«Per tanto tempo ho fatto la scelta di restare in disparte nel partito, poi ho deciso di accettare la candidatura alle regionali, ma diverse cose non sono andate come previsto». Antonello Iannarilli non usa perifrasi. D'altronde ha esternato il suo malumore nel corso dell'assemblea provinciale di Forza Italia, quella convocata per l'analisi del voto. Nel partito Iannarilli ci sta dal 1994, anno della fondazione. Ha ricoperto ruoli di primo piano: consigliere e assessore regionale, deputato, presidente della Provincia. Carica dalla quale si dimise per concorrere alle regionali nel 2013.
Allora però fu superato da Mario Abbruzzese, mentre stavolta primo è arrivato Pasquale Ciacciarelli.
Con il senno di poi si dimetterebbe di nuovo da presidente della Provincia? Rileva Iannarilli: «Non sono abituato a guardare indietro, la mia prospettiva è sempre rivolta al futuro. Comunque non mi pento delle scelte effettuate». Argomenta Antonello Iannarilli: «Gli errori fatti da chi ha diretto Forza Italia in questi anni in provincia di Frosinone sono stati tanti.
Nella fase delle candidature a Camera e Senato, per esempio, sono state effettuate troppe rinunce a favore degli alleati. Faccio l'esempio della Lega: dalla prossima volta in poi almeno una candidatura al Carroccio spetterà di diritto in Ciociaria. Capisco perfettamente il meccanismo del rispetto delle alleanze, ma gli equilibri globali si potevano trovare "compensando" altrove.
Proprio per rispettare il peso politico di Forza Italia in provincia. Sono rimasto negativamente sorpreso dal clima dell'ultima assemblea. Si è festeggiato cosa? I risultati ottenuti sono stati sicuramente discreti e superiori a quelli nazionali, ma sbaglio o per anni si è parlato di un partito al 27% sul territorio? Non abbiamo eletto alcun parlamentare, mentre abbiamo confermato un consigliere regionale. Apro una parentesi: il risultato del sottoscritto ha contribuito, insieme a quello di tutti gli altri, a far scattare il seggio. Aggiungo che se per la presidenza avesse vinto Stefano Parisi, sarei diventato consigliere regionale. Perché sarebbe scattato il secondo seggio per Forza Italia. Ma un conto è parlare di risultato discreto, altro discorso è celebrare una vittoria che non c'è stata».
Aggiunge Iannarilli: «Dal punto di vista organizzativo, non mi meraviglio certamente della decisione di commissariare il partito. Può starci nella situazione attuale. Ma ho chiesto il perché di questa decisione, non ricevendo alcuna risposta. Ecco, penso che su certi temi la condivisione sia importante. Aggiungo pure che il sottoscritto nel partito c'è dall'inizio. Se le cose non cambiano, non penso di restare. Chiederò un chiarimento ad Antonio Tajani, al quale mi lega un rapporto forte e vero. Ma qui si tratta di dare delle risposte politiche ed è la stessa cosa che ho detto al coordinatore regionale Claudio Fazzone. In questi anni c'è stata una gestione poco inclusiva (uso un eufemismo).E i risultati elettorali, soprattutto nei collegi maggioritari, vanno analizzati bene. Nel collegio del Senato Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) ha vinto senza problemi. Stessa cosa ha fatto Francesco Zicchieri (Lega) nel collegio della Camera nord, non risentendo neppure del fatto che non è di questo territorio. Se Mario Abbruzzese ha perso nel collegio della Camera sud, quello che doveva essere più favorevole sulla carta, ci sarà un motivo.
Non ha perso il centrodestra, non ha perso Forza Italia, ha perso Mario Abbruzzese. Una riflessione approfondita dovrebbe essere fatta. Non per alimentare polemiche ma per capire i motivi».
Nota ancora Iannarilli: «Prima di definire le candidature alle politiche sono stati chiesti i curricula a tanti esponenti di Forza Italia. Quando si sapeva dall'inizio che non ci sarebbero stati spazi.
Perché illudere così? Sinceramente questo modo di fare non mi sta più bene. Ho fatto tante battaglie politiche in Forza Italia e se non ci sono le condizioni per continuare a farle, ne prenderò atto e le farò altrove».
Nella Lega? Antonello Iannarilli non conferma. Ma neppure smentisce.