Lo hanno già denominato "modello Z". Certo è che la scalata di Nicola Zingaretti alla segreteria nazionale del Partito Democratico inizia dal modello Lazio. Un modello inclusivo, di centrosinistra, che guarda alle associazioni ed ai sindaci dell'Alleanza del Fare, molti dei quali non sono dei Dem. Però tutto passerà dall'assem blea nazionale, che dovrebbe tenersi il 7 o il 14 luglio. Il condizionale è d'obbligo, visto che non bisogna mai dimenticare che nel partito la maggioranza è sempre dei renziani. E potrebbe esserci qualcuno intenzionato a chiedere il rinvio della riunione. Poi è tutto da decidere sulla data: la disfatta alle amministrative ha fatto saltare le fragili tregue siglate e l'idea di poter celebrare il congresso dopo le europee appare tramontata. Mai dire mai però. Nicola Zingaretti, invece, il congresso lo vorrebbe il prima possibile.

In provincia di Frosinone lo scossone più forte è arrivato da PensareDemocratico, la componente di Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti. Il riferimento nazionale è Matteo Orfini, ma a questo punto il sostegno a "Zinga" appare come il primo passo (irreversibile però) di una presa di distanza dall'area orfiniana. D'altronde il fossato che separa Nicola Zingaretti da Matteo Orfini appare incolmabile. Il Governatore del Lazio guarda ai sindaci, compresi Beppe Sala e Federico Pizzarotti. Punta su una base forte di amministratori perché non vuole rimanere invischiato nella palude del dibattito tra le correnti. Conta di avere dalla sua parte Paolo Gentiloni, Marco Minniti, Walter Veltroni, Dario Franceschi, Piero Fassino e perfino l'at tuale reggente Maurizio Martina, che però ieri è stato perlomeno freddo: «Conta la comunità prima della leadership», ha chiosato.

Andrea Orlando ha detto che quella di Zingaretti al momento appare come la candidatura più forte. «Per esperienza e profilo», come ha dichiarato al quotidiano La Repubblica. Questo invece il ragionamento di Carlo Calenda: «Gentiloni possiede una reputazione, un'autore volezza e uno stile molto diverso da quello di Salvini e Di Maio, uno stile che a mio avviso rassicura il Paese. Penso che Zingaretti, se si candiderà a fare il segretario del Pd, che è un lavoro ovviamente differente, sarà un ottimo segretario, una persona capace. Ma il punto, ripeto, è chi sia in grado di costruire una mobilitazione nazionale per la nascita di un soggetto nuovo; e questo secondo me richiede l'aiuto di tante persone e un punto di riferimento, che a mio avviso è Paolo Gentiloni. E Stefano Fassina, già viceministro dell'economia del governo Letta, guarda ad una prospettiva di sinistra.

In una lettera aperta a Zingaretti, pubblicata su Huffington Post, ha scritto: «Caro Nicola, la tua valutazione, dopo il voto di domenica scorsa, ultima (?) tappadel lungodeclino delPd edi tutte le sinistre più o meno rosse, mi è sembrata la più consapevole della portata della sfida». Ad ogni modo la partita per la segreteria nazionale del Pd deve ancora iniziare.
Però Nicola Zingaretti appare determinato. «Dove l'avete vista la mia frenata?», ha detto alla riunione con i sindaci dell'Alleanza del Fare. Il suo progetto parte dal territorio e si fonda su una coalizione di centrosinistra nella quale il Pd sia centrale. La sua parola d'ordine è unità. La sfida per la segreteria nazionale è destinata ad avere effetti a cascata.
A cominciare dai piani regionali. Per la segreteria del Pd laziale intende concorrere Francesco De Angelis, il quale potrebbe trovarsi di fronte il senatore Bruno Astorre. Entrambi però sosteranno Zingaretti, il che significa che magari potrebbero perfino trovare un accordo. Insomma, cambia tutto.Forse.