Opere pubbliche e urbanistica: il sindaco Nicola Ottaviani sa che il secondo mandato si snoderà lungo queste direttrici. Non soltanto il nuovo stadio, ma anche il Parco del Matusa. Intanto arrivano novità pure per quanto riguarda il viadotto Biondi. Nei giorni scorsi la Regione Lazio ha firmato il verbale di consegna dei lavori. L'importo è pari a 1,3 milioni di euro e l'intervento dovrà essere concluso entro il 21 settembre 2018. Nicola Ottaviani chiosa.

«Naturalmente mi auguro che i tempi della messa in sicurezza del versante in frana vengano rispettati, ma in ogni caso i fatti hanno confermato la necessità di realizzare il ponte Bailey».

Intanto però in città (e non solo) non si è spenta l'eco dell'inaugurazione del nuovo stadio.

Senta Ottaviani, c'è qualcosa che non è stata scritta o detta relativamente all'impianto realizzato al Casaleno?
«La portata dell'opera pubblica è enorme e caratterizzerà Frosinone per sempre. Mi hanno colpito alcune considerazioni fatte da un nutrito gruppo di persone anziane, che rappresentano quindi anche la memoria storica del capoluogo. Ecco, loro hanno messo in relazione questa infrastruttura (il termine giusto è questo) con l'apertura del casello autostradale di Frosinone nella metà degli anni ‘60. Un paragone che mi ha fatto riflettere non poco».

Sta dicendo in sostanza che lo stadio Benito Stirpe è un'opera pubblica a livello del casello autostradale?
«Esattamente. Intanto perché opere di questo livello (casello autostradale e stadio) si fanno una volta in un secolo. Poi è indubbio che caratterizzano il capoluogo. L'orgoglio di appartenenza ad una comunità passa pure da queste cose. Diventano delle opere identitarie».

La realizzazione del nuovo stadio è stata resa possibile dallo spacchettamento del project financing originario. Adesso però c'è il secondo tempo dell'operazione:il Parco del Matusa.
«Vero. Guardi: se il nuovo stadio Benito Stirpe ha rappresentato un punto di svolta dal punto di vista sportivo ed economico, il Parco urbano del Matusa darà il via ad una rivoluzione dell'intero comparto urbanistico della città».

Si riferisce all'impatto ambientale?
«Non solo. Indubbiamente ci sarà un polmone verde nel cuore della città, che noi intendiamo "collegare" sia con la Villa Comunale che con il futuro Parco del fiume Cosa. A mio giudizio, però, c'è di più, perché il Parco urbano del Matusa ridisegnerà, rivoluzionandolo, il concetto di socializzazione e di habitat urbano. Domenica prossima ci sarà la prima apertura al pubblico dell'area. Sarà soltanto un "assaggio" di una innovazione che cambierà profondamente il capoluogo».

Quando è prevista l'apertura definitiva?
«Nella prossima primavera».

Come cambierà la viabilità urbana con il Parco Matusa?
«Stiamo studiando la situazione dal punto di vista globale. La viabilità di Frosinone è destinata a cambiare sulla scorta non soltanto del Parco Matusa. Penso al completamento della Monti Lepini, ma pure alle opportunità che possono nascere dal progetto di rilancio dell'area Permaflex. Non sono abituato a fare annunci e a mettere il carro davanti ai buoi. Faremo tutto però, su questo non devono esserci dubbi».

Veniamo al viadotto Biondi. Dalla frana sono passati quattro anni e mezzo. La Regione Lazio nei giorni scorsi ha firmato il verbale di consegna dei lavori. La domanda è questa: se tornasse indietro rifarebbe ugualmente il ponte Bailey?
«Per tutta la vita lo rifarei. L'inaugurazione c'è stata a dicembre 2016. Intanto parliamo di una struttura realizzata integralmente con fondi comunali. I numeri dicono che più di 600.000 vetture sono passate in transito sul ponte Bailey, che si è dimostrato di conseguenza strategico per il collegamento tra la parte alta e quella bassa di Frosinone. La realtà è che il Comune di Frosinone non poteva permettersi il lusso di aspettare oltre. Insomma, sono passati quattro anni e mezzo da una frana terribile. Adesso io sono il primo ad augurarmi che la Regione Lazio riesca a rispettare il cronoprogramma. Però, anche in questo caso, il ponte Bailey sarebbe indispensabile per almeno un altro anno e mezzo. Non è una questione di polemiche o primogeniture, è un problema di operatività amministrativa. Da cittadino prima che da sindaco sarei contento se la Regione Lazio accelerasse i lavori di propria competenza: il consolidamento definitivo del versante in frana è fondamentale per la città».

Progetto Solidiamo. Le opposizioni chiedono un cambio di rotta sulla gestione dell'evento. L'idea avanzata è quella di una commissione consiliare paritetica che si occupi dell'evento al posto del Gabinetto del Sindaco. Si può fare?
«Quando cinque anni fa proponemmo il progetto Solidiamo, l'opposizione disse che non saremmo mai riusciti a realizzarlo. Adesso sono tutti contenti per lo spirito solidale e sociale di questa manifestazione. Anche i più riottosi hanno cambiato idea. Faccio una considerazione però, partendo dal fatto che il progetto Solidiamo viene finanziato dal dimezzamento delle indennità del sindaco e degli assessori e del gettone di presenza dei consiglieri. Ora, se il sindaco, gli assessori e i consiglieri di maggioranza coprono più del 90% del plafond complessivo del fondo Solidiamo con le proprie indennità, non sembrerebbe illogico che chi contribuisce con una percentuale inferiore al 10% (i consiglieri di opposizione) voglia stravolgere il progetto?».

L'opposizione sostiene che Solidiamo non può rappresentare una vetrina soltanto per il Sindaco.
«La democrazia ha le sue regole: chi vince le elezioni governa e gestisce i processi amministrativi. In ogni caso nessuno riuscirà a scalfire l'immagine di un progetto come Solidiamo, che rappresenta un modello in tutta Italia».

Il ricorso sistematico alla seconda convocazione potrebbe essere visto come un segnale di debolezza?
«Ma non sono stato riconfermato con il 57%?».