Non sarà semplice per senatori, parlamentari, sindaci e consiglieri regionali azzurri, intervenuti all'Astor, uscire da questo esaurimento nervoso causato dall'irrilevanza alla quale sembrano condannati dopo le elezioni del 4 marzo. E non sarà certo la "boutade" ferragostana del nuovo nome e dell'annunciata riorganizzazione a fermare l'emorragia delle fughe in massa verso Salvini e anche nella direzione di Meloni & Co. che tanti forzisti hanno intrapreso nella speranza di un altro improbabile giro di giostra. Non basteranno i selfie a margine del triste convegno di ieri a capire da che parte ripartire, che senso dare a un rinnovato impegno verso un movimento che non governa ma non può fare opposizione, che si lamenta ma spesso è costretto a votare a favore per non indispettire più di tanto il nuovo capo.

Tentare di trovare una soluzione, cosi difficile di suo, proprio in Ciociaria, proprio in questo momento, diventa quasi surreale. Se non patetico. In un territorio dove il posizionamento strategico degli ultimi leader berlusconiani nasconde una guerra interna senza esclusione di colpi destinata a venir fuori quando prenderà il via la campagna per le elezioni europee.

Ecco, in Ciociaria, dopo 23 anni da Fiuggi con la nascita di Alleanza Nazionale, la "svolta di Frosinone", ai più attenti osservatori, è apparsa semplicemente come l'originale avvio della campagna elettorale di Antonio Tajani. Altro che "Altra".