Doveva essere un giorno di festa con tanto di brindisi ed auguri, prima dei bilanci e delle prospettive future, quello promosso ieri dal Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani. La prima parte è stata interamente cancellata alla vigilia del funerale nel ricordo dell'ex ministro Altero Matteoli deceduto nei giorni scorsi a causa di un drammatico incidente stradale. Tuttavia questo non ha impedito agli stati maggiori di Forza Italia presenti nel Partito Popolare Europeo giunti a Fiuggi di delineare alcuni punti fermi in quello che è stato e sarà l'impegno degli azzurri in Europa. «È facile lamentarsi degli altri, dei tedeschi e dei francesi – ha esordito Antonio Tajani nel suo intervento tenuto subito dopo il saluto del coordinatore regionale Claudio Fazzone ed il saluto inviato da Silvio Berlusconi – tocca a noi italiani invece far sì che non ci si debba continuare a lamentare, prendendosela una volta con l'uno o l'altro – ha proseguito Tajani – perché non è certamente questo il modo per contare di più in Europa semmai quello di far crescere i sentimenti contro la stessa Europa. Il problema vero è che cosa noi vogliamo e possiamo fare per contare di più,davanti alle sfide globali che ogni giorno ci troviamo davanti come gli assi con la Cina, con la Russia con l'India.
Certo è che l'Europa ha bisogno dell'Italia in questo momento ed innanzi ai cambiamenti che ci apprestiamo ad apportare al sistema europeo. Se però non abbiamo un progetto una idea allora per noi diventa tutto più complicato. Macron ha detto la sua, la Merkel ha fatto la stessa cosa, il governo italiano ha provato a dire qualcosa ma non siamo stati determinanti nelle scelte fondamentali». Il pensiero del presidente del Parlamento Europeo è poi tornato indietro nel tempo, alla caduta del governo Berlusconi, evidenziando come una Italia forte in quelle sedi «può anche far paura. Non a caso c'è chi ha parlato di interessi convergenti, di complotti contro l'Italia e queste sono anche le nostre tesi – ha ribadito Tajani – Non è un mistero che con il governo Berlusconi l'Italia cominciava a contare troppo nel palcoscenico europeo.
È chiaro quindi che nel momento in cui arriveremo al bivio, noi non possiamo non essere presenti innanzi ad una Francia con Macron ed una Germania che probabilmente con il nuovo anno avrà un nuovo governo e che legittimamente dal loro punto di vista continuano a candidarsi alla guida dell'Europa, con interessi nazionali diversi dai nostri, ecco allora che s'impone all'Italia ed alla Spagna l'obbligo di assumere un ruolo guida all'in terno del contesto europeo».
Qui il Presidente del Parlamento Europeo ha allineato con il suo pensiero in forma speculare ai ragionamenti di Silvio Berlusconi enunciati pochi minuti prima. Così come quando ha ricordato che: «Con l'uscita dell'Inghilterra dal parlamento europeo, c'è bisogno, s'impone la necessità di creare un contrappeso all'asse franco-tedesco». Insomma tanta Europa ieri a Fiuggi, la stessa che: «Ha garantito 70 anni di pace e di stabilità economica – ha detto Silvio Berlusconi – Consapevoli però che mai come oggi l'antieuropeismo unisce forze politiche diverse tra loro, capaci di capitalizzare lo scontento con fini strumentali come ad esempio nel caso dei 5 Stelle. Non a caso – prosegue Berlusconi il consenso per l'Europa è al suo minimo storico, anche in Paesi come l'Italia che hanno una solida tradizione europeisti. Perché è dimostrato che l'antieuropeismo unisce e fa guadagnare consensi. Una bandiera efficace ma pericolosa. Di tutto abbiamo bisogno –ha chiuso Belusconi –in uno scenario di competizione globale nella quale solo unita l'Europa può avere un ruolo centrale. Nessun Paese può farcela da solo, tanto meno un Paese fragile come l'Italia. L'architettura europea è a rischio, perché molti cittadini non si sentono più parte di una struttura sovranazionale. Per questo l'Europa non potrà farcela se non diventerà capace di ascoltare il grido di protesta che giunge dai suoi popoli»