Si candida a segretario nazionale del Pd, illustra l'idea di partito che ha e si propone come argine ai sovranisti, alla destra di Salvini «razzista e xenofoba». Nicola Zingaretti ha affidato ieri le sue riflessioni al Corriere della Sera, aprendo di fatto una fase nuova per il partito democratico. Nelle sue parole c'è anche la garanzia che non ci saranno passi indietro in Regione Lazio. «Credo che fare l'amministratore sia un valore aggiunto: significa portare nella politica la concretezza e la durezza della vita reale dei cittadini. Se il 4 marzo mi hanno votato 340 mila persone che alle politiche hanno scelto un'altra coalizione, è perché il Cotral ha 550 pullman nuovi, i treni regionali vengono puliti tutti i giorni, la sanità che perdeva 800 milioni ha il bilancio in attivo». Chiaro, insomma. Dalla Pisana non se ne andrà, anche diventasse segretario nazionale.
Tanti spunti politici nell'intervista rilasciata dal presidente della Regione.

L'affondo più pesante lo riserva a quello che senza dubbio già considera l'avversario politico del futuro, Matteo Salvini: «Rappresenta una nuova destra. Molto più decisa, marcata ed estremista rispetto a quella del '94. Non è più la Lega di Bossi, circoscritta geograficamente e concentrata sul federalismo. È la Lega di Salvini: una forza nazionale, autoritaria, razzista e xenofoba. Occorre prendere le misure a questo nuovo fenomeno; che già si manifesta nelle forme più indecenti, con la chiusura dei porti a una nave con quasi 700 persone, tra cui tanti bambini e tante donne incinte». Da qui anche il giudizio negativo sul governo Conte, caratterizzato a destra. «L'insieme del governo è egemonizzato dalla destra spiega Zingaretti al Corriere Ma presenta evidenti contraddizioni. Il grosso dell'elettorato che lo sostiene ha votato 5 Stelle, ed è un errore madornale considerare i 5 Stelle un'organica formazione di destra. È l'errore che non ci ha permesso di tentare un'iniziativa politica, dopo il voto, nei confronti di questo mondo». Sul Movimento 5 Stelle qualche speranza ancora c'è, secondo il Governatore del Lazio, che proprio alla Pisana ha stretto una sorta di patto di non belligeranza con Roberta Lombardi e la compagine pentastellata.

«I Cinque Stelle sono un corpaccione dove c'è dentro un po' di tutto. Prevale una protesta, spesso assai giustificata, verso le istituzioni italiane ed europee così come sono oggi, i partiti che sono diventati macchine elettorali. Da questa contraddizione deve scaturire una nostra opposizione intelligente, che tenda a disarticolare, a convincere, a spostare orientamenti dentro quell'elettorato». Quindi per Zingaretti è probabile che possano dividersi in futuro: «La loro identità ha un limite che definirei genetico: una lettura della società che parte dalla presunzione di rappresentare indistintamente i "cittadini". Va bene per raccogliere consensi, ma è letale al momento del governo. I "cittadini" non esistono, perché è "tra" i cittadini che vivono le disuguaglianze. E devi scegliere». Il futuro del Pd? E' uno scenario ampio, allargato. «Riaprire una sfida collettiva. Molti di noi sono fuori da noi. C'è un popolo di competenze e di sensibilità che è disperso, frammentato.
E c'è una nuova generazione, molto combattiva, che non ci ha mai incontrati. L'obiettivo è riaggregare. Ricostruire una cultura politica che ti faccia sentire parte di qualcosa. Sostituire alla rabbia interna la passione, alla polemica il contenuto.
Con un Pd diverso, per costruire una nuova alleanza azzerando le attuali forme politiche. Anche la nostra. Dobbiamo saper includere e valorizzare come Pd le forze produttive, le energie popolari e sociali, in una forma-partito radicalmente democratica, capace di conciliare una forte leadership collegiale e decisioni dal basso»