Ci saranno entrambi. E da cronoprogramma parleranno l'uno a distanza di un'ora dall'altro. Per il grande pubblico di Palazzo della Fonte. Perché tra loro, e chissà se condite con quelle barzellette che il presidente di Arcore sa raccontare meglio di tutti, qualche parola sui destini incrociati di Italia ed Europa se la saranno già detta. È tra Strasburgo e Bruxelles, infatti, che si decide il futuro di un ex presidente del Consiglio, in attesa dell'udienza del 22 novembre alla grande chambre della Corte europea per ottenere la "riabilitazione politica" in vista delle elezioni 2018, e quello dell'attuale presidente del Parlamento europeo, che giura e spergiura di voler «restare dove sta». Nonostante il suo nome sia l'unico, attualmente spendibile, da accostare all'eventuale possibilità di un Cavaliere giuridicamente escluso dallo scacchiere politico nazionale. Signore e signori, Silvio Berlusconi e Antonio Tajani domenica a Fiuggi. Nella città che, nel 1995 fu quella della svolta di un Msi trasformatosi in una destra conservatrice ed europea e che oggi, invece, si candida a diventare teatro di un'investitura politica, luminosa location in cui scrivere un altro capitolo della storia di Forza Italia. E dell'Italia. Ma con il Cavaliere tutto è possibile. Forse è anche per questo che il motivetto di Andrea Vantini (il nome magari non dice granché, ma quel ritornello del "Meno male che Silvio c'è" è conosciuto e fischiettato quasi come l'Inno di Mameli) lo seguirà sempre, quasi certamente anche durante il suo trionfalistico ingresso nel grande salone dell'hotel, dove potrebbe soggiornare già da sabato, mentre domenica è atteso per la conclusione lavori della tre giorni "L'Italia e l'Europa che vogliamo". Berlusconi lo sa bene qual è l'Italia che vuole: e paradossalmente è quella che, in qualche modo, deciderà l'Europa con la sentenza di novembre. Quella per cui ha messo insieme un esercito di toghe illustri (Ghedini, Coppi, Saccucci e Longo) incaricate di dimostrare che il Senato, applicando la legge Severino nel 2013, ha commesso un grosso sbaglio. Meglio, un abuso. E, se così fosse, Silvio sarebbe di nuovo in pista, leader indiscusso di un centrodestra che non avrebbe più di che discutere. Persino scorrendo gli ultimi sondaggi Ipsos si scopre come potrebbero finire le primarie del centrodestra se si svolgessero nei prossimi mesi: ad oggi, il "vecchio" regista politico è ancora in vetta, con un 39% di consensi, in un'ipotetica primaria di coalizione, rispetto al 32% di Salvini, al 14% della Meloni fino al 3% di Zaia. In caso contrario, però, prenderebbe a prestito (il suo humor lo consente) quel celebre "Vota Antonio" del principe De Curtis, perché è sul "tuttodunpezzo" Tajani che la squadra azzurra potrebbe, allora, puntare per le politiche 2018. Sebbene lui lo abbia già spiegato a tutti i microfoni che gli si sono parati davanti, italiani ed europei: «Il leader lo abbiamo e si chiama Silvio Berlusconi. Io sono disponibile a fare il presidente del Parlamento europeo». Difficile immaginare, però, che se tutto non dovesse andare come il Cavaliere auspica, alla sua richiesta di candidare premier l'illustre ferentinate, il buon Tajani non risponda con un rigoroso e riverente «Obbedisco!».

Tre giorni di dibattiti
È in questo quadro che si inserisce il lungo week-end di Fiuggi, con gruppi di lavoro, tavole rotonde, grandi temi come la disoccupazione giovanile, l'economia digitale, le emergenze degli enti locali e la violenza sulle donne. La convention si aprirà venerdì alle 11, con i giovani e i loro tutor che affronteranno diversi argomenti fino alle 14. Alle 16.30, protagoniste saranno le donne, coordinate da Lella Golfo, presidente della Fondazione Marisa Bellisario. La chiusura, alle 21, è affidata a un apericena letterario sulla Brexit. Sabato, invece, sarà la volta dei "ciociari", con gli interventi di Abbruzzese, Ottaviani, Ciacciarelli, D'Alessandro e altri. Si parlerà anche di nuovo welfare, lotta alla povertà, green economy, terrorismo e immigrazione. Domenica 17, la giornata clou, con l'intervento del segretario generale del Ppe, Antonio Lopez-Isturiz, seguito dalla tavola rotonda su "Europa, crescita, società digitale e impresa 4.0": moderatore il direttore de "Il Sole 24 Ore", Guido Gentili. Alle 12 i saluti del presidente Tajani e, quindi, il discorso di chiusura, alle 13, di Silvio Berlusconi.