe, deve smettere di operare. I sindaci, spesso eroi e troppo facilmente nell'occhio del ciclone, dovrebbero cominciare a riconsegnare le chiavi ai prefetti quando non riescono a fare il minimo indispensabile per i cittadini. 

Troppi "ponti Morandi" ci sono in giro per l'Italia. Troppe "trappole" sono disseminate anche per il nostro territorio. Basti pensare agli alberi che ieri hanno colpito, per fortuna senza conseguenze, automobilisti a Frosinone, Ferentino, Veroli e Cassino. Trappole figlie dell'incuria e dell'impotenza degli enti pubblici, che incombono sulle nostre vite e sul nostro destino.  Il governo del cambiamento, se davvero vuole cambiare il corso delle cose, faccia di questa immane tragedia un punto di partenza per un cambio di prospettiva. Basta con slogan, programmi inapplicabili, promesse di redditi impossibili, dibattiti irritanti e anacronistici sull'utilità dei vaccini. Basta con le urla e i selfie da campagna elettorale.

Si lavori per trovare un modello di crescita che parta da una sorta di piano Marshall di grandi opere di pubblica utilità e si battano i pugni a Bruxelles per ottenerlo. Rimettere in sicurezza il Paese sarebbe il primo passo per cercare di consegnare alle generazioni che verranno almeno l'orgoglio di viverci. Sarebbe il modo migliore per onorare le vittime di ieri e di tutte le tragedie quotidiane.

"Alla ripresa dell'attività parlamentare chiederò la costituzione di una Commissione d'inchiesta sullo stato della nostra rete infrastrutturale". A chiederlo è il senatore di Fratelli d'Italia, Massimo Ruspandini, componente della Commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato.

"Il drammatico crollo del ponte Morandi - spiega il senatore di FdI - impone chiarezza. L'Italia è una nazione ferma, dove manca una pianificazione delle opere da realizzare per rinnovare le nostre infrastrutture. Un tema non da poco visto che la costruzione di nuove arterie incide sull'usura e sull'ammodernamento di quelle esistenti. Proprio per il ponte Morandi, ad esempio, si poneva questa questione, visto che in poco più di trent'anni il traffico era aumentato 5 volte, e si rendeva necessario alleggerirlo attraverso la costruzione di una bretella, quella della Gronda di Ponente.

Purtroppo, come spesso accade in questo Paese, il progetto era diventato terreno di scontro tra chi era a favore e chi, invece, contro. E come per i No Tav il M5S si era schierato con i No Gronda, al punto da considerare 'una favoletta' il crollo del ponte Morandi. Un particolare su cui il vicepremier Di Maio ed il ministro Toninelli dovrebbero fare chiarezza, prima di lanciarsi nel comminare multe o individuare responsabili".

"La Commissione d'inchiesta è quindi più che mai necessaria, il Parlamento deve avere la possibilità di interrogarsi sul futuro delle infrastrutture in Italia ed aprire una riflessione seria anche verso chi con le sue politiche ha consegnato il futuro dei nostri figli, delle nostre strade, delle nostre infrastrutture alla Bce e ai mercati, all'interesse sul debito. Perché - conclude il senatore Ruspandini - per mettere in sicurezza i nostri ponti non dobbiamo chiedere il permesso alle agenzie di rating",

di: La Redazione